Circo

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Georges Seurat, Il Circo, 1891, Musèe d’Orsay, Parigi
Forma di spettacolo soprattutto di intrattenimento, nella sua struttura una delle più antiche e più complesse, il c. da una parte può essere chiamato ‘popolare’, quasi di massa (il pubblico della grande tenda, della piazza, di strada), dall’altra, invece, è misterioso nella sua magia, riservato a una élite, spesso emarginato dalla società tradizionale.

1. Cenni di storia

L’antichità, soprattutto quella romana (da cui proviene il nome), conosce il c. come arena di vera lotta: non celebrazione dell’agonismo (come i giochi greci), ma lotta per la sopravvivenza: di animali e di prigionieri, ma anche di schiavi e di soldati, i quali per esibirsi nelle diverse categorie dei giochi circensi affrontavano lunghi periodi di preparazione (vedi i numerosi studi dedicati ai ‘ludi romani’). Nel Medioevo, periodo spesso sottovalutato nella storia dello spettacolo, le arti circensi rimangono generalmente collegate alla vita di corte e, più tardi, alla piazza del mercato delle città. Le forme più spettacolari prevedono l’esibizione di animali ammaestrati. Nascono anche altre categorie di artisti, come per esempio quella dei saltimbanchi, che sviluppano soprattutto l’acrobazia. Figura centrale, comunque, in questo periodo è quella del buffone di corte, che spesso assomma in sé diverse doti artistiche: è il poeta-cantautore (troubadour, trovatore), saltimbanco, mimo, danzatore, filosofo satirico, prototipo di una delle figure più caratteristiche del c., il clown.
Alcuni tratti tradizionali del c., come la troupe itinerante, si affermano nell’epoca rinascimentale; rimane però assai difficile distinguere i gruppi dediti esclusivamente alle arti circensi, perché capita spesso che una compagnia coltivi anche l’arte teatrale. Come spettacolo basato sull’esibizione di cavalli, il c. nasce in Inghilterra, nella seconda metà del Settecento, inventato da Philip Astley (Londra, 1770). Anche allora era apprezzata la presenza di personaggi di intrattenimento comico.
Il c., nella sua forma stabile, è assai diffuso nel Settecento. In tutta l’Europa si costruiscono edifici destinati agli spettacoli circensi e le compagnie stabili godono del mecenatismo dei sovrani. Questa attenzione per il c. dura per tutto l’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. In questo periodo l’arte circense, grazie anche alla ricerca di nuove forme e di nuovi linguaggi, è apprezzata non solo a livello popolare, ma anche da parte dei circoli culturali: infatti la grande riforma del teatro, prolungatasi nelle ricerche di registi e di formatori di nuovi attori, si ispira alla tradizione circense (si vedano, ad esempio, il training dell’attore biomeccanico di Mejerchol’d o le risorse scenografiche di Reinhardt). Accanto ai c. stabili funzionano comunque le troupe a conduzione familiare, la cui caratteristica spesso non è l’eccellenza in una particolare disciplina circense, ma la grande tradizione artistica.
Dopo la seconda guerra mondiale il c. gode un appoggio particolare negli Stati dell’Europa dell’Est e in Unione Sovietica. La professione degli artisti del c. è stimata alla pari delle altre discipline artistiche; hanno i loro sindacati, le loro associazioni. Le troupe però sono controllate dallo Stato ed anche la formazione dei nuovi addetti dell’arte circense diventa parte del sistema di formazione artistica statale: esempi significativi sono la scuola russa di Mosca e la scuola polacca di Jelinek-Varsavia. Il sostegno statale permette la ricerca, l’organizzazione di programmi ad alto livello professionale ed artistico, come anche la collaborazione con registi e drammaturghi.

