Atteggiamento

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L’ipotesi phi-gamma di L. Thurnstone, The Phi Gamma Hypothesis, Journal of Experimental Psychology, 11 (1928
L’a. occupa da tempo un posto centrale nel campo degli studi di psicologia sociale. Il crescente interesse dei ricercatori per l’argomento è stato favorito dalla possibilità di disporre di un sistema di misurazione efficace risalente ai primi anni della ricerca psicologica (nel 1928 Thurstone pubblicò un articolo dal titolo: "Gli a. possono essere misurati"). Gli a. sembrano offrire indicazioni anticipatorie di comportamenti, di opinioni e di giudizi dei soggetti; il loro cambiamento consente di fare previsioni sull’evoluzione successiva. Tali costrutti sembrano essere caratteristiche peculiari di un soggetto, che in essi definisce se stesso e ritrova il punto di riferimento di molti suoi comportamenti. Nonostante la grande quantità di ricerche e pubblicazioni, si sono date molte definizioni del concetto. Fischbein e Ajzen in un contributo del 1972 asseriscono di aver trovato 500 diverse definizioni operazionali e che nel 70% di 200 studi, nei quali l’a. era stato definito in più di un modo, si erano ottenuti risultati diversi a seconda delle definizioni utilizzate.

1. La natura dell’a.

Tra le diverse definizioni, che si possono dare, è importante distinguere tra definizioni operative e definizioni concettuali. Le prime sono in genere composte da due elementi: l’oggetto del pensiero (denaro, dovere, sé, una categoria di persone, umanità, ecc.) e le dimensioni del giudizio che su di esso viene rilevato (dimensioni di significato che le persone attribuiscono all’oggetto di interesse). Una definizione concettuale è molto più problematica, dipendendo dai punti di vista teorici dai quali ci si pone. Anche la più generica definizione "un a. è un processo di mediazione che raggruppa un insieme di oggetti di pensiero in una categoria concettuale che richiama una struttura significativa di risposta", sottolinea McGuire (1985), è discutibile da prospettive diverse.
Più che offrire una nuova definizione, qui preferiamo indicare le diverse caratteristiche che sono presenti nel concetto. Gli a.:
a) sono costrutti teorici, cioè non direttamente osservabili; come molti altri costrutti psicologici, sono inferiti da comportamenti o da giudizi che le persone, molto facilmente e velocemente, esprimono riguardo a qualche oggetto; b) esprimono una valutazione; moltissimi teorici implicitamente o esplicitamente attribuiscono agli a. una componente valutativa verso un oggetto preciso;
c) hanno una componente affettiva; l’elemento di attrazione-repulsione è probabilmente il più rilevante e va distinto dalla valutazione con la quale non è unicamente correlato; può variare nella direzione positiva-negativa, nel grado di negatività o positività (fortemente, leggermente, incertamente) e nell’intensità di coinvolgimento in una particolare posizione; determina implicitamente il tipo di risposta che sarà dato quando la presenza di un oggetto solleciterà i motivi del comportamento;
d) hanno una componente comportamentale; gli a. predispongono a un modo di agire secondo una certa valutazione. Tuttavia non sempre il comportamento è a essi coerente: le persone possono avere un a. anarchico, ma non ribellarsi a un intervento della polizia. Il comportamento dipende da altre variabili oltre che dall’a.; per questo alcuni ricercatori tendono a distinguere il comportamento dall’a.; e) hanno una componente cognitiva; un a. di rispetto per la natura può essere accompagnato da conoscenze circa gli effetti negativi dell’inquinamento sulla salute. Da questo punto di vista un a. può essere insegnato e appreso. Tuttavia non sempre un a. è provvisto di chiare informazioni a suo sostegno. Spesso le persone possiedono solo uno speciale tipo di conoscenza, il cui contenuto è di tipo valutativo o affettivo;
f) hanno diverse dimensioni sulle quali possono essere misurati: estremità (la forza in base alla quale qualcosa piace o è rifiutato), intensità (il grado di affettività coinvolta), sicurezza (il grado di certezza posseduto su un a.), importanza (la rilevanza che un a. ha per la persona che lo possiede), interesse (il grado di ricerca o desiderio di essere informati su un a.), conoscenza (la quantità di informazioni a disposizione a sostegno di un a.), accessibilità (il legame presente nella mente tra un oggetto e la sua valutazione), esperienza (il livello di esperienza diretto con un oggetto di valutazione), ampiezza (l’arco di favore positivo o di rifiuto negativo di cui gode un oggetto), coerenza (il grado di ambivalenza degli a.). Tutte queste dimensioni esprimono la ‘forza’ di un a. e possono diventare indicatori della sua stabilità, della resistenza al cambiamento e dell’effetto che possono avere sulla percezione e il comportamento. g) si distinguono dalle opinioni e credenze; sebbene gli a. si fondino su credenze e portino alla formazione di comportamenti coerenti con esse, queste sono informazioni di per sé neutre su individui, oggetti e argomenti di scarsa rilevanza personale;
h) si distinguono dai valori; anche se la differenza è meno chiara, in genere, si ritiene che i valori siano concetti molto astratti e siano formati da gruppi di a.;
i) si differenziano anche dai motivi; i motivi sono stati emotivi, impulsivi e cognitivi attivati dagli a. e possono essere presenti o assenti a seconda delle circostanze, mentre gli a. sembrano coinvolgere processi cognitivi e motivazionali.
La ricerca più recente si è dedicata agli insiemi di a. che operano come sistemi coerenti. In particolare su insiemi che hanno oggetti diversi, cui fanno riferimento giudizi valutativi sulla dimensione ‘vero’ o ‘falso’, con ogni singolo oggetto considerato a vari livelli (percezione della persona, decisione, giudizio sociale, ecc.). Ma gli argomenti di maggior attenzione continuano a essere la formazione e il cambiamento degli a.

