Giornale

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Testata online del quotidiano britannico Times

1. Definizione

In origine questo termine ha indicato il ‘foglio stampato’, pubblicato quotidianamente per la diffusione di notizie di varia natura (economiche, politiche, ecc.), trasformatosi poi in una pubblicazione in più fogli (Giornalismo. A. Storia e tendenze). Successivamente la parola g. è stata riferita genericamente a tutta la stampa periodica destinata a portare alla conoscenza del pubblico una selezione più o meno ampia di notizie. Oggi indica un qualsiasi mezzo di diffusione, organizzato per veicolare l’ informazione giornalistica a un pubblico generalista o settoriale. La specificità del g., dunque, è data dal presentarsi come un contenitore di informazioni di attualità, individuate, selezionate, valutate, elaborate da una apposita organizzazione: trasformate cioè in notizia secondo criteri che determinano la notiziabilità di un fatto. Il contenitore a sua volta è organizzato secondo le regole dell’ impaginazione.
Lo sviluppo tecnologico ha però cambiato questa definizione. Più opportunamente oggi si preferisce parlare di spazi informativi, riconosciuti come tali (reali o virtuali e addirittura illimitati come nel caso di Internet). Appare infatti difficile non includere nella categoria concettuale del g. anche il giornale radio (mezzo radiofonico), il telegiornale (mezzo televisivo), il televideo (Teletext) o il giornale online (Internet).
In quest’ultimo caso entra in crisi lo stesso concetto di g. come contenitore a causa della illimitatezza dei rinvii che si possono effettuare nella rete. Anche il concetto classico di impaginazione dei giornali è oggi cambiato. Può essere reale o virtuale, volontaria o imposta. L’impaginazione di Internet è da ritenersi volontaria (è il navigatore che sceglie le pagine e le cataloga secondo il suo volere) ed è assolutamente virtuale; quella dei g. di carta stampata invece, (ma anche quella dei g. radiotelevisivi) è reale e imposta dalla redazione giornalistica.

2. Dal g. di carta al g. virtuale

Il g. si presenta ai suoi albori come un incontro tra la stampa e la posta, sotto forma di avvisi o lettera; per questo la sua data di nascita potrebbe essere collocata nella seconda metà del Quattrocento (Giornalismo. B. Teorie e tecniche). Agli inizi trattava un solo argomento, anche se di particolare importanza. L’evoluzione del genere portò alla gazzetta, cioè a una pubblicazione con testata fissa e definita, a uscita periodica e di contenuto giornalistico. Arriviamo così al periodo compreso tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. La pubblicazione si diffonde in Svizzera, Germania, Inghilterra, Danimarca e Italia. è il periodo delle lotte per la libertà di stampa (Libertà e comunicazione). Nel 1788 nasce The Times, vedono la luce miglioramenti tecnici e grafici, si diffonde il g. a varia periodicità (quotidiana, settimanale, mensile), si diffondono le riviste. Problemi per la libertà di stampa si ripresentano in età napoleonica e durante la Restaurazione.
A metà del XIX secolo si definisce il concetto di notizia. è il periodo definito età dell’oro del giornalismo: il g. diventa non soltanto commento e opinione, ma divulgazione di fatti e quindi di notizie. Esplode il fenomeno del quotidiano. Il periodo d’oro finisce con le esperienze totalitarie europee: con le due guerre mondiali si offusca il mito della stampa libera e pluralista.
Oggi, sebbene in continuo confronto con media elettronici e nuovi media, il g. mantiene la sua carica di interesse e di attualità. L’informatica, guardata in un primo momento con un certo sospetto, si rivela una preziosa alleata per la diffusione delle notizie, la loro elaborazione e stampa, la distribuzione stessa del g. Le radio e le Tv finiscono per fare da traino alla diffusione e alla vendita del g. di carta stampata, che con la sua maneggevolezza, trasportabilità, economicità e capacità di contenuti e di approfondimenti, costituisce il giusto coronamento informativo ai dati acquisiti in maniera più sintetica e veloce nei giornali radio del mattino o con i telegiornali della sera.
Il g. di carta stampata, pur nella sua insostituibilità, rimane però soggetto a quelle che Murialdi (1998) definisce le "tre derive": la settimanalizzazione (l’abbinamento al g. di settimanali di varietà e attualità, giochi a premio, gadget e contenuti giornalistici propri dell’informazione periodica, piuttosto che di quella quotidiana); la spettacolarizzazione (il sempre maggiore spazio concesso alla cronaca rosa, al pettegolezzo, alle vicende morbose per attirare l’attenzione del lettore (Scoop); la teledipendenza (la tendenza del g. a seguire i contenuti dei telegiornali o gli argomenti trattati dalla Tv, la quale però gode della maggiore forza espressiva delle immagini). Se riuscirà a resistere a queste ‘tentazioni’, senza cercare ibridazioni che potrebbero solo danneggiarlo, il g. di carta stampata potrà mantenere intatto il suo ruolo informativo e potrà rilanciare la sua funzione.

