Creatività

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Howard Gardner (11 luglio 1943), psicologo statunitense noto per la teoria delle intelligenze multiple
Si può definire la c. come un atteggiamento peculiare del soggetto nei confronti di se stesso e della realtà, che è espressione di aspirazioni, desideri, progetti, che mirano a essere soddisfatti, in modo che tutte le dimensioni dell’esistere umano possano realizzarsi, in una prospettiva di valorizzazione personale.
Si tratta, dunque, di un recupero di possibilità soggettive, di una risorsa che consente alla persona di costruire il proprio progetto di vita, di ritrovare la capacità di attivare aspetti diversi e insoliti della propria identità, di allargare i propri orizzonti, di sospendere il giudizio per accogliere ‘l’altro da sé’ e la sua ‘ulteriorità’. C. quindi come sguardo ‘oltre’, in direzione di una dimensione sfidante di interpretazione e di rappresentazione della realtà, che sappia superare il sapere consolidato e codificato. Un orientamento creativo alla vita pone continuamente nella posizione di dover scegliere tra l’istinto di ‘sicurezza’, che spinge ad adeguarsi a ciò che si è, e quello del ‘rischio’, per cui la verità su se stessi e sul mondo va continuamente rimessa in discussione e rigiocata.

1. Caratteristiche e atteggiamenti dei soggetti creativi

Secondo Maslow (1972), i principali aspetti della c. nella persona che si autorealizza si traducono nella capacità di apprezzare ciò che la vita offre con atteggiamento di spontaneità e di semplicità; di sviluppare una percezione efficace della realtà e relazioni confortevoli improntate ad accettazione di sé e degli altri; nella capacità di percepirsi anche in solitudine e di essere autonomi; di resistere all’inculturazione, sapendo essere al di là di ogni cultura; di cogliere i problemi e di fare valutazioni sempre nuove. A questi elementi si aggiungono, secondo Fromm (1980), altre condizioni interiori necessarie a un atteggiamento creativo, che egli considera come la capacità di ‘vedere’ consapevolmente e sensibilmente ciò che ci circonda. Esse si traducono in concreto nella capacità di essere ‘perplessi’, di ammirare e di restare stupiti; nella capacità di rimanere concentrati nel presente, anziché vivere continuamente proiettati nel passato o nel futuro; nel fare esperienza dell’Io, ritenendosi i protagonisti dei propri pensieri e delle proprie azioni, anziché ripetere solo ciò che si è sentito dagli altri; nella capacità di accettare i conflitti e le tensioni che risultano dalle polarità e che, necessariamente, sono radicati nell’esistenza umana, anziché cercare di schivarli. Negare l’esistenza dell’ambivalenza umana o riconoscerla solo razionalmente significa vivere un’esperienza marginale e superficiale, che esclude la c. Occorre invece essere capaci di accettare e di sperimentare le ‘asincronie’ e le tensioni, le contraddizioni presenti nel proprio pensiero, vivendole fino in fondo, intellettualmente ed emotivamente. E infine, essere creativi significa avere la disposizione a nascere ogni giorno, cioè considerare tutto il processo vitale come un processo della nascita e non interpretarne ogni fase come la fase finale.
La c. dell’adulto si esprime nel mantenere, nel corso della vita, qualche traccia della dimensione della fanciullezza: la presenza di uno spazio di gioco, di un luogo dove poter ‘sognare’ il mondo, che gli consenta la percezione di essere vivo e la tensione a restare tale.