2. La formazione di a.

Sono molti i fattori che influiscono sulla formazione degli a. riguardo oggetti, persone o eventi: la cultura e il momento storico in cui si vive, il ruolo sociale svolto nel gruppo di appartenenza, il sistema di leggi riconosciuto, i mass media, le istituzioni (siano esse educative, religiose, politiche o militari), il gruppo dei pari, l’esperienza personale.
Sono numerosi anche i processi che consentono la formazione degli a.:
a) l’apprendimento: appartengono a questo processo le teorie del condizionamento classico (associazioni di a. a oggetti sentiti come positivi), il condizionamento operante (comportamento indotto da una particolare ricompensa comportamentismo), l’apprendimento sociale attraverso il modellamento (molti comportamenti vengono appresi osservando il comportamento di altri, accettando quanto altri dimostrano di valorizzare o escludere);
b) l’esposizione frequente a un oggetto: studi di campagne pubblicitarie hanno dimostrato l’efficacia della presentazione costante di un prodotto perché le persone ‘preferiscono’ o hanno un a. più favorevole verso prodotti familiari che non verso i nuovi;
c) i giudizi di valore e le aspettative: a. nuovi possono formarsi dalla conoscenza delle caratteristiche di un oggetto e dalla valutazione positiva/negativa che a esso è attribuita;
d) lo sviluppo cognitivo: l’acquisizione di nuove informazioni può modificare precedenti a. (ad esempio, è probabile che un a. sia influenzato da un messaggio pubblicitario, ma anche che un a. diverso si sviluppi appena il destinatario scopre che i messaggi non sempre sono veri);
e) il valore sociale degli a.: a. possono svilupparsi dalla necessità di difendere se stessi, di semplificare il proprio comportamento in un mondo complesso, di interpretare fatti o cose sulla base di orientamenti predefiniti, di definire se stessi in relazione all’appartenenza a un gruppo;
f) il mantenimento della coerenza e dell’equilibrio: per la tendenza a eliminare nella mappa cognitiva contraddizioni e incongruenze, è facile che si sviluppino a. favorevoli o sfavorevoli che siano coerenti con altri dello stesso tipo;
g) la ridefinizione dell’oggetto a cui l’a. fa riferimento: una ridefinizione più precisa dell’oggetto porta a una differenziazione, una ridefinizione più estesa a un processo di integrazione;
h) il modo con cui un oggetto viene ‘definito’ o socialmente associato a una metafora: ad esempio, gli interventi giudiziari che sono stati promossi nei primi anni Novanta contro la corruzione nella pubblica amministrazione sono stati definiti da alcuni "manipulite", da altri "accanimento ideologico della magistratura rossa contro la libertà individuale"; qualcuno ha utilizzato per gli stessi eventi la metafora "metodi di giustizia staliniani", qualche altro "era della trasparenza e del nuovo corso". In questo caso, le diverse definizioni e metafore possono strutturare a. nei confronti della magistratura;
i) la periodicità con cui i mass media sottolineano l’importanza di qualche evento o circostanza (Agenda setting): i mass media possono influenzare gli a. delle persone proponendo all’audience ciò che in quel momento è rilevante e la posizione da assumere (favorevole o sfavorevole);
l) le inferenze tratte dal proprio comportamento: un’azione potrebbe essere prodotta anche da un motivo apparente o da una costrizione occasionale, ma la riflessione personale potrebbe fornire informazioni per lo sviluppo di un a.;
m) l’ereditarietà potrebbe fornire un contributo all’apprendimento, più che di particolari a. difficilmente dimostrabili, di una tendenza generale (vivacità o calma, chiusura o apertura all’esterno) verso qualche a.
La molteplicità delle fonti e dei processi e la possibilità che a. simili possano condividere fonti e processi diversi, rendono molto complessa l’indagine sulla formazione degli a.

