Ciberspazio

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Autore: Franco Mazza
Copertina del romanzo Neuromancer di William Gibson

1. Definizione

Parola di origine americana – impiegata per la prima volta dallo scrittore di fantascienza William Gibson nel romanzo Neuromancer (1984) – che designa l’universo delle reti digitali come luogo di incontri e avventure, oggetto di conflitti mondiali, nuova frontiera economica e culturale.
Per esteso, con questo termine ci si riferisce a un nuovo spazio di comunicazione, identificabile con la Computer Mediated Communication (CMC) e i suoi sub-contesti (la posta elettronica, le conferenze computerizzate, gli ambienti multiutente), e alle modalità originali di creazione, di navigazione nella conoscenza e di relazione sociale che esso rende possibile.
L’insieme delle correnti letterarie, musicali, artistiche e persino politiche che si richiamano al c. come realtà sociale e modello di esistenza ha prodotto una nuova sensibilità culturale che si riconosce come cultura cyber.

2. Genesi

Tecnologicamente l’origine del c. va cercata in due direzioni.
Anzitutto nei chat programs (programmi per la conversazione) che i programmatori delle università americane approntarono quando l’uso del computer implicava ancora di inserire schede perforate e ricevere tabulati senza l’uso dei monitor: la possibilità di inviare messaggi a linea singola (one-line) tra i campus dei college veniva trasformata, in questo modo, in quella di legare insieme conversazioni individuali, permettendo a molte persone di parlare su canali individuali nello stesso tempo, o di ‘muoversi’ verso altri canali per discussioni private.
L’altro antenato della CMC è il programma ARPANET, un sistema di comunicazione a fini strategici messo a punto dalla Advanced Research Project dell’esercito americano nel 1969. Come nel caso del telefono, della radio, o della televisione, gli inventori di una tecnologia di comunicazione spesso non hanno un’idea precisa dell’uso che se ne potrà fare: quel sistema, coperto da segreto militare e progettato nel contesto di un possibile scenario di conflitto nucleare, oggi è diventato la rete Internet, cioè il più vasto spazio di CMC al mondo.

3. Spazio, tempo, nuovi paesaggi

Il c. sta cambiando il concetto di spazio e di tempo: le cose che prima apparivano lontane si avvicinano e rientrano nel nostro spazio di esperienza. La ragione di questo fatto, come suggerisce Meyrowitz (1993), va cercata nella separazione tra luogo fisico e sociale che i nuovi media comportano. I media pre-elettronici, infatti, identificano il luogo fisico con la situazione sociale, tanto che per comunicare è necessario spostarsi, passare attraverso porte: i limiti fisici – muri, soglie, cancelli, siepi – definiscono chi partecipa e chi non partecipa a una certa situazione. Con l’avvento dei media elettronici luogo fisico e sociale si separano, consentendo comunicazioni che in precedenza erano possibili solo a individui che dividessero lo stesso spazio fisico: ormai lo spazio è molto più ampio di quello che definiamo con lo sguardo, più ampio del territorio in cui si è nati, della città in cui si lavora. Considerazioni analoghe valgono per il tempo, che viene compresso nel suo scorrimento fino alla contemporaneità: i fatti vengono osservati mentre avvengono.
Tutto questo, nel caso del web, consente di parlare di un nuovo tipo di paesaggio, la cui originalità, in rapporto ai media classici, è che gli individui possono contribuire alla sua costruzione. Si tratta, infatti, di un immenso mondo virtuale a partecipazione collettiva, uno spazio culturale da pensare non come luogo ma come esperienza.

4. Nuove comunità, nuova socialità

"Gli utenti delle comunità virtuali si scambiano sullo schermo parole gentili, discutono, danno vita a dibattiti intellettuali, effettuano transazioni, si scambiano conoscenze, si danno reciprocamente un sostegno emotivo, fanno progetti, cercano soluzioni brillanti, fanno pettegolezzi, si vendicano, si innamorano, trovano e perdono amici, giocano, flirtano, discutono di arte e fanno moltissime chiacchiere: tutto quello che succede nella vita reale, ma lasciando fuori il corpo. Non si può baciare nessuno, né ricevere un cazzotto sul naso ma, entro questi limiti, ne possono succedere di tutti i colori" (Rheingold, 1994).
Il c. ci pone di fronte all’avanzare di una nuova idea di socialità: lo sviluppo di microgruppi, di tribù. La metafora della tribù consente di rilevare il processo di ‘disindividualizzazione’ che sta investendo la comunicazione oggi, pur sottraendola alla logica della massificazione a lungo teorizzata in ordine ai vecchi media.
Le tribù non sono stabili e le persone che le compongono possono evolvere. Vi sono delle accentuazioni che tradiscono questo profilo tribale, come ad esempio l’accentuazione spaziale: se si ridà senso al quartiere, alle pratiche del vicinato e all’affettività che tutto ciò induce, è anzitutto perché ciò consente reticoli di relazioni, in vista della fondazione di un successivo ‘noi’. La costituzione di questi microgruppi avviene a partire dal sentimento di appartenenza, in funzione di un’etica specifica e nel quadro di un reticolo di comunicazione. Si può parlare così di una ‘moltitudine di villaggi’, che si compenetrano, si oppongono, si aiutano reciprocamente, pur continuando a restare se stessi.
Il sentimento di appartenenza tribale sembra essere rafforzato dallo sviluppo tecnologico. Si fa strada nuovamente l’idea di un ‘villaggio globale’. La rendono praticabile l’interattività (Comunicazione elettronica), gli sviluppi del ‘cavo’ (Cable Tv), le messaggerie informatiche (ludiche, erotiche, funzionali, Chat line). Tutti questi fenomeni condividono una matrice comunicativa in cui appaiono, si consolidano gruppi dotati di configurazioni e obiettivi diversi (sportivi, amicali, sessuali, religiosi o altro; ciascuno con una durata variabile a seconda del grado di investimento dei suoi protagonisti); gruppi che ricordano, appunto, le strutture arcaiche delle tribù o dei clan dei villaggi.