2. Il contesto come condizione facilitante od ostacolante la c.

Se la c., in quanto dimensione della persona, è caratteristica comune a tutti, più che dote di pochi, non è detto, però, che ogni adulto viva e si esprima automaticamente e necessariamente con c. Vi possono essere, infatti, contesti e fattori che, già a partire dall’infanzia, agiscono in direzione contraria al suo sviluppo, relegandola nell’interiorità del soggetto.
Per Gardner (1991) la qualità dei primi anni di vita è cruciale. I bambini che nell’infanzia hanno avuto l’opportunità di scoprire molte cose sul proprio mondo, e l’hanno fatto in modo facile ed esplorativo, accumulano un capitale di c. su cui potranno contare per il resto della vita; quelli, invece, che sono stati ostacolati nelle proprie attività hanno possibilità molto scarse di riuscire a muoversi con autonomia e di esprimersi con originalità nella vita futura.
Ciò che distingue gli individui creativi è la loro capacità di servirsi in modo produttivo delle intuizioni, dei sentimenti, delle esperienze dell’infanzia. Tuttavia, se nel bambino piccolo e nelle sue manifestazioni ludiche si evidenziano alcune componenti della c. umana, mancano però quelle che possono essere sviluppate solo come risultato di tirocinio, con cui si acquisiscono le abilità di base, gli strumenti tecnici ed espressivi, la familiarità con le pratiche della propria cultura, in modo da creare prodotti che abbiano senso anche per gli altri oltre che per se stessi.
L’opera creativa richiede quindi non soltanto l’ispirazione o ‘l’esperienza al vertice’; essa esige anche un lavoro tenace, un’incessante revisione; alla spontaneità deve seguire l’intenzionalità; all’accettazione la critica, all’intuizione il pensiero rigoroso; all’audacia la prudenza e alla fantasia l’esame di realtà.
L’essere esposti a modelli di vita positivi, il poter contare su figure di riferimento con funzione di ‘mentoring’ e lo sperimentare un rapporto educativo improntato alla tolleranza, alla non direttività, all’antidogmatismo, all’accettazione delle proposte e delle iniziative personali, al riconoscimento e alla gestione dei conflitti, sono tutti presupposti fondamentali per lo sviluppo della componente creativa.
Queste ‘condizioni di sicurezza e di libertà psicologiche’ sono possibili però solo se si accetta l’individuo come un valore incondizionato, se si stabilisce un clima privo di valutazioni esteriori, se si ‘comprende partecipando’, cioè si comprendono i sentimenti e le azioni dal punto di vista del soggetto, accettando la sua libertà di pensare, di sentire e di essere quanto è insito nel suo Io.
Oltre all’ambiente familiare, anche la società deve possedere alcuni requisiti che favoriscano la c. nei soggetti, ad esempio una certa disponibilità di mezzi culturali, che risulti congruente con la richiesta e l’apertura a essi da parte della collettività, un certo livello di tolleranza per punti di vista divergenti e, infine, una riconosciuta priorità al divenire oltre che all’essere. La cultura che attribuisce importanza solo alla gratificazione immediata non favorisce la c. Il divenire fa parte dell’essere e l’uomo maturo è sempre in divenire, perché costantemente influenzato da un universo di simboli che cambiano. L’uomo creativo è consapevole che la c. è qualcosa che si sviluppa e che richiede futuro oltre che presente.
Da quanto detto sopra, risulta quanto mai rilevante il peso dell’agire educativo sullo sviluppo della c., un agire che oltrepassa l’ambito strettamente familiare e che coinvolge anche il contesto sociale in cui il soggetto si colloca.
Inoltre, da queste considerazioni emerge, come elemento importante, il concetto di c. come fenomeno non puramente intrapsichico e soggettivo ma anche sociale. Essa fa parte di un ‘sistema aperto’, inteso come ambiente favorevole e ideale al suo sviluppo, ‘abitato’ da persone che stimolano l’individuo a essere se stesso e senza il quale la ‘sintesi magica’ non può avvenire. La c. è il confronto e l’incontro dell’essere umano con il suo mondo, inteso come l’insieme di rapporti significativi nel quale l’individuo esiste e al cui schema partecipa. In quest’ottica, non è possibile quindi analizzarla solo come processo interiore, ma occorre anche considerarla come ‘atto creativo’, come processo che mette in reciproco rapporto la persona con il suo ambiente. Secondo Bergson, creatore per eccellenza è colui la cui azione è capace anche di intensificare l’azione degli altri uomini.

