Bug

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Autore: Franco Lever
Il termine inglese indica – in forma generica – un ‘piccolo insetto sgradevole’. Con un gioco metaforico viene chiamata b. anche la microspia (microfono + radiotrasmittente in miniatura) piazzata dagli investigatori (o da spioni malintenzionati) per registrare di nascosto le conversazioni che avvengono al telefono o in un ambiente (il termine analogo in italiano è ‘cimice’). Nel gergo dei computer invece si chiamano b. i ‘difetti’ scoperti nel funzionamento di un programma, già lungamente testato senza che sia stata rilevata alcuna imperfezione. Sembra che il primo a usare la parola con questo significato sia stato il matematico statunitense G. Murray Hopper, il quale – dopo lunga ricerca per capire come mai il grande computer Mark II non funzionasse (1945) – constatò che tutto era dovuto a una farfalla notturna finita sui contatti di un relais.
Proprio per riuscire a mettere sul mercato nuovi programmi privi di b., le grandi case di software – prima del lancio ufficiale – distribuiscono gratuitamente il programma a personale esperto per avere in cambio la segnalazione di situazioni di cattivo funzionamento (le release di tipo beta).
Si ricorda in proposito l’espressione millennium bug, diffusasi alla vigilia dell’anno 2000, allorché si paventò una serie di gravi disfunzioni dovuta al fatto che molti computer e programmi avevano codificato la data degli anni con le sole due ultime cifre, da cui poteva derivare, ad esempio, la confusione fra 1900 e 2000 (ambedue 00).

F. L.

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Come citare questa voce
Lever Franco , Bug, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (17/01/2021).
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