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Algirdas Julien Greimas (Tula, 9 marzo 1917 – Parigi, 27 febbraio 1992) è stato un linguista e semiologo lituano
Il termine, utilizzato in ambito di narratologia, indica il personaggio che svolge all’interno del racconto una determinata funzione in rapporto ad altri personaggi, oggetti o situazioni. La determinazione di tale funzione (ruolo attanziale) costituisce uno dei compiti precipui dell’analisi attanziale del testo, storicamente inaugurata dalle ricerche di Vladimir Jakovlevic Propp e poi perfezionata da quelle, fra gli altri, di Etienne Souriau e Algirdas Julien Greimas.
Il contributo di V. Propp (1895-1970), così come esso è esposto soprattutto in Morfologia della fiaba del 1958, muove da una tesi fondamentale: la narrazione si regge su funzioni (che per lo stesso Propp costituiscono "l’azione di un personaggio definito a partire dal punto di vista del suo significato per lo svolgersi della trama") il cui numero è limitato, la cui concatenazione è obbligata e la cui organizzazione totale forma il racconto. In sostanza, il contributo dell’etnologo e linguista russo invita a cogliere, sotto la superficie della narrazione, una struttura generale di cui i singoli racconti altro non sarebbero che modulazioni particolari. Questa idea di base prende corpo, poi, in una ricerca ‘sul campo’ che assume a proprio oggetto una raccolta di favole di magia russe. Il risultato di questa ricerca è la messa a punto di alcune osservazioni di fondamentale importanza: 1) anzitutto Propp rileva 31 funzioni ricorrenti dei personaggi e le dichiara suscettibili di descrizione, denotazione e presentazione tramite segni convenzionali (con il risultato di giungere a una vera e propria tabulazione della fiaba che consente, in uno schema ricapitolativo, di visualizzare con un solo colpo d’occhio tutte le azioni che la costituiscono); 2) ogni azione narrativa, qualsiasi sviluppo presenti, è sempre aperta da una sventura che chiama in gioco l’eroe e determina di conseguenza tutti i "racconti possibili" che a partire da questo inizio si potranno costruire; 3) l’inventario delle funzioni attive nel testo serve a Propp per passare ai personaggi che realizzano le funzioni del racconto ciascuno nella propria sfera d’azione. Propp ne individua sette e cioè: il malvagio (antagonista), il donatore, il soccorritore o aiutante, colui che è ricercato, colui che invia (mandante), l’eroe, il falso eroe; 4) Propp arriva, così, a isolare la proto-forma della favola di magia, cioè la struttura cui tutti i testi appartenenti a quel macrogenere dovrebbero sottostare. A conclusioni analoghe, e in maniera assolutamente indipendente, giunge anche il teorico del dramma Etienne Souriau (1892-1979). Il campo di indagine della sua ricerca è suggerito dal titolo dell’opera del 1950, , che ne esprime al meglio il contributo: si tratta di una vastissima scelta di testi teatrali, di epoche e contesti culturali diversi, indagati dallo studioso francese nel tentativo, comune a Propp, di individuare un numero limitato di costanti a cui poter ricondurre ciascuno di essi. Ai sette ruoli attanziali del linguista russo, Souriau ne sostituisce sei che indica con il nome e il simbolo di alcuni segni dello Zodiaco al fine di poterli facilmente utilizzare per la tabulazione del racconto. Il leone è la forza tematica orientata, cioè quel tema (l’onore, la vendetta, l’amore, ecc.) che fa da motore per l’intera azione che si svolge nel testo; il sole è il bene o valore cercato, cioè il fine che l’eroe si propone di raggiungere, coadiuvato in questo dalla luna, l’aiutante, e ostacolato da marte, l’opponente. A essi si devono aggiungere, infine, la terra e la bilancia: la prima si riferisce a colui che riceve il bene cercato, la seconda è l’arbitro della situazione o dispensatore del bene. Un modello, in definitiva, abbastanza simile a quello di Propp, questo del teorico francese, sia dal punto di vista delle funzioni individuate nel racconto (è facile ricondurre alcuni dei ruoli attanziali di Souriau a quelli individuati da Propp), che del limite teorico della sua analisi. Tale limite è stato indicato da Paul Ricoeur nella confusione di forma e struttura del racconto: queste analisi, cioè, pretenderebbero di giungere alla struttura profonda del racconto, mentre di fatto ciò che esse colgono è esclusivamente la sua organizzazione epidermica. In altre parole, una cosa è ricostruire le relazioni che i diversi personaggi intrattengono fra di loro nel racconto verificando come esse ne condizionino lo sviluppo, altro è impadronirsi dello spessore del testo, in tutta