3. Un g. per la radio e uno per la televisione

Nel linguaggio comune la parola g. viene altresì utilizzata per definire i programmi informativi della radio e della televisione: si parla comunemente di giornale radio e di telegiornale. Pur con le diversità di linguaggio e di struttura determinate dalla specificità del mezzo, possiamo definire entrambi come contenitori informativi, trasmessi via etere o via cavo, con più edizioni giornaliere, caratterizzati dalla diffusione in diretta e dalla rigorosa puntualità di trasmissione. Al loro interno può trovare ospitalità una gran varietà di generi informativi (interviste, documenti sonori, notizie, collegamenti in diretta, approfondimenti, inchieste). La loro realizzazione è curata da una redazione giornalistica che ne cura i contenuti e l’impaginazione (generalmente definita anche scaletta o sommario).
Rispetto al g. di carta stampata, alcuni elementi di caratterizzazione sono dovuti alla specificità del mezzo: diverso è naturalmente l’assetto tecnico-organizzativo legato alla produzione; il messaggio informativo espresso nel linguaggio radio-televisivo si caratterizza per linearità, semplicità e sintesi; la sigla di apertura e chiusura rappresenta ciò che in un g. di carta stampata è la testata; i conduttori radiotelevisivi hanno la funzione di guida nel dipanarsi dell’esposizione giornalistica e svolgono quel raccordo tra le varie pagine che in un g. di carta stampata è costituito dalla grafica; i titoli non sono il richiamo dei singoli articoli come avviene nella carta stampata, ma un sommario, una presentazione, una vetrina dei principali argomenti che si ascolteranno o vedranno; i cappelli (o lanci) sono le presentazioni dei singoli servizi e svolgono la funzione che nel g. di carta stampata viene assunta dai titoli.

4. Il teletext

Si tratta di un particolare tipo di g. televisivo a impaginazione virtuale e volontaria. Viene trasmesso sulle frequenze televisive e permette all’utente la scelta tra centinaia di pagine messe a disposizione. Nella forma di ‘pagina video’ viene trasmessa un’ampia gamma di informazioni, dall’attualità (seguita con frequenti aggiornamenti) allo sport, dalla programmazione televisiva delle principali emittenti, alle previsioni del tempo, all’oroscopo del giorno, ecc. L’esperienza in Italia è stata lanciata dalla Rai con Televideo. Più interattivo è invece il sistema Videotex. In Italia è stato adottato con il nome Videotel, ma ha avuto scarsa fortuna. Con esso – oltre a un grande numero di database si possono consultare notiziari giornalistici stilati da agenzie di informazioni e quotidiani. In entrambi i casi, l’utente seleziona le informazioni secondo le proprie esigenze e interessi.

5. La sfida di Internet

Nell’enorme massa di informazioni e dati contenuti nella rete non poteva non esserci spazio per le notizie e le informazioni giornalistiche; in questo modo Internet si propone come una grande sfida al g. stampato. Nella rete è già possibile trovare periodici e quotidiani pensati in funzione del nuovo mezzo, senza che esistano analoghe versioni in carta stampata. I quotidiani e le riviste già esistenti hanno creato a loro volta dei siti che contengono una selezione delle proprie pagine di stampa, con aggiornamenti informativi continui, con approfondimenti, reportage più ampi di interviste e ulteriori notizie di varia natura. Anche le agenzie hanno modificato i loro prodotti. Nei loro siti ospitano una selezione di servizi ad accesso libero e altri a pagamento. Cambia naturalmente la concezione stessa di g. Tutto si rapporta alla dimensione virtuale che è tipica della rete. Al di là dell’aspetto tecnico legato alla specificità del mezzo, il g. di Internet viene individuato attraverso un sito Web, si rivolge a un pubblico universale, assolutamente indistinto e inverificabile. I generi giornalistici che in esso vengono trattati rendono possibile la diffusione di testi scritti, immagini, suoni, effetti. Tutto ciò rende il g. di Internet più interattivo (il lettore può decidere quali notizie privilegiare) e più completo, in grado di aggiornarsi in tempo reale.
Rimangono aperti però molti problemi di grande rilievo: lo statuto dei giornalisti che lavorano nei g. virtuali, la verificabilità delle notizie ivi contenute, la registrazione e la credibilità delle testate, le implicazioni penali e civili di ogni illecito commesso a mezzo stampa. Rimane altresì aperto il problema della consapevolezza da parte del fruitore delle informazioni, perché nel mare di notizie in cui si finisce per navigare occorre avere dei saldi punti di riferimento come la riconoscibilità degli autori, la trasparenza e la individuabilità degli editori, la individuabilità del target.
Entra comunque in crisi la definizione di g. come contenitore chiuso di informazioni già valutate, selezionate, individuate e – in questo modo – trasformate in notizia. Cambia infatti il criterio della rilevanza con il quale il g. di carta stampata distribuiva le notizie (pagina, taglio, lunghezza, titolazione, utilizzo di illustrazioni o fotografie). Oggi l’utente può ‘cliccare’ su una pagina e scoprire una congerie di approfondimenti e di informazioni aggiuntive su un determinato argomento; in questo modo viene eluso il criterio editoriale con cui i fatti sono trasformati in notizia da giornalista ed editore.

6. Conclusione

Questa veloce carrellata sul concetto di g. e sulle sue nuove implicazioni ci rende edotti della straordinaria evoluzione a cui va incontro il vecchio g. di carta stampata. È tuttavia innegabile che rimane sempre quest’ultimo il punto di riferimento di chiunque voglia aprire una seria riflessione sui problemi dell’informazione e del giornalismo. Solo il futuro ci dirà se il g. di carta stampata – il classico quotidiano – diventerà un giorno solo una gloriosa pietra miliare nel lungo cammino della storia del giornalismo, oppure continuerà a conservare la sua attualità e il suo valore, nonostante la presenza sempre più massiccia e invasiva degli strumenti di informazione telematica. (Giornalismo)

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Come citare questa voce
Preziosi Antonio , Giornale, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2020).
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