Star system

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Carattere fondamentale e sistema produttivo, che connotano l’essenza stessa del cinema hollywoodiano classico, organizzato come una collaudatissima macchina industriale volta alla conquista del mercato e del pubblico internazionali (Hollywood). Affermatosi dagli anni Venti in poi, lo s.s. per decenni fonda la sua forza, il suo successo e il suo stesso essere una delle industrie più fiorenti degli Stati Uniti su un elemento peculiare: il raggiungimento del massimo profitto economico nella produzione cinematografica, usando come arma vincente e come irresistibile richiamo spettacolare, la star, il divo o la diva, appunto, con i quali il pubblico inneschi immediatamente un naturale processo di identificazione. Quanto afferma Carl Leammle, fondatore e presidente della Universal, ci aiuta a chiarire meglio quella che potremmo definire la filosofia sottesa a tale orientamento produttivo. Dice infatti Leammle: "Il pubblico voleva delle stelle. Io lo sapevo. Bisognava interessarlo: per questo dargli delle stelle da idolatrare. La fabbrica delle stelle è una cosa primordiale nell’industria del film: le sole persone che attirano l’attenzione della gente sono quelle la cui figura appare sullo schermo. Il titolo del film, il nome di chi l’ha scritto, la sceneggiatura, la personalità del regista importano poco".
Non è un caso che una delle definizioni di cinema, data dai produttori hollywoodiani di questo periodo, sia proprio quella di popular dream market, mercato popolare dei sogni.
Una tale impostazione ideologica ed economica della natura stessa dell’opera cinematografica ha come conseguenza diretta quella della standardizzazione dei ruoli interpretati dagli attori di maggior successo. Divenuto oggetto di una sorta di culto collettivo, il volto di una star è, così, inevitabilmente legato a un ruolo ben determinato e non modificabile: il buono, il cattivo, la donna fatale, ecc., che segna marcatamente la carriera di molti, notissimi interpreti.
Dal punto di vista delle finalità produttive, il risultato a cui tendere è quello di dare al pubblico ciò che questo si aspetta esattamente dal divo, una volta che la sua faccia appaia sullo schermo. Pur non conoscendo la trama del film, il pubblico sa benissimo, prima dell’ingresso in sala, che attori come Gary Cooper, James Stewart o John Wayne interpreteranno il ruolo dell’eroe positivo; così come George Raft o Edward G. Robinson quello dell’eroe negativo. Il medesimo discorso vale per i ruoli femminili e per l’esito finale di qualsiasi storia raccontata sullo schermo: l’ happy end, che puntualmente chiude ogni film, a qualsiasi genere esso appartenga, perpetua quel meccanismo narrativo proprio della fiaba, che è teso a sciogliere ogni tensione e a svolgere una funzione consolatoria nei confronti di un pubblico educato a consumare il prodotto cinematografico in un’ottica di divertimento, di evasione, di sogno e di fuga dalla realtà.
Momento di massima mercificazione dell’opera cinematografica, lo s.s., oltre che creare degli stereotipi per quanto riguarda la recitazione, ha finito per influenzare notevolmente il comportamento collettivo e alimentare fenomeni di massa legati al divismo, a volte anche con conseguenze aberranti (ad esempio le catene di suicidi femminili che hanno accompagnato la morte di Rodolfo Valentino).
Di fatto, la vita delle star, i loro amori, le loro vicende familiari ed esistenziali diventano l’oggetto privilegiato della cronaca quotidiana, dilatando l’aura di successo derivante dalla sola presenza sullo schermo. Il battage pubblicitario, che si intraprende per il lancio di un film, coinvolge l’interesse di milioni di potenziali spettatori, i quali puntualmente si recheranno nelle sale per ammirare l’ultima fatica del loro attore preferito. Le stesse star vengono valutate dal punto di vista economico in base al numero delle lettere – a volte anche mille al giorno – che ricevono dai loro fan.
Lo s.s., infine, modifica per molti anni lo stesso atteggiamento culturale del pubblico nei confronti del cinema. Tutti conoscono, ad esempio, i titoli dei film interpretati da Greta Garbo o gli interpreti di Via col vento, mentre è con qualche difficoltà che ci si ricorda dei nomi dei rispettivi registi. Al contrario, oggi, grazie anche all’apporto dato da una certa critica e al mutamento stesso delle strutture industriali del cinema, comunemente si dice: "è un film di" (Altman, Fellini, Wenders, ecc.); fino a non molti anni fa – e questo come conseguenza derivante dall’impostazione data dallo s.s. – si diceva: "è un film con" (Marilyn Monroe, Marlon Brando, Burt Lancaster, ecc.).

Bibliografia

  • ALBERONI Francesco, L'élite senza potere. Ricerca sociologica sul divismo, Vita e Pensiero, Milano 1963.
  • CAMERINO Vincenzo, Il divismo a Hollywoo. Primordi e dintorni, Barbieri, Manduria (TA) 2000.
  • DYER Richard, Stars, Bfi Publishing, London 1998.
  • FARINELLI G. L. - PASSEK J. L., Star al femminile, Transeuropa, Ancona 2000.
  • FOFI Goffredo, Più stelle che in cielo. Il libro degli attori e delle attrici, Editrice E/O, Roma 1995.
  • MASI Stefano - LANCIA Enrico, Stelle d'Italia, Gremese, Roma 1995.
  • MORIN Edgar, Le star, Olivares, Milano 1995.

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Note

Come citare questa voce
Tagliabue Carlo , Star system, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/12/2017).
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