Mass media (etimologia)

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Autore: Remo Bracchi
Il Dizionario etimologico della lingua italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli (DELI, Bologna 1983) riporta il sintagma m.m., definendolo locuzione sostantivata m. pl., alla quale attribuisce il significato complessivo di "strumenti di divulgazione dell’industria culturale, come cinema, televisione, fumetti e simili" (vol. 3). La prima comparsa scritta segnalata sul nostro territorio nazionale risalirebbe all’anno 1967.
Il Dizionario degli anglicismi nell’italiano postunitario di G. Rando (Firenze 1987), che riporta m.m. nell’accezione di "complesso della stampa e dei mezzi audiovisivi che diffondono l’informazione tra le masse", riesce a retrodatare di un anno la comparsa della locuzione nella nostra lingua. Essa è infatti già registrata nel Dizionario delle parole nuovissime e difficili di G. Vaccaro (Roma, 1966). Non si deve ignorare, del resto, che l’accoglienza di un termine o di un sintagma in un vocabolario normativo presuppone in retroterra una circolazione, almeno orale, di qualche anno precedente.
La rivista Lingua nostra (24 [1963], p. 18), particolarmente attenta a ogni transizione linguistica, denuncia l’uso di media come abbreviazione di m.m. già dal 1960 (G. Ratti). La voce è ufficialmente accolta nello Zingarelli dal 1973.
La locuzione inglese, nel senso specifico che si sta indagando, e che si pone all’origine della nostra, data dall’anno 1923. Viene definita – a partire dai segmenti compositivi – come l’insieme dei "mezzi (media, pl. di medium, latinismo documentato nell’isola fin dal 1605) di (comunicazione di) massa" (mass, altro latinismo, introdottosi più recentemente e segnalato per la prima volta nel 1713). Si tratta dunque, per quanto riguarda il nostro lessico, di un anglicismo, cioè di un’importazione dall’area inglese.
La lingua inglese, a sua volta, non ha attinto i due vocaboli del sintagma direttamente dal latino, ma li ha assorbiti, come la maggior parte delle sue voci dotte, attraverso l’antico francese, anche se con l’occhio remotamente rivolto alla lingua di Roma, come appare dalle desinenze ineccepibilmente classiche (-um per il singolare, -a per il plurale dell’aggettivo neutro sostantivato).
La formulazione ellittica media ricompare in altre locuzioni importate in Italia, meno conosciute della prima, perché riguardano strutture connettive non altrettanto sviluppate sul nostro territorio e perché, forse, sentite come più aspre al nostro palato, a motivo della composizione ibrida di segmenti di diversa provenienza. Possiamo citare, fra queste, media buyer, "l’addetto all’acquisto dello spazio in giornali e rotocalchi o del tempo radiofonico e televisivo per la realizzazione della propaganda di un determinato prodotto": da (mass) media e buyer, "compratore", sintagma attestato da noi per la prima volta nel 1967; e media man o media planner, "l’incaricato, in un’agenzia di pubblicità, di scegliere lo strumento più efficace (giornale, manifesto, radio), per la propaganda di un dato prodotto e di trattare l’acquisto degli opportuni mezzi pubblicitari", locuzione rintracciabile in forma scritta per la prima volta nella nostra lingua nello stesso anno.
Nella locuzione specifica m.m., a differenza di altre di provenienza inglese, la lingua italiana ha riscontrato una somiglianza più avvertita con voci in uso nel suo stesso vocabolario, per la comune, lontana ascendenza latina. Per questo l’accoglienza è stata meno stridente e l’addomesticazione fonetica (pronuncia casalinga che ricalca la grafia) ha già incominciato a lasciarsi sentire in larghi strati, quantunque essa non possa essere completamente motivata.
