Educomunicazione

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Il rapporto tra i mezzi di comunicazione e la problematica educativa è da tempo oggetto di riflessione e studio in tutto il mondo. Questo tema viene affrontato in varie voci di questo Dizionario, in particolare in Famiglia e mass media, Minori e mass media, Scuola, Televisione educativa, Videodipendenza. In forma più tematizzata trova una trattazione specifica in questa voce, che riflette il punto di vista latinoamericano e in Media Education ispirata in special modo alla tradizione canadese ed europea.

1. Definizione

E. è l’insieme delle politiche e delle azioni inerenti alla pianificazione, all’attuazione e alla verifica di processi e prodotti destinati a creare e rinforzare ecosistemi comunicativi negli ambienti educativi ‘in presenza’ o ‘virtuali’. Tra queste azioni si includono di preferenza lo studio sistematico dei mezzi di comunicazione (media education) e lo sforzo per migliorare il coefficiente espressivo e comunicativo delle azioni educative, comprese quelle destinate all’utilizzazione dei mezzi d’informazione nel processo di apprendimento (information literacy).

2. Un nuovo campo di intervento sociale

Da anni ormai le iniziative di e. si stanno moltiplicando, così come aumentano la produzione di studi teorici e di proposte pratiche e lo svolgimento di incontri specialistici, ricchi di iniziative operative. Nel documento conclusivo dell’incontro sul tema Media e educazione promosso nel 1999 a San Paolo dal Ministero dell’educazione del Brasile si affermava tra l’altro: "Nell’interazione tra comunicazione ed educazione riconosciamo un nuovo campo di intervento sociale e di esercizio professionale: l’informazione è un fattore fondamentale per l’educazione". A partire da questa definizione il documento raccomandava alle università brasiliane la creazione di corsi (di laurea, di specializzazione e di dottorato di ricerca) per preparare il nuovo professionista, l’educomunicatore, rispondendo così alla richiesta che emerge sia dai mezzi di comunicazione sia dal sistema educativo.

3. Il concetto

Il concetto di e., come nuovo campo di intervento sociale, ha attirato l’attenzione degli specialisti in vari Paesi. Basta collegarsi a Internet per constatare la varietà di contributi elaborati negli ultimi anni. In America Latina il Congresso internazionale ‘Comunicazione ed educazione’ (San Paolo, 1998) e il Seminario internazionale "Comunicazione ed educazione" (Bogotà, 1999) sono riusciti a riunire gli specialisti di quest’area, dando vita così a un dibattito assai ricco sul tema.
In America Latina il concetto di e. è stato utilizzato spesso dal ricercatore uruguaiano Mario Kaplún ed è stato messo in discussione nel International congress on communication and education dalla ricercatrice francese Geneviève Jacquinot, professoressa dell’Università di Parigi 8, Sorbonne. Nel suo intervento affermava che "l’educomunicatore non è soltanto un docente specializzato con l’incarico del corso di educazione ai mass media, ma il docente del secolo XXI, capace di integrare i diversi mezzi nella sua pratica pedagogica".
L’e., in realtà, si caratterizza per la ricerca permanente di risposte concettuali e pratiche alle complesse questioni presenti nelle condizioni di vita della società contemporanea. Il nuovo campo si trova nella fase di definizione della propria identità; elementi fondamentali sono il carattere interdiscorsivo e interdisciplinare del suo impianto teorico e il livello multiculturale del suo intervento sociale.

