Free cinema

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John Schlesinger,(Londra, 1926 – Palm Springs, 2003) regista britannico vincitore del premio Oscar al miglior regista nel 1970 per la direzione di Un uomo da marciapiede
Movimento cinematografico inglese che, alla fine degli anni Cinquanta, ha cercato di rinnovare, sia da un punto di vista dei contenuti sia da quello della ricerca formale, lo stato di stagnazione e di aridità ideale entro cui si dibatteva il cinema britannico del dopoguerra. I maggiori artefici del movimento sono due registi, Karel Reisz e Lindsay Anderson, i quali, insieme ad altri intellettuali, nel 1957, redigono un vero e proprio manifesto, politico e programmatico al tempo stesso, nel quale si proclama l’esigenza di un cinema libero dai molti condizionamenti dell’industria e che sia un testimone diretto e attendibile della realtà inglese del tempo. Ispiratori del movimento sono, da una parte, gli Angry Young Man, o giovani arrabbiati, caratteristici del mondo letterario inglese di quegli anni – in modo particolare John Osborne – e, dall’altra, il neorealismo italiano, unitamente alle posizioni ideologiche sostenute dai redattori della rivista Sequences, in modo particolare da Gavin Lambert e dagli stessi Anderson e Reisz. Gli obiettivi che si prefigge questo movimento sono quelli di contestazione diretta nei confronti di tutta la condizione di immobilismo culturale e cinematografico peculiare dell’Inghilterra di quegli anni; la sua battaglia ideale si rivolge principalmente contro le istituzioni, la monarchia, il conformismo conservatore della società postbellica inglese, l’accademismo sterile del cinema nazionale e la tradizione documentarista che faceva capo a John Grierson e alla sua scuola. Di fatto, i primi prodotti realizzati dal f.c. sono soprattutto dei documentari, che descrivono in maniera realistica, non mediata, provocatoria e inquietante alcuni aspetti della società inglese, soprattutto quelli riguardanti i ceti popolari e meno abbienti. In questa linea si muovono cortometraggi come O Dreamland (1953) ed Every Day except Christmas (1957) di Lindsay Anderson, Together di Lorenza Mazzetti (1956), Momma don’t allow (1955) e We are the Lambeth Boys (1959) di Karel Reisz, Terminus (1961) di John Schlesinger.
Anche se, storicamente, tale movimento esaurisce la sua spinta ideale nel 1959, i suoi motivi ispiratori non mancano di influenzare il cinema inglese per tutto il decennio successivo. Sono gli stessi protagonisti della stagione del f.c. che, una volta passati alla regia di lungometraggi, trasferiscono anche nelle loro opere di finzione quello spirito iconoclasta, innovatore e anticonformista, peculiare del loro esordio come documentaristi, anche se la lucidità iniziale che aveva caratterizzato l’analisi sociale dei loro documentari slitta, con il passaggio al lungometraggio, verso posizioni di nichilismo anarchico, dove il gioco intellettualistico, alla fine, prevale su ogni intento propositivo e su qualsiasi tentativo di ricerca di soluzioni alternative all’esistente.
Tra i film più noti e che hanno poi fatto conoscere tale movimento a livello internazionale, ricordiamo: Sabato sera e domenica mattina (1960) e Morgan matto da legare (1960) di Karel Reisz, Io sono un campione (1963) e Se... (1969) di Lindsay Anderson; Sapore di miele (1961) e Tom Jones di Tony Richardson; Una maniera d’amare e Billy il bugiardo (1963) di John Schlesinger. Il successo anche commerciale di questi film, tuttavia, ha significato l’attenuazione di quella spinta liberatoria che stava alla base ideale del movimento, provocando un’inarrestabile integrazione di buona parte di questi registi all’interno dei meccanismi produttivi tradizionali. Per molti di loro, infatti, il consenso del mercato è stato anche caratterizzato dal passaggio inevitabile verso il cinema hollywoodiano, con tutto quello che ne è seguito in termini di libertà espressiva e di compromesso con determinati meccanismi produttivi, certamente molto rigidi nelle loro strutture consolidate. Di questa esperienza resta, nonostante tutto, un’eredità che non ha mancato di esercitare una influenza notevole anche su altri registi inglesi degli anni Sessanta e seguenti, come, ad esempio, Richard Lester, Bryan Forbes, Ken Loach, Desmond Davies, Sidney Furie, Anthony Simmons, Peter Watkins.

Bibliografia

  • MARINI Emanuele (ed.), Free cinema e dintorni. Nuovo cinema inglese 1956-1968, Lindau, Torino 1998.

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Come citare questa voce
Tagliabue Carlo , Free cinema, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/12/2021).
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