Horror

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Un’immagine dal film Nosferatu, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau (1922)
Termine con il quale viene indicato un genere cinematografico, le cui storie e le cui modalità di rappresentazione si incentrano tutte sulla volontà di suscitare reazioni di paura e di forte tensione emotiva da parte del pubblico. Per questo, gli ambienti del cinema h. sono caratterizzati da atmosfere allucinatorie, da condizioni da incubo, di terrore estremo e popolati da personaggi mostruosi o da creature raccapriccianti, oltre il limite della credibilità, ma anche con alcuni connotati riconducibili al mondo reale.
Le radici di questo genere possono essere rinvenute, in primo luogo, in tanta letteratura ‘gotica’ del secolo scorso (Stoker, Poe, Shelley, ecc.) e, successivamente, nel cinema nordeuropeo del periodo muto. Basti ricordare, a questo proposito, film come Il carretto fantasma (1920) di Victor Sjöström, La stregoneria attraverso i secoli (1920) di Benjamin Christensen o i due film di Carl T. Dreyer Pagine del libro di Satana (1922) e Vampyr (1931). Gli stessi elementi possono, inoltre, essere rinvenuti nei film dell’Espressionismo tedesco: ad esempio, Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Wiene, Nosferatu (1922) di Wilhelm F. Murnau, Il gabinetto delle figure di cera (1924) di Paul Leni.
Tuttavia, è il cinema hollywoodiano classico a dare a questo genere un suo preciso spazio all’interno della produzione mondiale, imponendolo attraverso degli standard espressivi di grande successo commerciale. In questo modo, da popular dream market, Hollywood diventa anche popular monster market: la paura e il terrore assurgono, così, a elementi costitutivi di un mercato, nel quale investire con successo le proprie risorse produttive: sia attraverso l’opera di alcuni registi come Tod Browning (Freaks, 1932 e Dracula, 1935), sia attraverso le interpretazioni di alcuni attori come Bela Lugosi, Boris Carloff e Lon Chaney, i quali danno vita a personaggi come Frankestein, l’uomo lupo o ai vari fantasmi e vampiri che popolano le storie di questo genere.
Negli anni Cinquanta l’h. conosce un suo ulteriore sviluppo anche grazie all’apporto di altre cinematografie: in Giappone con Godzilla (1954) di Inoshiro Honda, in Gran Bretagna con Dracula il vampiro (1958) di Terence Fisher, in Italia con I vampiri (1956) di Riccardo Freda e La maschera del demonio (1960) di Mario Bava.
In anni più recenti, questo genere sembra essersi adattato a rappresentare paure, angosce e tensioni che albergano nell’uomo contemporaneo alla vigilia del terzo millennio: gli scrittori gotici, Bram Stoker (suo capolavoro Dracula, 1897) o Edgard Allan Poe, sono stati, quindi, sostituiti, ad esempio, dai romanzi di Stephen King, a cui sono ispirati numerosi film di questo genere negli anni Ottanta e Novanta.
Nonostante l’h. sia stato per lungo tempo considerato come puro spettacolo di evasione e nulla più, non ha mancato di interessare anche autori di rilievo della storia del cinema. Uno per tutti: Alfred Hitchcock, un vero maestro del genere; ma anche Francis Ford Coppola, che, con il suo Dracula di Bram Stoker (1992), umanizza la figura del famoso vampiro, fino a farlo diventare il protagonista di una infelice storia d’amore.
Certamente questo genere è uno di quelli che non ha conosciuto crisi nel corso della storia del cinema: probabilmente perché affonda le sue radici in un elemento primordiale della stessa natura umana che è la paura; una compagna, forse, necessaria e presente in ogni esperienza esistenziale. Nella stessa Bibbia, ad esempio, quando nella Genesi si riporta il primo dialogo tra Dio e l’uomo dopo il peccato originale, viene espresso un sentimento di paura ("Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto." Genesi 3,10). Così, cambiate le storie, mutate le sembianze dei mostri, aggiunti gli effetti speciali più strabilianti, l’h. continua ancora a essere presente con successo in ogni stagione cinematografica.
Diceva Hitchcock: "Un cinema è uno schermo davanti a tante poltrone che bisogna riempire. Devo fare suspense. Senza questo la gente rimarrebbe delusa. Anche se girassi Cenerentola, sarebbe soddisfatta solo se mettessi un cadavere nella carrozza". E Brian De Palma aggiunge: "Mi piace soprattutto prendere il pubblico alla sprovvista. Dargli la sensazione di trovarsi su un terreno familiare e poi brutalmente, senza preavviso, violentarlo. Lo spettatore non deve tornare a casa confortato, rasserenato. La vita non è così. L’inconscio è sempre là, che attende di manifestarsi, anche quando crediamo che la logica abbia risolto ogni cosa".

Bibliografia

  • CASTOLDI Gian Luca - CASTOLDI Giancarlo, Il cinema splatter e l’horror di fine millennio, Tarab, Firenze 1999.
  • CATELLI Daniela, Ciak si trema. Guida al cinema horror, Theoria, Roma 1996.
  • ROSSI Fabio - CAPPELLINI Stefano, Il film horror, Vallardi, Milano 1999.
  • SARNO Antonello, Il cinema dell’orrore, Tascabili Economici Newton, Roma 1996.

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Come citare questa voce
Tagliabue Carlo , Horror, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/12/2021).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
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