Manipolazione

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Secondo una prima generica accezione, designa l’intervento attraverso il quale un soggetto enunciatore organizza dei segni per produrre e trasmettere un messaggio. In tal senso ogni atto di comunicazione comporta sempre una m. In realtà, la più comune accezione del termine ha valore negativo e indica l’operazione di elaborazione e diffusione di messaggi volta deliberatamente a influenzare in modo surrettizio – e quindi moralmente scorretto – i destinatari, eludendo le loro capacità critiche, in particolare alterando i fatti che sono oggetto dell’informazione giornalistica (falsificazione, soppressione, distorsione), con ciò minando più o meno gravemente il buon funzionamento e l’esistenza di un regime democratico che dipendono dalla quantità e dalla qualità di informazioni che sono disponibili, acquisibili e utilizzabili dai cittadini (Pasquino, in Chioetto, 1993). Ma la m. assume una portata ancora più ampia quando si basa sulla proposta sistematica di stereotipi e di visioni distorte della realtà e comunque di messaggi in grado di esercitare un’influenza inavvertita da parte dei recettori.
Il secondo significato del termine viene generalmente riferito alla comunicazione di massa, soprattutto da chi tende a sottovalutare il ruolo svolto dai recettori e ipotizza nei processi di influenza dei mass media una situazione strutturalmente squilibrata a favore dell’emittenza. L’idea della m. costituisce un concetto centrale nell’analisi marxista della cultura di massa, secondo la quale i mass media sono, appunto, mezzi di m.: chi possiede o controlla i mezzi della produzione materiale, possiede e controlla allo stesso tempo i mezzi della produzione intellettuale e influenza le idee di coloro che con essi è possibile raggiungere. (Scuola di Francoforte; Adorno; Horkheimer)
La riduzione della comunicazione di massa al solo concetto della m. in termini assoluti è stata contestata, tra gli altri, dai teorici dei Cultural Studies e da Hans Magnus Enzensberger (1990) il quale, riferendosi all’aspetto politico del fenomeno, giunge alla conclusione che un piano rivoluzionario non dovrebbe richiedere che i manipolatori scompaiano: al contrario – afferma – "esso dovrebbe rendere ognuno un manipolatore". Si tratta forse della modalità più estrema di rinvio da una visione fondata sull’egemonia totalizzante dei media, alla considerazione di una situazione concepita meno meccanicisticamente: nella quale, accanto al ruolo (e al potere) certamente forte dei media e di quanti li controllano, si apre uno spazio, più o meno ampio, per la dimensione ricettiva, e quindi per la possibilità-capacità dei singoli di rispondere, di negoziare, di migliorare il rapporto comunicativo e, in definitiva, di attenuare – se non di eliminare – il potere manipolatorio della comunicazione di massa e dei suoi promotori.
Se non vi è, quindi, comunicazione che non generi necessariamente un sia pur minimo condizionamento sui destinatari, si deve guardare concretamente al grado di trasparenza in cui la comunicazione avviene e alla capacità dei recettori di ricevere liberamente, consapevolmente, criticamente i messaggi, per valutare se, e in quale misura, avvengano effettivamente fenomeni di m. o tali fenomeni siano possibili. Se, in altre parole, sia vero che "ciascuno di noi è quasi totalmente dipendente dai media sia per la conoscenza dei fatti, della realtà sociale, sia per costruirsi una valutazione degli orientamenti prevalenti" (Wolf, 1992).
È necessario tener presente, d’altra parte, che non sempre la m. può assumere un carattere globale, quale può essere un vero e proprio stato di soggezione dei soggetti influenzati, limitandosi a forme meno integrali – anche se sempre eticamente scorrette – di condizionamento occulto delle idee, dei giudizi, delle volontà altrui. È tuttavia difficile distinguere tra le forme di persuasione come ricerca non nascosta e quindi legittima del consenso e la vera e propria suggestione, intesa quale condizionamento che agisce in modo da aggirare le capacità critiche dei destinatari.
Si deve infine tener conto della vasta influenza manipolatoria non direttamente perseguita da chi detiene o controlla i media o comunque può accedere al loro uso, la quale deriva più o meno necessariamente dalla subordinazione della loro gestione a finalità che si discostano dall’interesse generale, siano esse di natura politica, commerciale, ecc., e quindi dalle conseguenze che ne derivano sui contenuti diffusi. (Effetti dei media; Industria culturale;Opinione pubblica;Potere e comunicazione;Propaganda;Teorie psicologiche della comunicazione; Videodipendenza)

Bibliografia

  • BERGER Arthur A., Tecniche di analisi dei mass media, ERI, Torino 1984.
  • CHIOETTO Valeria (ed.), Manipolazione, Anabasi, Milano 1993.
  • ENZENSBERGER Hans Magnus, Per non morire di televisione, Lupetti, Milano 1990.
  • EWEN Stuart, I padroni della coscienza, De Donato, Bari 1988.
  • TATA Claudio, Manuale pratico di telegrafia. Teorie e tecniche di manipolazione, Sandit, Albino (BG) 2009.
  • WOLF Mauro, Gli effetti sociali dei media, Bompiani, Milano 1992.

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Note

Come citare questa voce
Zanacchi Adriano , Manipolazione, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/09/2019).
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