3. Arte e c.

La psicologia umanista insiste sul concetto di ‘c. dell’autorealizzazione’, presente in ognuno di noi e in ogni attività in cui il soggetto è impegnato, distinguendola dalla ‘c. del talento’, che si manifesta invece in attività di tipo più eccezionale, quali ad esempio il comporre musica, il produrre oggetti artistici, lo scrivere libri, insomma la produzione artistica intesa in senso lato.
Gardner (1987) ha dimostrato come le c., proprio come le intelligenze, siano plurime e si possano esprimere in ogni sfera vitale, in campi diversi ma specifici di attività umane.
Dal canto suo, la psicanalisi di Freud, Melanie Klein e Chasseguet-Schmirgel indica nell’attività artistica il campo di maggior realizzazione della c. umana (anche se non l’unico) come via d’uscita, attraverso la sublimazione, dalla depressione causata o da pulsioni ritenute inaccettabili o dal sentimento di colpevolezza per il rifiuto e la perdita dell’oggetto d’amore o dalle carenze di gratificazioni narcisistiche subite dal soggetto durante l’infanzia.
Queste considerazioni autorizzano l’interrogativo se sia possibile sostenere un’identificazione a priori fra c. e arte e affermare che l’una corrisponde all’altra e viceversa o, forse, non sia piuttosto lecito concludere che la c. può essere arte ma può essere anche altra cosa.
La prima ipotesi rischia, a ben vedere, di sostenere una visione semplicistica e riduttiva sia del fenomeno creativo sia di quello artistico. Se la sovrapposizione tra questi due termini è avvenuta, è perchè ci siamo abituati a collegare i concetti di ‘artista’ e di ‘c.’ a tal punto che essi ci paiono ora inscindibili, anche se in realtà tale collegamento è stato pensato solo in epoca recente. Per gli antichi, infatti, il concetto di c. era sinonimo di libertà d’azione, mentre quello di arte sottintendeva il rispetto e l’esecuzione conforme alle regole: l’artista non crea, ma riproduce e quindi l’arte non comprende la c., ma richiede solo la capacità di produrre, seguendo le regole e applicandole. Solo nel XIX secolo il termine ‘creatore’ è divenuto sinonimo di artista e, da allora, si sono forgiate nuove espressioni quali l’aggettivo ‘creativo’ e il sostantivo ‘c.’, usati esclusivamente in riferimento agli artisti e alla loro opera.
La c., invece, considerata una potenzialità di ciascun individuo, pervade non solo la sfera della produzione artistica e scientifica ma ogni aspetto della vita quotidiana. Essa appare essere una dimensione intrinseca all’uomo, un elemento antropico di base e non solo una dotazione del genio. Nella persona, la c. si esplicita attraverso atteggiamenti, opere, azioni creative quali espressioni di aspirazioni e desideri che mirano a essere soddisfatti, in prospettiva di un’autorealizzazione personale. D’altro canto, essa scaturisce anche da un processo dialettico, vissuto nell’interiorità del soggetto, tra coscienza della propria imperfezione e tensione al suo superamento tramite un progetto di crescita.
La c. è allora anche uno stile esistenziale che porta il soggetto a vivere la vita con atteggiamento semplice e spontaneo, a essere concentrato sul presente, sensibile a ciò che ‘vede’ e che ‘sente’, protagonista e responsabile delle proprie azioni, flessibile e aperto agli altri ma anche tollerante verso i propri limiti.
Parlare di società creativa significa riferirsi a una collettività che sappia farsi carico del benessere delle giovani generazioni e di quelle future, garantendo a queste le condizioni di sicurezza e di libertà psicologiche necessarie affinché, a loro volta, possano vivere e agire con c. Ciò comporta fornire loro strumenti e condizioni per sviluppare atteggiamenti innovativi, per apprezzare ciò che la vita offre attraverso la riscoperta di un senso di meraviglia e di stupore verso stimoli e opportunità date, in una prospettiva serena del vivere, basata su decisioni e scelte consapevoli e intenzionali, all’interno di un progetto storico individuale non casuale e spontaneistico, ma libero e mirato al conseguimento del proprio ben-essere e di quello altrui. (Creatività pubblicitaria)

Bibliografia

  • BENDIN Mario, Creatività, Mondadori, Milano 1990.
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  • DI MARI Francesca - MISESTI Paola (edd.), CreAttività. Manuale per stimolare la creatività negli adolescenti, La Meridiana, Molfetta (BA) 2005.
  • FROMM E., L'atteggiamento creativo in ANDERSON H. H. (ed.), La creatività e le sue prospettive, La Scuola, Brescia 1980.
  • GARDNER Howard, Formae mentis. Saggio sulla pluralità delle intelligenze, Feltrinelli, Milano 1987.
  • GARDNER Howard, Aprire la mente. La creatività e i dilemmi della mente, Feltrinelli, Milano 1991.
  • JAOUI Hubert, Creatività per tutti, Franco Angeli, Milano 1993.
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  • MASLOW A. H. , La creatività nell'inidividuo che realizza il proprio io, La Scuola, Brescia 1972.
  • OSBORN Alex F., L’arte della creativity, Franco Angeli, Milano 1986.
  • TESTA Annamaria, La parola immaginata, Pratiche, Parma 1988.
  • TROMBETTA Carlo, La creatività. Un’utopia contemporanea, Bompiani, Milano 1990.
  • VECCHIA Marco, Redazione e visualizzazione pubblicitaria, TP, Milano 1978.
  • WEBB YOUNG James, Tecnica per produrre idee, Lupetti, Milano 1986.

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Note

Come citare questa voce
Sala Antonella , Creatività, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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