Lasswell Harold D.

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Harold D. Lasswell
Teorico americano di scienze politiche e sociologo, nato nel 1902, è uno dei pionieri della massmediologia insieme con Hovland e Lazarsfeld. Di vasti interessi, la sua formazione si corona nel dottorato alla Chicago University. Segue un periodo di esperienze professionali in Europa dove, tra l’altro, frequenta seminari di economisti come Keynes, cura la campagna elettorale per il filosofo Bertrand Russell, studia Freud e Marx. Dal 1922 al 1938 insegna scienze politiche a Chicago, dove – fra l’altro – contribuisce alla fondazione della rivista Public Opinion Quarterly (1937); è chiamato a far parte di importanti commissioni, tra cui la Hutchins Commission on Freedom of the Press (1947); nel 1948 ottiene la docenza alla Yale Law School. Nel 1955 diventa presidente della American Political Science Association. Muore nel 1978.

Opere principali di Harold D. Lasswell: Propaganda technique in the World War (New York 1927; ristampata con una nuova introduzione, Cambridge, 1971); World politics and personal insecurity (New York 1935); Politics: Who gets what, when, how (New York 1936); The structure and function of communication in society (in L. Bryson), The communication of ideas, Institute for Religious and Social Studies, New York 1948); con N. Leites (ed.), Il linguaggio della politica. Studi di semantica quantitativa (Eri, Torino 1979; ed. orig. 1949); con Abraham Kaplan, Potere e società. Uno schema concettuale per la ricerca politica (Etas Kompass, Milano 1969; ed. orig. 1950).

Lo studio della propaganda e della comunicazione politica costituisce il punto di partenza e, successivamente, l’architrave su cui L. poggia la propria innovazione teorica e metodologica. Dopo aver pubblicato la tesi di dottorato sulle "tecniche di propaganda nella prima guerra mondiale", durante e dopo il secondo conflitto, conduce due vaste analisi (una per la Library of Congress, l’altra per la Stanford University) riguardanti i simboli della propaganda, le opinioni dell’élite e la stampa di prestigio. Sulla base dei dati così raccolti estrapola delle linee di tendenza mondiali (mappe dell’opinione pubblica) attraverso cui gli studiosi avrebbero potuto alimentare una "psichiatria sociale" e una "politica preventiva". Nell’investigare il potere egli applica dunque la psicanalisi, considerando le azioni pubbliche – sulla scia di Freud – in termini di motivazioni e personalità private. Come conseguenza vede nell’analisi del linguaggio, e più in generale della comunicazione, lo strumento per comprendere il comportamento politico. Ecco che la ricerca sui modi del comunicare diventa per lui la base scientifica nello studio della pratica politica. In proposito declina procedure sistematiche di analisi del contenuto (Content analysis) che, una volta classificati i simboli in categorie pertinenti e calcolate le frequenze di ciascuna, permettono di cogliere: 1) i nessi tra la personalità, il ruolo sociale e le intenzioni di chi comunica e i simboli-chiave dei suoi messaggi; 2) i nessi tra il contenuto della comunicazione e gli effetti sul pubblico; 3) i nessi tra i diversi tipi di simboli-chiave ricorrenti nella comunicazione. Il tutto per un monitoraggio dei flussi informativi che entrano in gioco nel processo di policy-making e nell’ opinione pubblica.
In campo mediatico L. è noto, sotto il profilo teorico, per l’analisi delle funzioni della comunicazione: sorveglianza dell’ambiente, correlazione con la risposta da parte della società, trasmissione del patrimonio sociale. Per la metodologia rimane invece legato alla celebre formula del "processo di comunicazione" come risposta alla sequenza di cinque domande: "Chi, dice che cosa, attraverso quale mezzo, a chi, con quale effetto?". Ferma restando la sua validità come primo passo nell’interpretazione della trasmissione e ricezione dei messaggi, il modello lasswelliano appare oggi insufficiente. Ad esempio l’ultimo interrogativo sugli effetti dovrebbe includere il concetto di feedback; di grandissima importanza è poi la domanda: in quale contesto (sociale, economico, culturale, politico, estetico)? (Comunicazione). Inoltre L. non considera la possibilità di variabili intermedie come quei fattori che influiscono sui modi in cui il destinatario riceve i messaggi e a essi reagisce.
Gli studi di L. sulla propaganda, sul linguaggio della politica e sulla struttura e funzione della comunicazione rimangono comunque tra i pilastri della sociologia della comunicazione.

Bibliografia

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Lasswell Harold D., in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/12/2017).
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