Esperienza

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1. L’e. nella ricerca recente

Il termine, dalla radice semantica greca ‘peiro’, indica un passare attraverso; dunque fondamentalmente un vivere e un prendere coscienza del vissuto. Si potrebbe dire che un’e. si dà ogni qualvolta c’è partecipazione vissuta e significativa a una qualunque provocazione. Il carattere umano e umanizzante dell’e. è dato quindi dal rapporto obbligato con un dato oggettivo, ma anche dalla consapevolezza con cui lo si assume e lo si interpreta.
L’e. assume oggi una singolare rilevanza. Viene esplorata da scienze diverse, sotto aspetti complementari. La ricerca attuale, anche nella sua elaborazione più esigente, filosofica, si è concentrata sull’e. concreta: ne ha sondato lo spessore, ne ha perseguito le ramificazioni.
‘Andare alle cose’ è stato uno dei canoni condivisi della fenomenologia, benché questo piegarsi sulla realtà per lasciarla trasparire nella sua scarna nudità sia apparso ben presto semplicistico. L’esistenza dell’uomo, in cui la realtà si rivela, ha un proprio spazio interpretativo e offre una sua irripetibile risonanza. Anzi, dove l’approfondimento si affina, il dato obiettivo – il reale – lungi dall’emergere in una vuota essenzialità s’arricchisce di rapporti innumerevoli, sottende rimandi spesso difficilmente interpretabili: la verità delle cose chiama una relazionalità pressoché indecifrabile, affonda in radici lontane, appare fasciata di mistero. L’e. s’afferma, perciò, come una traccia singolarmente allusiva e sollecitante: pista privilegiata all’incontro con la verità dell’uomo e contemporaneamente alla scoperta di rapporti complessi che lo relazionano a tutto il reale e lo espongono al richiamo sottile e imperioso che gli giunge dal versante della trascendenza.
D’altronde proprio questa rete intricata e vasta chiama in causa il tema della comunicazione, dei suoi strumenti efficaci.
Le connotazioni che qualificano l’e. L’e. è termine abusato. La riflessione fenomenologica ed esistenziale l’ha attraversata in tutte le direzioni. Ha tenuto fermi due poli opposti e complementari. L’e. comporta rapporto obbligato con l’oggetto; anzi, nell’istanza più rigorosa husserliana, ha preteso di lasciar affiorare intatta l’essenziale verità delle cose. E tuttavia una verità si dispiega – si svela – sempre a una coscienza, e perciò chiama in causa la responsabilità del soggetto, per quanto il soggetto stesso si interpreti in situazione di intercomunicazione col proprio habitat.
Anche sulla base di questi scarni richiami è evidente che l’e. non si riduce al dato grezzo e immediato: ha un suo spessore pressoché indecifrabile. Si tratta di esplorarla, di predisporne l’analisi e la comprensione con strumenti adeguati.