la sua ricchezza comunicativa. Di questo si sono resi perfettamente conto gli studiosi che hanno proseguito la ricerca di Propp, che infatti si sono incamminati su due strade ben distinte: alcuni, come Barthes, Bremond o Greimas, hanno perfezionato lo studio del sistema narrativo a partire dalle sfere d’azione dei personaggi; altri, come Lévi-Strauss o lo stesso Ricoeur, hanno indirizzato la loro ricerca oltre la configurazione narrativa del testo, per attingere la struttura profonda del suo significato, le sue capacità simboliche (analisi del testo). In quest’ottica, la logica prosecuzione delle ricerche di Propp e Souriau va cercata nella prima linea teorica, quella che si occupa della forma del racconto, all’interno della quale il contributo più significativo è senz’altro quello di Greimas.
Lo sforzo teorico di Algirdas Julien Greimas, in opere come Semantica strutturale del 1966 o Del senso 2 del 1983, è di superare la specificità degli approcci precedenti (quello di Propp valido per la fiaba russa di magia, quello di Souriau per i testi drammatici) e la loro staticità, giungendo a perfezionare uno schema d’analisi universale, applicabile a qualsiasi genere di narrazione, e dinamico, tale cioè da non indicare soltanto i ruoli attanziali dei personaggi, ma anche i rapporti che tra essi intervengono. Il modello che ne risulta è a sei attanti, organizzati in coppie su tre assi secondo il principio dell’opposizione binaria.
Il primo asse è quello di Soggetto-Oggetto, che costituisce la direttrice narrativa principale di qualsiasi racconto. Il Soggetto (o Eroe) è colui che vuole raggiungere l’Oggetto, cioè è legato a esso da una relazione di desiderio e che, proprio per questo, mette in atto determinati comportamenti (performanza) al fine di conseguirlo. Questi comportamenti richiedono delle condizioni perché possano essere attuati: una condizione oggettiva, e cioè il fatto che qualcuno o qualcosa dia mandato al Soggetto di porli in atto, e una condizione soggettiva, e cioè che il Soggetto sia in grado di tener fede a questo mandato (competenza). L’efficacia del comportamento attuato, infine, è sanzionata o dal premio (il conseguimento dell’Oggetto) o dalla punizione. L’Oggetto (o Bene cercato), per parte sua, è contemporaneamente la meta ideale del desiderio del Soggetto e l’obiettivo reale dei suoi comportamenti. Dunque: il Soggetto, sulla base di un mandato e della sua competenza, desidera e ricerca un Oggetto, che potrà riuscire o meno a conseguire.
Questo asse narrativo principale si arricchisce, poi, di due assi di supporto che lo intersecano perpendicolarmente specificando ulteriormente le funzioni narrative che lo caratterizzano.
Il primo di questi assi è quello che si organizza attorno alla coppia attanziale di Adiuvante e Opponente. L’Adiuvante ha il compito di collaborare attivamente con il Soggetto perché riesca a realizzare il proprio mandato; l’Opponente, al contrario, che spesse volte nel corpo della narrazione viene a rivestire il ruolo di un vero e proprio Antieroe (il ‘cattivo’ di tante fiabe o racconti cinematografici), agisce in direzione simmetricamente opposta, ostacolando il Soggetto nelle proprie intenzioni: l’Adiuvante collabora con il Soggetto nella ricerca dell’Oggetto, l’Opponente lo ostacola.
Sul secondo asse ausiliario si dispongono, infine, i due ruoli attanziali del Destinante e del Destinatario. Il primo è l’istanza che, da una parte può essere depositaria della competenza del Soggetto, dall’altra si pone a dispensatrice nei suoi confronti di premi o punizioni. Il Destinatario, invece, è colui cui il Destinante si rivolge, sia in quanto mandante, che in quanto dispensatore della sanzione (in questo senso nulla esclude che esso possa essere lo stesso Soggetto).
L’importanza di questi rilievi dal punto di vista metodologico è evidente: è infatti grazie a questo modello (o ad altri a esso equivalenti) che è possibile fornire una base strutturale a quel momento importante dell’analisi del racconto che è l’indagine sul personaggio.

Bibliografia

  • BREMOND Claude, Logica del racconto, Bompiani, Milano 1977.
  • GREIMAS Algirdas, Del senso 2. Narrativa, modalità, passioni, Bompiani, Milano 1985.
  • GREIMAS Algirdas, Del senso, Bompiani, Milano 1974.
  • GREIMAS Algirdas, La semantica strutturale. Ricerca di metodo, Rizzoli, Milano 1968.
  • PROPP Vladimir, Morfologia della fiaba, Einaudi, Torino 1966.

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Note

Come citare questa voce
Rivoltella Pier Cesare , Attante, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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