4. Qual è il rapporto tra educazione e comunicazione?

Al momento tre sono le ipotesi sul tipo di rapporto esistente tra comunicazione ed educazione.
1) La prospettiva della piena autonomia tra i due campi. Una corrente funzionalista crede che i due campi siano predestinati a svolgere ruoli sociali diversi e, molte volte, persino contraddittori tra loro. Questa concezione è responsabile, per esempio, della separazione tra i corsi e i programmi delle facoltà di Educazione e di Comunicazione sociale.
2) La prospettiva dell’alleanza strategica tra i due campi (il rapporto tra i due campi si regge nella prospettiva di un reciproco scambio di servizi). Alcuni momenti di collaborazione avvicinano i professionisti dei due campi, in particolare quando vengono utilizzate le nuove tecnologie nell’insegnamento ‘in presenza’ o ‘a distanza’, o nella produzione di programmi educativi da parte dei grandi media.
3) La prospettiva dell’emergenza di un campo nuovo. Un nuovo campo è già aperto, interdiscorsivo e interdisciplinare, con una giustificazione teorica propria; si concretizza nell’emergere della figura di un nuovo professionista, il cui profilo si sta costituendo nella pratica dell’azione comunicativa negli spazi educativi e/o nei media.
Carlos Eduardo Valderrama, nell’introduzione al libro Comunicación y educación. Coordinadas, abordajes y travesías, riconosce l’esistenza di punti di vista diversi a proposito del rapporto comunicazione/educazione, ricordando la posizione dell’Universidad Nacional de la Plata, Argentina, contrapposta a quella sostenuta dal Nucleo di Comunicazione ed Educazione dell’Università di San Paolo, Brasile (NCE/USP-Brasile). Che stia emergendo un campo nuovo lo sostengono anche autori nordamericani, come Renée Hobbs, consulente di Channel One e professoressa della Clark University, Massachusetts, per i quali non è più possibile pensare al rapporto tra comunicazione ed educazione in modo dicotomico.

5. I presupposti

Qualunque sia la prospettiva adottata, sorge una domanda sostanziale: qual è l’identità dei protagonisti dei processi educomunicazionali? Per autori come Geneviève Jacquinot, gli educomunicatori sono gli insegnanti che sanno integrare i diversi mezzi nella loro pratica educativa. Una recente ricerca (svolta in Brasile dal Nucleo di Comunicazione ed Educazione dell’Università di San Paolo) indica tuttavia che stanno emergendo nuovi attori sociali: sono presenti nei grandi mezzi, nelle televisioni e nelle radio educative, nei centri culturali, nelle organizzazioni non governative e, persino, nelle aziende. Li caratterizza la grande abilità che dimostrano nel lavorare a partire da concetti e metodologie di intervento sociale che tengono insieme la comunicazione, l’educazione e le tecnologie dell’informazione. Senso e scopo del loro lavoro è l’utopia della costruzione della comunità civile.
In altre parole, le pratiche educomunicazionali cercano di far convergere le loro azioni verso un unico, grande obiettivo: ampliare il coefficiente comunicativo delle azioni umane. I presupposti sono:
– una teoria dell’azione comunicativa che privilegia il concetto di comunicazione dialogica;
– un’etica della responsabilità sociale per i produttori culturali;
– un ascolto attivo e creativo da parte dei destinatari;
– una politica che propone l’utilizzazione dei mezzi di informazione secondo gli interessi dei soggetti che intervengono nel processo di comunicazione (produttori, istituzioni intermedie e consumatori dell’informazione), con l’obiettivo di allargare gli spazi di espressione.
Così concepita, l’e. assume i caratteri fondamentali sia dei campi tradizionali dell’educazione e della comunicazione, sia di altri campi delle scienze umane e delle arti, superando gli ostacoli epistemologici imposti dalla visione illuminista e funzionalista dei rapporti sociali che vorrebbe mantenere isolati e incomunicabili i campi tradizionali della conoscenza.

