Ermeneutica

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Sooren Kirkegaard (Copenaghen, 5 maggio 1813 – Copenaghen, 11 novembre 1855, filosofo danese

1. Il termine

Il termine deriva dal greco ermeneia con un duplice significato: di esprimere e di comunicare e soprattutto di interpretare. Di qui l’originaria qualificazione di e. quale ‘arte dell’interpretazione’.
Ma il problema interpretativo ha assunto una valenza singolarmente nuova nella riflessione attuale, soprattutto per un cambiamento di orizzonte di interesse: si è progressivamente spostato l’accento dal testo all’esistenza e quindi anche l’e. ha finito col caratterizzare l’intero procedimento che qualifica la stessa ricerca filosofica.

2. L’interesse della riflessione recente

Da decenni è in atto un profondo cambiamento culturale; la suggestiva immagine di Buber (1878-1965) – l’uomo senza casa – interpreta bene la situazione attuale, sia a livello socio-politico sia a livello culturale-esistenziale Buber, 1943).
Dopo la tragica esperienza della prima guerra mondiale riaffiora l’interesse per la persona, il suo compito, il suo destino. Ritorna il problema del singolo e gli autori che ne trattano sono oggetto di una rinnovata attenzione.
Kierkegaard (1813-1855) diventa attuale e il suo diario (1998), la suggestione delle annotazioni estrose e sincere, comunque personalissime, propongono un confronto vivo e stimolante: si delinea un movimento di pensiero che passa sotto il nome di ‘Kierkegaard-Renaissance’.
Il pensiero di Nietzsche (1840-1900) ritrova risonanza singolare. Le sue annotazioni provocatorie e penetranti trovano conferma in vaste analisi psicologiche e psicoanalitiche. L’esistenza emerge in uno spessore inavvertito alla tradizione: finisce col diventare riferimento appassionante.
Husserl, con una larga schiera di discepoli e di studiosi, mette a punto un procedimento metodologico rigoroso e innovativo, che tende a indagare il reale nella sua scarna nudità: ‘andar alle cose’ diventa il programma della fenomenologia.
D’altra parte risulta sempre più chiaro che ogni ricerca è filtrata da una precisa situazione interpretativa, in cui il singolo e il suo orizzonte culturale giocano un ruolo decisivo.
Il problema della verità non è più un itinerario della ragione astratta; è un compito di una ragione esistenzialmente definita (Pareyson, 1982).
Il problema ‘uomo’ s’impone e finisce col diventare riferimento centrale, condizione previa e obbligante di ogni ulteriore analisi, compresa quella definitiva sull’essere e sulla verità (Pareyson, 1982). L’uomo costituisce ‘la domanda’ (Scheler, 1921) o la pista obbligata che conduce ad affrontare la riflessione sull’essere (Heidegger) o sulla trascendenza (Marcel).
A partire da questa concentrazione sull’uomo l’esistenza umana s’impone inoltre come pista obbligata di ogni interpretazione. La stessa ricerca della verità passa per il ‘filtro’ dell’esistenza: si pongono le premesse per una metodologia globale di ricerca che si caratterizza come ermeneutico-esistenziale, e segna l’intera cultura attuale (cfr. Pareyson, Ricoeur, Gadamer...).

