Cinecircolo

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Associazione culturale di base che svolge primariamente un’attività di animazione attraverso la pratica del cineforum. Nati sul modello dei cineclub francesi, ma con l’intento specifico di coinvolgere il pubblico in un progetto educativo e di sensibilizzazione nei confronti del cinema, i c. – o circoli del cinema, secondo un’altra dizione – hanno in Italia la loro diffusione e il loro sviluppo nell’immediato dopoguerra. Fortemente condizionati dall’atmosfera sociale e politica di quel periodo, i c., all’inizio, sono connotati da una marcata matrice ideologica o religiosa. Da una parte, infatti, tale tipo di attività culturale viene particolarmente sostenuto in ambito marxista, dove si tende a dare del film una lettura eminentemente politica e orientata verso un determinato modello sociale; dall’altra, in ambito cattolico, tale pratica viene altrettanto particolarmente incentivata, seguendo un progetto pastorale, che intende adeguarsi al mutato panorama socioculturale, dominato ormai dalla cosiddetta civiltà delle immagini.
Sempre in ambito cattolico, le molte sale parrocchiali allora esistenti in Italia offrono la loro sede e le loro strutture per dar vita a innumerevoli esperienze di questo genere. È in questa ottica che, negli anni Cinquanta, su iniziativa di don Giuseppe Gaffuri, nasce in Lombardia il Centro Studi Cinematografici, un’associazione che intende coordinare tali attività presenti nelle sale parrocchiali.
L’esigenza di estendere le proprie esperienze, di mettere in collegamento alcuni interessi culturali comuni, di porre in atto una politica di animazione e di sensibilizzazione del pubblico, spinge, ben presto, i c. a costituirsi in associazioni o federazioni, le quali verranno, poi, ufficialmente riconosciute a livello ministeriale dalla legge sul cinema del 1965.
Le associazioni nazionali di cultura cinematografica sono nove: Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani (ANCCI), Centro Studi Cinematografici (CSC), Cinecircoli Giovanili Socioculturali (CGS), Cineforum Italiano (CINIT), Federazione Italiana Cineforum (FIC), Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC), Federazione Italiana dei Cineclubs (FEDIC), Unione Circoli Cinematografici Arci (UCCA), Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC).
La pratica di tale attività culturale ha conosciuto fortune alterne: un crescendo fino alla fine degli anni Settanta, una certa crisi negli anni Ottanta e una ripresa di interesse nella seconda metà degli anni Novanta. Recentemente infatti l’associazionismo culturale cinematografico di base sta vivendo una fase di rinascita; merito, forse, della maggiore disponibilità nel reperimento dei film anche in videocassetta e in DVD; merito anche di una domanda di cultura, diffusa e sempre crescente, che ha individuato nel cinema il canale più consono per una sua soddisfazione.
Anche in conseguenza di questa mutata condizione culturale, lo spazio di intervento di tale attività si è allargato, sopperendo alle conseguenze della contrazione del mercato, provocata dalla crisi del cinema. Di fatto, soprattutto nei piccoli centri, il c. è rimasto l’unico veicolo attraverso il quale il cinema può raggiungere il pubblico (Sala della comunità). Questo ha spinto i c. ad aumentare le loro proposte culturali, aggiungendo alla pratica consolidata del cineforum anche quella editoriale, l’organizzazione di corsi e varie iniziative aperte a tutto il complesso universo della comunicazione.
Se si considera, infine, che un c. coagula attorno a sé un numero medio di 150-200 soci, la somma delle persone coinvolte in questo genere di attività raggiunge attualmente in Italia qualche centinaio di migliaia di unità.

C. Tagliabue

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Come citare questa voce
Tagliabue Carlo , Cinecircolo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (05/12/2021).
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