Editing

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Autore: Franco Lever
Il termine è utilizzato sia in ambito televisivo sia nell’editoria libraria.
1) In televisione. Indica l’operazione del montaggio. Nel caso del cinema il montaggio si fa alla moviola e consiste nel visionare, tagliare, ordinare e incollare – secondo le indicazioni della sceneggiatura e del regista – i pezzi di pellicola su cui le immagini sono registrate; in modo analogo si lavora anche con il nastro audio. Sia la pellicola con le immagini sia il nastro con i suoni sono perforati ed è questa perforazione che consente di controllare con la precisione necessaria lo scorrimento sincronizzato di immagini e suoni.
Nel caso del segnale video il montaggio è concettualmente analogo, ma assai più complesso dal punto di vista tecnologico. Un secondo di televisione (nel caso dei due standard europei, PAL e SECAM) è composto di 25 immagini (Frame), ciascuna delle quali è generata da un pennello elettronico di intensità variabile, che – per 25 volte al secondo – traccia le 625 righe di cui è fatta l’immagine. Il flusso di questi segnali deve seguire un ritmo assolutamente preciso, perché basta l’errore di pochi milionesimi di secondo per rendere impossibile la formazione dell’immagine sullo schermo.
Risulta chiaro, dunque, che un montaggio video non può essere fatto usando forbice e nastro adesivo: bisogna disporre di una strumentazione che lavori con altissima precisione direttamente sulle informazioni che generano le immagini piuttosto che sul supporto dove sono registrate.
Al riguardo ci sono due coppie di termini che meritano un chiarimento: a) e. lineare/e. non lineare; b) e. offline/e. online.
a) È detto e. lineare il sistema tradizionale, quello che utilizza come strumento-base il videoregistratore. Uno o più videoregistratori, opportunamente pilotati da una centralina, forniscono il segnale che viene registrato sul videoregistratore ‘master’. Sul nastro le immagini e i suoni sono montati in successione, in modo rigidamente lineare: bisogna far scorrere il nastro avanti o indietro per raggiungere il punto voluto; poi, una volta montato il programma, se il montatore volesse abbreviare qualche scena, deve rassegnarsi a rifare tutto il programma a partire da quel punto. La sequenza lineare non dà scampo.
L’e. non lineare è quello consentito dal computer. Le sequenze di immagini e di suoni – attraverso la digitalizzazione – diventano dei file registrabili su un hard disk; come tali sono raggiungibili da parte dell’operatore direttamente e istantaneamente. In questo modo le immagini e i suoni non sono più collegati tra loro come gli anelli di una catena lineare; sono tutti anelli liberi, riorganizzabili a piacere. Il lavoro del montatore non consiste più nello spostare materialmente pezzi di sequenze, come si faceva con il videoregistratore; egli si limita a preparare una lista di comandi, eseguendo i quali il computer – con l’elaborazione dei file – produce il filmato voluto. Con questa tecnica non solo si riducono i tempi di produzione, ma qualsiasi intervento su qualsiasi punto del prodotto finale interessa solo quel punto, non obbliga ad alcun rifacimento della parte seguente del filmato.
Per un ulteriore chiarimento può servire il confronto tra la striscia di carta del telegrafo e la pagina di un libro. La lunga striscia di carta, che riportava i messaggi del telegrafo, obbligava a una lettura lineare. Invece la pagina di un libro consente una doppia lettura: lineare quando il lettore segue le frasi parola dopo parola; non lineare quando invece egli salta dei brani, scorre soltanto i titoli dei paragrafi, o ritorna indietro a un punto voluto. Questo può essere fatto perché la pagina è tutta simultaneamente disponibile alla lettura. La stessa cosa capita per i file video registrati su un hard disk.
I costi di una stazione di e. non lineare sono alti, se la qualità a cui si punta è quella di uno studio di postproduzione professionale. Se invece ci si accontenta di qualcosa di meno, la spesa diventa contenuta, pur assicurando livelli di notevole qualità. Il comunicare con le immagini sta diventando accessibile quanto il comunicare con la parola scritta.
b) Le due espressioni offline e online, se attribuite all’e., indicano due modalità di lavoro. Si dice che l’e. è fatto offline quando si produce un ‘master’ provvisorio su macchine di minor pregio; in questa fase l’attenzione non è rivolta alla perfezione delle immagini, ma alla scelta delle sequenze, alla precisione dei tagli, alla durata e ai tipi di effetti introdotti. Il costo orario della strumentazione è contenuto, quindi si ha a disposizione tutto il tempo necessario. Nel video prodotto ciò che è provvisoria è soltanto la qualità del suono e dell’immagine; è invece praticamente definitiva l’EDL (Edit Decision List, l’elenco delle decisioni di montaggio). A questo punto, con il materiale originale si può andare in un centro di produzione attrezzato al livello qualitativo scelto e, affidata al computer l’EDL con tutti i materiali da montare, si otterrà, praticamente in tempo reale, il prodotto finale, questa volta con la qualità voluta. Nella seconda fase si è trattato di un e. online, di un e. compiuto cioè su macchine di più alto livello tecnologico, capaci di offrire direttamente sia la qualità che gli effetti voluti. Il passaggio attraverso l’e. offline allunga i tempi di lavorazione ma, in compenso, consente uno studio accurato del prodotto e un preciso controllo dei costi.
2) Nell’editoria libraria. Indica tutte le operazioni redazionali che vanno dall’esame del ‘manoscritto’ fino alla correzione delle bozze e al ‘visto si stampi’ (autorizzazione alla stampa di un volume). Comprende, quindi, la revisione e il completamento dei testi, la scelta o la valutazione delle illustrazioni, il controllo delle indicazioni bibliografiche, la scelta dei caratteri, dell’impaginazione, della copertina, la redazione dei ‘risvolti’ (testi relativi all’opera riportati sulla seconda, terza e quarta pagina di copertina o sui ‘risvolti’ veri e propri, cioè sulle parti della copertina, o della sovracopertina, ripiegate all’interno). Anche se affidate, in tutto o in parte, a specialisti, queste attività ricadono nella responsabilità dell’editor (di una singola opera o di un intero settore redazionale). Quest’ultimo termine, nel gergo editoriale anglosassone indica il curatore di un’opera collettiva, reso in italiano con l’espressione ‘a cura di’. L’attività di e., complessa e delicata, richiede un costante e affiatato rapporto con gli autori e con i responsabili della stampa.

Bibliografia

  • BROWNE Steve E., Nonlinear editing basics. A primer on electronic film and video editing, Focal Press, Boston (MA) 1998.
  • CADIOLI Alberto, Dall’editoria moderna all’editoria multimediale. Il testo, l’edizione, la lettura dal Settecento ad oggi, Unicopli, Milano 2001.
  • CADIOLI Alberto – PERESSON Giovanni, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale, Liguori, Napoli 2007.
  • COMOLLI Fabrizio - PANZETTA Stefano, Tecnica e creatività per il video digitale, Jackson Libri, Milano 1999.
  • MURCH Walter, In un batter d'occhi. Una prospettiva del montaggio cinematografico nell'era digitale, Lindau, Torino 2000.
  • MUSBURGER Robert B., Single-camera video production, Focal Press, Boston (MA) 1999.

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Come citare questa voce
Lever Franco , Editing, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/11/2019).
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