2. Linee di interpretazione attuale

L’e. riguarda prima di tutto il vissuto. Naturalmente il vissuto conscio: per quanto l’aspetto cosciente sia solo come la punta di un iceberg. La dimensione inconscia si protende a profondità indecifrabili; conserva tuttavia una risonanza difficilmente calcolabile nel corso della stessa interpretazione cosciente, segnata di precomprensioni o di pregiudizi sotto molti aspetti determinanti: la loro importanza è imponderabile e comunque alta.
La comprensione avviene, infatti, sulla base di un orizzonte interpretativo che precede l’e. immediata e diretta. Una certa percezione più o meno profonda dello stesso fatto o dello stesso valore è comandata da una storia sinuosa e non più ripercorribile dalla persona che l’ha vissuta.
Senza naturalmente negare l’importanza della situazione attuale e i richiami di cui è esplicitamente portatrice: è chiaro comunque che restano condizionati e per lo più proporzionati all’itinerario che l’ha preceduta.
Cosicché l’interpretazione che, di fatto, si realizza si muove per così dire su un duplice piano, dei solchi già aperti e magari approfonditi nella storia passata e delle provocazioni attuali, immediatamente avvertite e urgenti. La loro composizione comporta una logica che è difficile decifrare. Orientativamente si può dire che l’intensità e chiarezza delle sollecitazioni attuali giocano un ruolo tanto più risolutivo quanto più alta è la maturità della persona e più risoluti sono i suoi obiettivi.
Cosicché il richiamo alla dimensione cosciente, apparentemente semplice, si manifesta estremamente complesso e consente di avvertire lo spessore proprio dell’e. umana. Non è merito piccolo della psicanalisi l’aver dato straordinaria rilevanza al vissuto, magari remoto; il suo torto, caso mai, è quello di darvi considerazione enfatizzata o di rivisitarlo esclusivamente sotto il profilo sessuale: rudimentalizzando così lo spessore e la dignità dell’e. umana.
Ma è chiaro che già la ricerca delle matrici e delle diramazioni dell’e. ne mette in gioco la dimensione propriamente umana: la riflessione. Il cammino dell’interpretazione, la chiarezza con cui si realizza, è segnato dalla forza con cui opera la riflessione, intesa come ritorno consapevole sul vissuto, per identificarlo e possibilmente chiamarlo per nome. Anche solo a seguire una convinzione precisa, di cui siamo consapevoli nella sua elaborazione progressiva e nel suo faticoso scompaginarsi, risulta evidente l’itinerario sinuoso e in tanta parte imprevedibile che le nostre idee percorrono.
Soprattutto vi attingono quelle esigenze di verifica vigile e critica che un orizzonte ampio di conoscenza sembra comportare. La novità di una situazione non si somma all’e. vissuta: tende a configurarsi cercando una composizione, spesso difficile, nella compagine del vissuto personale.
Sullo sfondo affiora il bagaglio acquisito dalla tradizione, dalla consuetudine, dagli interessi... Appunto perché si sono compaginati in una certa unità, hanno anche delineato le prospettive, gli ideali, i valori: in una parola il ‘progetto’ della persona. Il loro ricupero consapevole è anche segnato da una capacità di valutazione critica affidata a criteri che ancora una volta costituiscono il bagaglio prezioso di cui una persona è portatrice. È chiaro che la cultura, la tradizione, hanno a questo punto un peso determinante; si compongono con la dimensione più originale, propria della persona, che in ultima istanza è chiamata a selezionare, ad assumere e a fare proprie quelle che risultano proporzionate al proprio progetto: donde la singolare dialettica che segna il processo dell’e. e la formulazione della domanda quale chiave interpretativa reale della situazione che la persona vive.
Di fatto la domanda non è mai ovvia. È sollecitata dalle condizioni in cui ciascuno è immerso; e tuttavia queste stesse condizioni sono assunte secondo angolature e accentuazioni che la persona privilegia, in base a obiettivi e a scelte che le sono propri. In definitiva l’e. viene a essere contrassegnata da una sostanziale accentuazione originale in cui i dati oggettivi non sono trascurati: sono decifrati e orientati. La loro elaborazione che pure si avvale del patrimonio cui ha attinto è la novità propria di ogni e. umana autentica; che di per sé non si ripete mai: rappresenta un evento.
Naturalmente si pone il problema dell’oggettività dell’interpretazione. Un’oggettività che il positivismo ha rivendicato ed esasperato; ne ha fatto un miraggio di cui oggi si misura l’impraticabilità. Tuttavia ne ha fatto anche un riferimento importante che, del resto, la tradizione ha sempre sottolineato.
Nella sensibilità attuale, sia di fronte alla tradizione che di fronte alla rivendicazione della più recente cultura neopositivista, è stata vigorosamente ridimensionata la presunzione all’oggettività totale. Resta tuttavia vivo e irrinunciabile il dovere della verifica attenta e critica: dell’analisi rigorosa dei dati, magari perseguita con diversità di metodologie e di approcci; che lungi dall’evadere il tema dell’oggettività lo inquadrano e tentano di definirne i contorni precisi.
In questo processo laborioso e continuo apparentemente ciò che si impone è il tema, il contenuto, i problemi che man mano vengono svolti e dibattuti. E sotto un certo aspetto è vero. Tuttavia è evidente che tutto si svolge all’interno dell’e. che la persona vive. È precisamente questa che di continuo è messa sotto verifica; si modifica, si dilata, si rinnova. È dialettica, come già Hegel ha magistralmente evidenziato.
Cosicché la matrice del processo conoscitivo resta il soggetto nella sua verità storica. La vera modifica non sta nell’accumulo delle nozioni e delle conoscenze; sta nel cambiamento continuo cui è soggetta la sua e. È questa che progressivamente tende a essere piena e realizzata. Anche il ritorno riflessivo e critico riguarda certo le novità incontrate nelle acquisizioni fatte; ma il significato decisivo è dato dallo spessore e dall’autenticità dell’e. vissuta e portata a maturazione. Insomma le conoscenze assunte non sono solo conosciute, ma sono fatte proprie e sono diventate parte costitutiva della propria personalità e del proprio modo di essere.
Il fatto sembra tanto più vero quanto più si fa riferimento a un mondo spirituale che si è accostato, conosciuto e finalmente condiviso. Il confronto ha dilatato l’orizzonte, ha dato spessore all’esistenza. Le analisi di Gadamer che tematizzano il rapporto con la tradizione sono pertinenti. Come pertinente è la sua conclusione, che sfocia nella piena consapevolezza della finitudine di ogni umano esperire. Citando Eschilo, Gadamer ribadisce la consapevolezza della finitudine. Conferma all’e. umana un orizzonte singolarmente vasto; però anche insoddisfacente (Gadamer, 1972).
Proprio il gioco delle condizioni parziali e inadeguate sembra sollecitare l’e. oltre l’orizzonte della finitudine: rappresenta una constatazione di fronte a cui lo studioso tedesco sembra sostare, se non pago, almeno consapevole che il limite non è valicabile; perciò va accettato. Definisce l’itinerario concreto cui ogni e. umana resta obbligata.
Schematizzando si possono rilevare le connotazioni irrinunciabili:
– anzitutto è indispensabile trasferirsi dal vissuto alla consapevolezza del vissuto: dimensione cognitiva;
– per lo più sollecitare una presa di coscienza in grado di prendere le distanze dal vissuto, per misurarlo sulla base di criteri autentici di valutazione: dimensione critica;
– soprattutto perché l’e. dice necessario riferimento a dati oggettivi con cui è costitutivamente in rapporto, pure da analizzare e accogliere nella loro intrinseca verità: dimensione veritativa;
– per quanto sia importante avvertire che il dato oggettivo è sempre assunto dal soggetto, secondo una propria irrinunciabile prospettiva, un punto di vista parziale e interpretativo: dimensione ermeneutica;
– naturalmente l’analisi di questi diversi aspetti non trascura la lezione di Hegel che ne rileva la dimensione dialettica;
– né sottovaluta l’aspetto irriducibilmente parziale e finito: dimensione trascendente.
L’e. è dunque un processo che rielabora in un superamento mai concluso i singoli momenti che attraversa e che la sostanziano; costituisce la risorsa qualificante dell’esistenza. L’e. puntuale, fissata in una certa situazione, offre essa stessa una singolare visione di sintesi, una concentrazione istantanea – come già Aristotele ha sottolineato – di cui la stessa riflessione mette in atto di continuo il superamento.