2. Il c. contemporaneo

Gli anni Ottanta e Novanta conoscono una nuova forma d’arte circense, il c. di regia. Gli spettacoli vengono allestiti attorno a grandi temi, si cura l’unità dello stile, autori importanti scrivono appositamente per il c. In tali produzioni vengono coordinate la coreografia, la musica, le luci, la scenografia e lo sforzo artistico degli artisti in un unico progetto, sotto la guida di un artista-regista, spesso collegato o addirittura proveniente dal mondo teatrale. Esistono perfino gruppi che mescolano nelle loro produzioni elementi del c. con quelli della pantomima o della danza contemporanea (ad esempio il nuovo c. francese o i gruppi della pantomima).
La popolarità del c. oggi è dovuta anche ai vari festival dell’arte circense, dedicati sia al c. in generale, sia a singole discipline, come i prestidigitatori o gli acrobati, questi ultimi provenienti spesso da esperienze di acrobazia sportiva. In queste occasioni (p. es. il Festival di Montecarlo), il c., grazie alla televisione, acquista una platea più vasta, può essere osservato più da vicino e consente al grande pubblico di conoscere gli artisti più grandi.


3. Gli elementi fondamentali dello spettacolo circense

Nel c. moderno – fin dai suoi inizi – elemento indispensabile, fondamentale sono le esibizioni dei vari tipi di animali: dagli elefanti alle pulci, dai volatili alle esibizioni di animali acquatici. L’ammaestramento degli animali, specialmente selvaggi, oltre a richiedere lunghi periodi di preparazione, offre al pubblico l’elemento necessario del brivido. L’arte equestre rimane una delle più apprezzate discipline circensi, dove si ammira l’unità tra il cavallo e l’uomo nelle acrobazie (famosi gli spettacoli equestri di Zingaro, l’artista francese tanto applaudito negli ultimi anni). Gli esercizi ginnici e acrobatici costituiscono l’altra gamma di arti circensi tradizionali: ricordiamo solo i due estremi, le acrobazie on floor e i voli sul trapezio. Le acrobazie contemporanee usano anche dei veicoli: dalla bicicletta (la monoruota, così tipica da identificarsi con la pista del c.) alle moto, alle macchine, perfino ai camion, con troupe specializzate in questo genere di brivido. Spesso connessa con il mondo delle acrobazie è l’arte circense praticati dai giocolieri. La maestria nel manovrare vari oggetti (dalle solite palline alle torce in fiamme) appaga la curiosità visiva dello spettatore. Il programma circense viene arricchito con varie coreografie sia di singoli artisti, che collaborano ad altre performance, sia di gruppo e in tal caso il numero è prodotto e presentato come a se stante. A questo tipo di balletto è connessa la pantomima circense. La figura più emblematica del c., resta il clown. La sua arte, così spesso usata per intrattenere il pubblico tra un numero e l’altro, non solo assomma in sé – magari per fare uno sberleffo – molti dei virtuosismi degli altri personaggi del c. (dal giocoliere al musico, all’acrobata...) ma ha un linguaggio suo proprio. Anche la musica nel c. possiede un posto e ruolo molto significativo: non soltanto perché nel c. c’è come un virtuosismo diffuso per cui quasi tutti sanno suonare uno o più strumenti; ma per la presenza continua della banda, che riempie i tempi morti, esalta i momenti di suspense e celebra le esibizioni di vari artisti. Le marce del c., spesso di autore ignoto, creano un’atmosfera magica.
Il c., nella sua lunga storia, è stato fonte d’ispirazione per altre arti: per la pittura (i clown di Picasso o di Roulaut), per la musica (le marce di Stravinski o il rag-time di Joplin), per il cinema: dal film Il circo di Chaplin, a La strada di Fellini, a Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

Bibliografia

  • BOUISSAC Paul, Circo e cultura, Sellerio, Palermo 1987.
  • HOTIER Hugues, Cirque, communication, culture, Presses Universitaires de Bordeaux, Bordeaux 1995.
  • MANSER Rodney N., Circus. The development and significance of the past, present, and future, Blackburn, Richford (Clay) 1987.
  • PRETINI Giancarlo, L’anima del circo, Trapezio Libri, Udine 1989.

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Come citare questa voce
Lewicki Tadeusz , Circo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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