Ecologia della comunicazione

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È ancora un ‘dover essere’. Le preoccupazioni sulla gestione sociale della comunicazione si sono fino ad oggi prevalentemente manifestate nei campi dell’etica, della pedagogia, della politica, non ancora nel campo e con i criteri, principi e concetti dell’ecologia.
In termini propri la dimensione ecologica riguarda un principio di equilibrio tra la diffusione di segnali e messaggi in un determinato ambiente – ovviamente di dimensioni finite – e la capacità di tollerabilità, assorbimento, assimilazione ed elaborazione di tali segnali e messaggi da parte dei destinatari. Un ulteriore aspetto della preoccupazione ecologica, nel caso di segnali e messaggi diffusi attraverso media elettronici e informatici, riguarda la pervasività dei media e, conseguentemente, l’inevitabilità – in una misura più o meno grande – di esserne destinatari o, come più propriamente si dice, di esservi esposti. Un terzo aspetto riguarda il genere dei segnali e dei messaggi, quando questi, attraverso le varie forme di broadcasting, genericamente inteso, colpiscono tutte le fasce di utenti o destinatari e non soltanto quelle cui sarebbero elettivamente destinati e per i quali sarebbero stati specificamente codificati. Si parla di segnali e messaggi, poiché la diffusione e, nell’epoca presente, la pervasività e intrusività della comunicazione a larga diffusione, riguardano entrambi – segnali e messaggi – in una scala continua. Dai segnali vanno esclusi le emissioni di varia natura (radio, elettromagnetiche) che rientrano nel campo dell’ecologia dell’ambiente. Per restare ai segnali in senso proprio, basti pensare ai segnali di antifurto che colpiscono indifferentemente destinatari che non ritengono o non sono in condizione di attivarsi in conseguenza. Una particolare invasività è quella del telefono cellulare sia per il segnale di richiamo (lo squillo) sia per il suono della conversazione.
Circa i messaggi, il problema specifico per i destinatari è quello dei generi riservati ad alcune fasce – di età, di cultura, di professione – ma che possono essere ricevuti e fruiti dal pubblico generico. Il rimedio, da alcuni proposto, di intervenire sulla fonte (censura preventiva, fasce orarie, avvertimenti ai potenziali destinatari, volontari o involontari) si sono rivelati illusori o poco praticabili. Più utile sembra la prospettiva di Postman (1981) e di Bateson (1983) di intervenire sulla capacità di assimilazione, elaborazione e, se necessario, evitamento da parte del destinatario. Diversa, pur se ugualmente problematica, la prospettiva di Popper e Condry (1994) che propongono l’obbligatorietà di un’abilitazione pubblica dei comunicatori, attestata da una ‘patente’, nonché forme di censura preventiva a tutela dei minori.
Si profila però, al riguardo, una differenza essenziale con la problematica dell’ecologia dell’ambiente, ove l’intervento correttore è concepito come limitazione da parte del destinatore e dell’ emittente delle emissioni e degli scarichi o depositi inquinanti, piuttosto che come capacità di discernimento e conseguente evitamento da parte del destinatario.
Tale ultima prospettiva, riportata nel campo della e.d.c., è, propriamente, quella sempre attuale della educazione ai media, di una cultura della resistenza alle varie forme, pratiche e strategiche, di manipolazione. (Educomunicazione; Media education)

Bibliografia

  • BATESON Gregory, Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano 1983.
  • GRANATA Paolo, Ecologia dei media. Protagonisti, scuole, concetti chiave, Franco Angeli, Milano 2015.
  • POPPER Karl R., Cattiva maestra televisione, Donzelli, Milano 2010 (ed. orig. 1994).
  • POSTMAN Neil, Ecologia dei media. La scuola come contropotere, Armando, Roma 1981.

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Note

Come citare questa voce
Ecologia della comunicazione, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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