6. Costruzione di ‘ecosistemi comunicativi’

In termini operazionali, quando si parla del rapporto tra comunicazione, tecnologie dell’informazione ed educazione, emergono immediatamente due ordini di problemi: uno, di tipo operazionale, con profonde implicazioni culturali ed economiche, investe il modo in cui la politica, le aziende e i vari modelli pedagogici integrano le tecnologie negli spazi educativi; l’altro, di carattere eminentemente culturale, deriva dal fatto che i bambini e i giovani convivono con un sistema dei mezzi di informazione e di comunicazione che non sempre accoglie i punti di riferimento culturali ed etici difesi dal sistema educativo formale.
Il primo ordine di problemi si colloca nell’ambito conosciuto come information literacy (la comprensione di come si produce e si diffonde l’informazione e la sua utilizzazione nel processo di apprendimento); il secondo, invece, è riconosciuto internazionalmente con il concetto di media education o, negli Stati Uniti d’America, come media literacy (la comprensione del ruolo dei mezzi e l’alfabetizzazione tramite i media).
Renée Hobbs (1997) ricorda che all’inizio degli anni Novanta specialisti del suo Paese, riuniti nell’Aspen Institute, Colorado, hanno definito la media literacy come la capacità di accogliere, analizzare, valutare e comunicare messaggi in un’ampia varietà di forme (ability to access, analyze, evaluate, and comunicate messages in a wide variety of forms), allargando, con l’introduzione della prospettiva dell’utilizzazione dei mezzi d’informazione, l’area di azione dei programmi in questo campo. Progetti simili giustificano l’adozione del concetto di information literacy: facilitare per tutti l’accesso a - e la conoscenza dei - mezzi d’informazione. Questa è la ragione per cui abbiamo introdotto il concetto di e., come sintesi degli obiettivi della media education e dell’information literacy.
In realtà, l’information literacy e la media literacy, oggi presenti nei programmi scolastici di tutti gli Stati americani, sono state utili, in alcuni casi, come campi che consentivano l’educazione politica e civica degli alunni. È ciò che stabiliscono i programmi di scienze sociali dall’8ª alla 12ª classe dello Stato della California, dove le due aree di analisi e di pratica pedagogica si completano in un insieme di attività che mirano a formare negli allievi la capacità di valutare, assumere e difendere una posizione propria a proposito dell’influsso dei media sulla vita política americana. Questi i punti da analizzare: 1) il significato e l’importanza della libertà di stampa nel Paese; 2) il ruolo dei mezzi elettronici e di Internet come strumenti di comunicazione in America; 3) il modo in cui gli uomini pubblici utilizzano i media per comunicare con i cittadini.
L’e. non è, perciò e soltanto, una "lettura critica dei mezzi d’informazione", come spesso si vuole far credere. È invece un nuovo campo che mira alla costruzione di veri ecosistemi comunicativi negli spazi educativi, siano essi ‘in presenza’ o ‘virtuali’, con il proposito di migliorare il coefficiente espressivo e comunicativo delle azioni educative.

7. L’ambito di azione dell’educomunicatore

A partire della proposta dell’NCE/USP-Brasile, il professionista dell’e. agisce come consulente e coordinatore di progetti in aree come quelle di seguito indicate.
a) La gestione della comunicazione entro spazi educativi, siano essi formali o non formali, ‘in presenza’ o ‘a distanza’ o, ancora, quelli della produzione culturale dove intervengono i mezzi di comunicazione. Come ‘gestore della comunicazione’, l’educomunicatore si interessa essenzialmente della qualità dei rapporti comunicativi.
b) La mediazione tecnologica nei processi educativi (information literacy). In questo caso, il compito dell’educomunicatore è di rendere disponibili le risorse necessarie per l’effettivo esercizio interattivo e collaborativo della comunicazione da parte dei soggetti coinvolti nel processo educativo.
c) Gli studi relativi alla ricezione dei media e all’educazione per la comunicazione, basata sulla prospettiva delle mediazioni culturali (media education).
d) Il sostegno alla produzione e all’espressione artistica di professori e studenti, facendo tesoro degli sviluppi compiuti nel campo dell’educazione all’arte.
Ogni azione ‘educomunicativa’ presuppone uno sforzo permanente di dialogo sia con le scienze umane, in particolare l’educazione, la comunicazione e l’arte, sia con le istanze poste dalle conquiste tecnologiche, così da assicurare un servizio di consulenza e di intervento professionale aggiornati.
In questo modo l’e. si propone di facilitare la produzione e la diffusione dell’informazione nell’ambito educativo, promuove l’interattività nel processo di insegnamento/apprendimento e fornisce i riferimenti teorici e metodologici necessari all’analisi della produzione culturale. L’e. si propone anche di fare interagire la comunità educativa con il sistema dei mezzi di comunicazione di massa, assicurando la formazione di persone creative e attente a una utilizzazione democratica dei media a beneficio di tutta la collettività.
Si possono trovare educomunicatori nelle organizzazioni non governative di piccole dimensioni, nella scuola e nei centri di produzione mediale. Ciò che li caratterizza è l’apertura a un processo continuo di apprendimento e la permanente disponibilità al dialogo multiculturale (Media education).

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Note

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Soares de Oliveira Ismar , Educomunicazione, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/06/2021).
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