Happy end

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La scena finale del film Colazione da Tiffany, film del 1961 con Audrey Hepburn e George Peppard, tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote
Punto di arrivo finale del meccanismo narrativo di un film dove si chiudono e si risolvono, in senso positivo, tutte quelle componenti di tensione, di contrasto, di conflitto, che hanno governato le varie fasi del racconto cinematografico.
Con il suo significato letterale di ‘lieto fine’, l’h.e., in sostanza, non fa altro che riprodurre la soluzione ultima di un genere letterario di grande popolarità: quello della fiaba; che, come sappiamo, termina sempre puntualmente con la fatidica frase ‘e vissero felici e contenti’.
Con l’h.e., infatti, il bene ha la meglio sul male, i cattivi vengono definitivamente sconfitti, la giustizia trionfa, gli indiani sono sgominati e i coloni bianchi liberati dall’assedio con l’immancabile arrivo dei ‘nostri’, l’eroe e l’eroina di turno abbattono tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del loro amore.
Un tale modo di risolvere il racconto del film svolge, in primo luogo, una funzione consolatoria e liberatoria nei confronti dello spettatore, che vede confermate tutte quelle aspettative e tutte quelle attese già presenti ancora prima di entrare nella sala cinematografica. In questo senso, il ruolo dell’h.e. è riconducibile anche all’ultima fase della tragedia classica, secondo la concezione aristotelica: quella della catarsi, che, alla fine, ricomponeva un ordine messo precedentemente in crisi e sconvolto nella sua naturale organizzazione.
In secondo luogo, servendosi della saturazione come suo connotato fondamentale, la narrazione cinematografica viene chiusa in maniera totale – satura, appunto – e definitiva: nulla può essere aggiunto a quanto è stato già detto e raccontato; tutti gli elementi della storia vengono risolti ed esplicitati in modo chiaro e pieno, senza zone d’ombra; ogni interrogativo e ogni dubbio vengono sciolti. Lo spettatore, a sua volta, esce dalla sala ‘felice e contento’.
Legato sostanzialmente a un’idea di cinema come ‘fabbrica dei sogni’, l’h.e. ha svolto – e svolge ancora – il compito di esorcizzare, ad esempio, alcune paure collettive, ha un effetto di estraniamento dalla realtà e anche una sua funzione ideologica ben precisa.
Di fatto, il bene e i buoni, quando vengono presentati e identificati nella narrazione di un film con una nazione, una razza, un popolo, un gruppo sociale, una visione dell’esistenza, una idea politica, possiedono una innegabile funzione di propaganda – più o meno diretta e più o meno decodificabile a livello conscio dallo spettatore – in favore di chi ha in mano il potere; inteso, quest’ultimo, nella sua accezione più ampia (politico, economico, culturale, ecc.).

C. Tagliabue

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Tagliabue Carlo , Happy end, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/12/2021).
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