3. Il soggetto a perno dell’e.

L’uomo diventa oggetto e soggetto – riferimento ultimo – dell’e.: la tradizione può ancora risultare significativa e importante, ma solo dove è orientata e favorisce la corretta interpretazione dell’esperienza interiore. In altre parole l’e. si muove obbligatoriamente in una feconda inter-relazione fra soggetto e oggetto, fra progetto esistenziale-storico e tradizione passata; ma l’accento è portato con sempre più chiara enfasi sull’interpretazione del progetto storico-esistenziale, sull’elaborazione del senso.
La svolta diventa ancora più consapevole ed elaborata in Dilthey (1833-1911). Partendo dalla volontà di dare fondazione adeguata alla storiografia e più largamente alle scienze dello spirito, egli rileva che storia collettiva e storia personale s’intrecciano e s’illuminano reciprocamente (Dilthey, 1949).
La vicenda del singolo – autobiografia – si radica in situazioni storiche che la situano e la orientano: l’esperienza non è mai istantanea e atomizzata, è obbligatoriamente relazionata; si esprime attraverso strumenti linguistici e concettuali che eredita dalla tradizione; che tuttavia elabora e organizza secondo una propria singolare progettualità. C’è dunque una inter-relazionalità che obbliga a tener conto della storia per capire il singolo e a tener conto del singolo per capire la storia.
In ultima analisi l’esistenza diventa chiave interpretativa della storia e delle scienze dello spirito ed è perciò sull’esistenza che va concentrato lo sforzo interpretativo. In Heidegger (1889-1976) queste premesse trovano la loro lucida elaborazione. In Essere e tempo, il progetto dell’uomo interpreta la stessa temporalità e si qualifica appunto come consapevole elaborazione del proprio futuro. È in questo progetto centrato sul futuro che il passato può ancor venir valorizzato; ma precisamente in quanto assunto nell’esistenza concreta del singolo. Addirittura è questa stessa esistenza che interpreta l’essere nel tempo – o più radicalmente l’essere come tempo –: e perciò l’uomo è considerato ‘pastore dell’essere’.
Nella riflessione più matura, elaborata soprattutto a confronto e in dialettica con il pensiero di Nietzsche, l’uomo è ancora pastore dell’essere; ma l’essere è realtà fondante – forse trascendente – l’esistenza. Il progetto dell’uomo è sempre interpretazione dell’essere, ma questo va intessendo una propria storia che trova compiuta manifestazione nell’esistenza. L’esistenza non è più progetto affidato a se stessa: è manifestazione dell’evento dell’essere. L’uomo ne risulta il luogo privilegiato, ma anche obbligato. L’esistenza è posta all’orizzonte dell’evento dell’essere e ne decifra la rivelazione (Heidegger, 1994).
È evidente l’interesse e la provocazione della pagina di Heidegger sia nella prima radicalizzazione storicistica, in cui uomo e storia sono progetto futuro che si interpreta, sia nella seconda e più travagliata riflessione sulla rivelazione-interpretazione dell’essere e del suo evento; in tutto quel margine di indicibilità e di arcano che li caratterizzano, sembrano in grado di aprire lo spazio a una radicale riimpostazione della ricerca, a partire appunto, come già pretendeva Schleiermacher, dall’analisi dell’esistenza umana.
In ogni caso la riflessione è riportata risolutamente all’orizzonte dell’interpretazione. Il problema ermeneutico si trasferisce dalla tradizione all’esistenza umana. Il linguaggio in cui l’esperienza si esprime è luogo privilegiato dell’e.; tanto che nei risvolti più recenti l’e. si è concentrata attorno al linguaggio e alla comunicazione.
In questa prospettiva il progetto personale deve fare i conti con una situazione concreta dalle innumerevoli relazionalità; i media ne forniscono e ne moltiplicano la strumentazione sempre più capillare e pervasiva. In particolare già Adorno sottolinea che in sociologia i fatti e i fenomeni non possono essere analizzati a prescindere dalla società, assunta come totalità: "i fatti non sono, nella società, la realtà ultima". In questa prospettiva, le posizioni di Habermas e di Apel assumono oggi singolare risonanza culturale e notevole interesse.
Habermas va elaborando una propria teoria, centrata sull’agire comunicativo: mette in rapporto di connessione e di inter-relazione, in un orizzonte di senso che si alimenta al "gioco continuo di riproduzione culturale, interpretazione sociale e strutture di personalità" (Habermas, 1991).
Apel a sua volta tende a individuare criteri di validità universale per il gioco delle inter-relazioni, per le connessioni linguistiche, per i processi della comunicazione; anzi ipotizza che si possa pervenire a "un principio regolativo di tutte le azioni morali". Distingue fra una "comunità reale della comunicazione" e una "comunità ideale della comunicazione": ritiene che solo il riferimento alla comunità ideale della comunicazione possa conferire significato e valutazione definitiva al proprio argomentare (Apel, 1977).
In ogni caso, sulla spinta di prospettive del genere, il tema della comunicazione, dei suoi processi, dei suoi strumenti tende a occupare una zona sempre più vasta della ricerca ermeneutica.