3. I riferimenti attualmente privilegiati sotto il profilo della comunicazione

L’esplorazione dell’e. umana sembra essersi portata recentemente su alcune direttrici fondamentali:
– la ricomposizione del senso e la conseguente reinterpretazione dell’identità personale;
– l’apertura all’altro e l’esplorazione del rapporto interpersonale; – la consapevolezza di un presagio ineludibile, che fonda la ricerca religiosa.
Quindi il rapportarsi al mondo e agli altri è certo situazione: ma a livello umano autentico è anche sempre decisione. La pienezza dell’esistenza sta nella gamma complessa dei rapporti che la fondano; ma il carattere definitivamente umano è dato da un gesto libero, da un’opzione morale. La dignità dell’uomo si radica nella partecipazione, ma si qualifica in quanto è partecipazione voluta nella libertà: è comunicazione cercata e voluta.
Il problema della comunicazione è quindi fondamentalmente un’esigenza della persona come tale; è tuttavia anche una scelta che però nel contesto attuale è assediata e assillata da continue sollecitazioni, palesi o nascoste, leali o subdole, con cui è giocoforza misurarsi.
In un’applicazione non priva di suggestione l’intervento dell’Unesco ha giustamente sollecitato ad aprire l’e., dilatandola in un rapporto fecondo e indispensabile: Imparare a vivere insieme, imparare a vivere con gli altri (Delors, 1997).
In questa prospettiva il tema della comunicazione si impone con urgenza inedita. Nello sfondo educativo, soprattutto, è evidente quanto l’apertura all’altro sia straordinariamente sospinta dai mezzi di comunicazione che hanno fatto del nostro mondo un ‘villaggio globale’. Coloro stessi che sono deputati a educare l’e. umana sono chiamati a valorizzare "un momento in cui il mondo sta invadendo sempre di più la scuola, particolarmente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione" (Delors, 1997).
In sintesi. Nella ricerca recente l’e. è il fulcro di un’analisi rigorosa che ha impegnato soprattutto scuole e pensatori di matrice fenomenologica, esistenziale, personalista. La ricchezza e la novità degli apporti risultano sorprendenti; hanno consentito di esplorare lo spessore dell’esistenza e di percepirne una risonanza inedita. L’attenzione più recente ha tuttavia evidenziato una relazionalità complessa, mediata da strumenti potenti e sempre più onnipervasivi.

Bibliografia

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  • TRENTI Zelindo, Esperienza e trascendenza, ELLEDICI, Leumann (TO) 1982.

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Note

Come citare questa voce
Trenti Zelindo , Esperienza, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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