5. Comunicazione interpersonale e comportamenti sociali nel c.

Seguendo ciò che avviene nella CMC si possono individuare elementi nuovi di comunicazione tra le persone e nella struttura stessa dello scambio.
1) Dai primi esordi dei sistemi di messaggio computerizzati, una delle prime e più importanti scoperte fu la completa assenza di mezzi espressivi comportamentali, non verbali (Comunicazione non verbale). Ne risulta che le forme tradizionali di comunicazione, così come le sfumature di una conversazione create da cenni del capo, sorrisi, contatto visivo, distanza, tono della voce e altri comportamenti non verbali, diventano variabili ‘enigmatiche’, capaci di creare incomprensioni, nel momento in cui si cerca di percepirne il senso derivandolo dal contesto del messaggio o dal tono che automaticamente gli viene attribuito dall’immaginazione umana. Gli utenti sono stati così costretti a compensare (e di fatto compensano) la mancanza di queste espressioni contestuali sviluppando un sistema notazionale costituito da icone emotive (emoticons) che simulano sorrisi, facce tristi, ecc.
2) Una seconda caratteristica della CMC è la possibilità di tenere un comportamento disinibito dovuto alla mancanza di forme di controllo sulle espressioni non verbali o di condurre più di una conversazione, nello stesso tempo, con più persone, variando di volta in volta il proprio profilo.
Diversi ricercatori si sono occupati del comportamento sregolato nella CMC. Alcuni di loro sostengono che questo tipo di contatto a distanza (relay) incoraggia gli utenti a essere disinibiti. In mancanza del contesto sociale, infatti, le espressioni sono lette come un offuscamento dei confini che distinguono le forme di comportamento accettabili da quelle inaccettabili. Disponendo di scarse reazioni in grado di dominare il comportamento, gli utenti assumono atteggiamenti che non potrebbero essere generalmente accettati, specie se si ha a che fare con estranei.
Ma il comportamento disinibito produce anche vantaggi, senza degenerare per forza nella trasgressione. Per esempio, l’anonimato, associato alla conversazione partecipata tramite terminale, è un vantaggio per coloro che soffrono di timidezza. La CMC può garantire, così, agli utenti la libertà di ‘aprirsi’ a una persona estranea, rivelando a essa confidenze che difficilmente avrebbe potuto confessare faccia a faccia. In questo ambito va collocato il fenomeno delle net romances (romanticherie via rete), relazioni virtuali capaci di creare e incoraggiare principalmente legami emotivi tra persone, conducendo a volte, alla fine, a scelte di vita matrimoniale.
Il lato meno nobile di questo tipo di fenomeno è il cosiddetto net sleazing, cioè l’insieme dei comportamenti a sfondo sessuale circolanti in rete. Si tratta di ciò che in gergo si definisce anche come compusex (sessualità ‘computerizzata’) o link sex (collegamento sessuale) e che consiste nella descrizione e rappresentazione grafica di comportamenti sessuali da rivolgere ai propri interlocutori virtuali. In questo modo la posta elettronica può diventare lo strumento di veri e propri rapporti sessuali telematici in cui l’atto sessuale viene sostituito dalla verbalizzazione erotica e volgare dei due interlocutori.

6. Il c.: un nuovo contesto comunicativo

L’emergenza dell’aspetto sociale fa del c. non solo un canale attraverso cui le persone comunicano, ma un contesto in cui gli utenti sono in grado di cambiare la stessa natura della comunicazione.
In questo contesto comunicativo si individuano nuove possibilità di relazioni interpersonali e nuovi paradigmi conoscitivi. Ciò che sta emergendo è una diversa concezione della comunicazione come costruzione comune di significati, che va ben oltre il classico modello lineare di Shannon e Weaver (Teoria dell’informazione): si parla di network paradigm, un modello di comunicazione come rete interconnessa, un processo di negoziazione del senso da dare alle varie situazioni tra un insieme di attori all’interno di una relazione strutturata.
La focalizzazione dell’attenzione, quindi, non è più su individui concepiti come emittenti e riceventi indipendenti di messaggi, ma su attori che operano nell’ambito di un vasto sistema di rete: ciò che importa è che non vengano considerate relazioni biunivoche isolate ma si tengano sempre presenti le interazioni complessive tra tutti i partecipanti alla rete.
In una dichiarazione rilasciata a Time, Don Tapscott, sociologo canadese, autore di Growing up digital: the rise of the net generation, così riflette a proposito delle nuove generazioni: "invece di seguire un modello televisivo, i bambini di domani disporranno di un ambiente molto più aperto, interattivo, collaborativo, verbale, riflessivo, e questo cambierà il modo in cui saranno adulti, nella famiglia e al lavoro. Questi bambini domineranno il XXI secolo".
Una dichiarazione ottimistica, indubbiamente, ma che inquadra lo scenario culturale creato dal c., fortemente in antitesi con il contesto comunicativo del passato e le conseguenti comunicazioni: centralizzate, gerarchiche, immutabili, univoche. I nuovi media, invece, sono interattivi, distribuiti, altamente malleabili, sono quello che vogliamo essi siano. "La generazione della rete – continua Tapscott – accetta la diversità, è curiosa e dimostra fiducia in se stessa. Quindi, nuovi linguaggi, nuove relazioni generazionali, nuova cultura".

Bibliografia

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Note

Come citare questa voce
Mazza Franco , Ciberspazio, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/12/2021).
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