4. Nuovo rapporto con la tradizione

Cambia il rapporto con la tradizione. La priorità d’interesse e di ricerca si sposta dal ricupero della tradizione all’interpretazione di esperienze inedite in ambito storico ed esistenziale.
Sotto il profilo specifico della comunicazione si possono rilevare alcuni aspetti che risultano qualificanti.
a) Innanzitutto l’accentuazione esistenziale porta come naturale e logica conseguenza la revisione dell’obiettivo della ricerca. L’interesse dell’interpretazione non è più un testo, per quanto autorevole, una fonte, sia pure sacra, ma è la storia come condizione complessa di vita (Dilthey, 1970) o, più definitivamente, come luogo di un progetto che decide dell’esistenza (Heidegger, 1969) in una relazionalità che va decifrata con strumenti sempre più affinati e tendenzialmente onnicomprensivi.
b) S’impone inoltre un’accentuazione singolarmente nuova nel modo di confrontarsi e di accogliere i dati della tradizione. Ricondotta ai suoi elementi essenziali e innovativi, la tradizione ha cessato di essere normativa, di veicolare verità permanenti. Rappresenta piuttosto un riferimento indispensabile e privilegiato da cui l’esperienza attuale, sia pure attraverso una costante rivisitazione, desume quanto le torna utile o indispensabile per conferire intensità e pienezza al presente: il passato va rivisitato, assunto e applicato sulla base di mutate esigenze storiche e di imprevedibile progettualità personale.
La tradizione non custodisce il senso da trasmettere. Può offrire indicazioni preziose e criteri importanti di ricerca e di elaborazione del senso: si può dire, ricorrendo a un’immagine, che la tradizione non offre un deposito di verità da trasmettere; costituisce un cantiere incomparabilmente ricco, cui attingere per la realizzazione di un progetto, ambizioso o modesto che sia, comunque non delegabile al passato.
Di nuovo torna il ricorso a mezzi sempre più sofisticati per ‘navigare’ liberamente attraverso la tradizione e la sua incalcolabile ricchezza.
c) Soprattutto si è presa chiara consapevolezza che il problema ermeneutico non è più solamente concentrato sul dato esistenziale singolo; è impegnato a verificare l’esistenza di una relazionalità complessa, che ha sul progetto del singolo una risonanza difficilmente calcolabile.
Studi molteplici (soprattutto di sociologia), analisi che tendono a risultare onnicomprensive come quelle ricordate di Habermas e di Apel, offrono al tema della comunicazione una risonanza orientativa dell’intera cultura.
Anche applicazioni più direttamente educative si portano sulla provocazione della relazionalità; tendono a consentire una piena comunicazione e una vasta informazione avvalendosi dei mezzi sempre più elaborati ed efficaci della tecnica moderna (Delors, 1997).

Bibliografia

  • APEL Karl Otto, Comunità e comunicazione, Rosenberg & Sellier, Torino 1977.
  • BETTI Emilio, L’ermeneutica come metodica generale delle scienze dello spirito, Città Nuova, Roma 1987.
  • BUBER Martin, Il problema dell'uomo, ELLEDICI, Leumann (TO) 1983.
  • DELORS Jacques (ed.), Nell'educazione un tesoro. Rapporto all'UNESCO della Commissione Internazionale sull'educazione per il ventunesimo secolo, Armando, Roma 1997.
  • DILTHEY Willhelm, Introduzione alla scienza dello spirito, Paravia, Torino 1949.
  • DILTHEY Willhelm, Ermeneutica e religione, Pàtron, Bologna 1970.
  • GADAMER Hans-Georg, Verità e metodo, Fabbri, Milano 1972.
  • HABERMAS Jürgen, Il pensiero post-metafisico, Laterza, Roma 1991.
  • HEIDEGGER Martin, Essere e tempo. L’essenza del fondamento, UTET, Torino 1969.
  • HEIDEGGER Martin, Nietzsche, Adelphi, Milano 1994.
  • HUSSERL Edmond, La filosofia come scienza rigorosa, Paravia, Torino 1958.
  • KIERKEGAARD Soren, Diario, Fabbri, Milano 1998.
  • MARCEL Gabriel, Il mistero dell'essere, Bora, Torino 1970 (ed. orig. 1951).
  • PAREYSON Luigi, Verità e interpretazione, Mursia, Milano 1982.
  • RICOEUR Paul, Il conflitto delle interpretazioni, Jaca Book, Milano 1977.
  • SHELER Max, L'eterno nell'uomo, Fabbri, Milano 1972 (ed. orig. 1921).
  • TRENTI Zelindo, Invocazione. Opzione religiosa e dignità umana, LAS, Roma 1993.
  • VATTIMO Gianni, La società trasparente, Garzanti, Milano 1989.

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Note

Come citare questa voce
Trenti Zelindo , Ermeneutica, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (22/10/2019).
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