3. Gli a. e il loro cambiamento

Lo studio del cambiamento degli a. è stato intenso. Sull’argomento si sono sviluppate molte teorie: la teoria comportamentista (Comportamentismo), la teoria della tendenza alla difesa della coerenza della mappa cognitiva (Dissonanza cognitiva), la teoria attribuzionale (le inferenze sulle cause interne o esterne di un comportamento possono esercitare un’azione di mediazione rispetto a un a.), la teoria probabilistica (calcolo matematico del cambiamento delle credenze), la teoria dell’auto-persuasione (il cambiamento non è prodotto da uno stimolo esterno, ma da ragionamenti, riflessioni, argomentazioni, valutazioni interne al soggetto).
Le varie teorie non si escludono a vicenda, ma si applicano ad aspetti particolari del processo di cambiamento. Petty e Cacioppo (1986) sottolineano che, invece di interpretare il processo di cambiamento attraverso particolari teorie, è più utile distinguere due vie (una centrale e una periferica) lungo le quali esso può avvenire. Sulla linea centrale il cambiamento dipenderebbe in modo particolare dal contesto, dalle conoscenze previe, dalle intenzioni, dalla motivazione a impegnarsi nell’elaborazione e nella riflessione sulla costruzione di un nuovo a., dal possesso di adeguate capacità intellettive (cioè saper mantenere l’attenzione, rilevare e analizzare le informazioni importanti, fare inferenze, trarre conclusioni e valutazioni), dal numero delle argomentazioni favorevoli prodotte dal soggetto verso il messaggio ricevuto. Sulla linea periferica, nella quale si trovano anche a. relativamente meno importanti, superficiali e temporanei, sono invece rilevanti le sensazioni positive o negative, l’importanza attribuita alla fonte, il numero degli argomenti.
Fatta questa precisazione, si può ritenere che:
– una fonte con alta credibilità e con un’alta attrazione è più influente di una fonte con bassa credibilità e attrazione;
– per una fonte credibile la qualità e la struttura degli argomenti sono più importanti della sua capacità di attrazione;
– per aumentare l’attrazione è invece importante trovare una sintonia con il ricevente argomentando in favore delle ragioni possedute dal ricevente (tra queste quelle più efficaci sono quelle che incontrano maggiormente i suoi bisogni e quelle che tengono conto degli aspetti positivi e negativi e non solo degli uni o degli altri);
– è importante che il ricevente sia informato della credibilità della fonte. Il canale comunicativo è relativamente indifferente, ma una comunicazione diretta faccia-a-faccia sembra essere più efficace di una indiretta.
È tuttavia molto difficile produrre un cambiamento di a. in qualcuno che si è compromesso pubblicamente per una valutazione positiva o negativa (Persuasione).

Bibliografia

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  • FISCHBEIN M. - AJZEN I., Attitudes opinions in «Annual Review of Psychology» (1972) 23, pp.478-544.
  • MCGUIRE W. J., Attitudes and attitude change in LINDZEY G. - ARONSON E. (eds.), Handbook of social psychology (vol. 2), Random House, New York 1985.
  • OLSON J. M. - ZANNA M. P., Attitudes and attitude change in «Annual Review of Psychology» (1993) 44, pp.117-154.
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  • THURSTONE L. L., Attitudes can be measured in «American Journal of Psychology» (1928) 33, pp.529-544.

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Note

Come citare questa voce
Comoglio Mario , Atteggiamento, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/12/2017).
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