Un segno non dubbio di una avviata acclimatazione del nesso è costituito dalla sua produttività nella lingua che lo ha accolto. Nel suo vocabolario intitolato 3000 parole nuove. La neologia negli anni 1980-1990, O. Lurati segnala l’aggettivo composto massmediale, "che riguarda i mass media" e il sostantivo massmediologo, entrambi recanti la data dell’anno 1984 (Bologna 1990). Il futuro ci riserverà probabilmente altre sorprese. Dal punto di vista linguistico non si può parlare certamente di capolavori, ma i due neologismi si dimostrano funzionali. Il setaccio del tempo e del gusto ci dirà della loro durata.
Una proliferazione più larga ci veniva testimoniata già nel volume di S. Vassalli Il neoitaliano. Le parole degli anni Ottanta (Bologna 1989). L’autore collocava tuttavia accanto all’intero manipolo il simbolo di ‘parola aliena’. Si tratta dei sostantivi massmedio-logo, massmedio-logia (scienza dei media), massmedio-mani, degli aggettivi derivati massmediolog-ico, massmedi-atico e di un verbo giustamente definito ‘orrendo’, massmedizzare. Alcune di tali creazioni (con i relativi dati di comparsa) sono pure registrate nel Dizionario di parole nuove 1964-1987 di M. Cortelazzo e U. Cardinale (Torino 1989; anche nell’edizione precedente, 1986).
Per quanto riguarda il significato della locuzione, valgono le medesime considerazioni svolte in precedenza. Poiché essa è importata in Italia dalla lingua inglese, il suo ventaglio di valenze andrà ricercato nell’ambito di questa lingua e non altrove. E, dal momento che qui incontriamo m.m. col valore di ‘mezzi di diffusione popolari’ (televisione, stampa, ecc.), è del tutto legittimo, anzi raccomandabile, che nell’accatto si rimanga rigorosamente all’interno dello stesso spettro semantico, al fine di evitare inutili confusioni.
Data però la mancanza, nel latino classico, dell’accezione di ‘mezzo, strumento’ per la voce medium (sostantivata al neutro), è lecito ora interrogarci sulla scia percorsa dal sintagma che la incorpora per raggiungere tale approdo semantico. Lungo una traiettoria parallela incontriamo, nella stessa arealità linguistica e all’interno del medesimo ambito culturale, il nesso advertising medium ‘organo di pubblicità’.
La voce medium si presenta in inglese a partire dal sec. XVI come aggettivo connotato del valore spaziale di ‘medio, mediano; intermedio’ e con quello traslato di ‘mediano fra due grandezze, moderato’, e come sostantivo (con pl. media, che ricalca l’antico neutro latino) nelle accezioni di ‘grado, condizione intermedia’, ‘intermediario, tramite’ (da cui anche medium ‘intermediario tra il mondo dei morti e quello dei vivi’, in questo caso con pl. medium-s), ‘mezzano’, ‘mezzo, espediente’. Proviene dall’ant. fr. medium (attestato dal sec. XVI) e rimane dunque soltanto nipote del latino. Per mass si deve addirittura risalire di un gradino ancora più arretrato nel tempo, retrocedendo fino alla lingua di Atene (ant. fr. masse, lat. massa, greco mâza ‘massa, ammasso; impasto’).
Anche la voce inglese mean, ant. ingl. me(e)n, nel senso di ‘intermedio nel tempo’ (mean time, mean while) o di ‘intermedio nella qualità’, cioè di ‘mediocre’, riproduce l’ant. fr. mei-en, moi-en, che procede dall’aggettivo lat. medi-anus, con la normale caduta della -d- intervocalica.
Della stessa radice indoeuropea è invece l’ingl. middle, passando per il germanico comune *middila-, dall’indoeuropeo *medh-yo ‘collocato in mezzo’.
L’aggettivo francese moderno che direttamente continua il lat. medius si è ridotto a mi, da cui i composti mi-di ‘mezzo-giorno’, de-mi ‘a metà’, mi-lieu ‘mezzo; centro; cerchia di persone; ambiente’, alla lettera ‘luogo intermedio’.
Il vocabolo moyen vale ‘mezzo, modo’, e rappresenta una sostantivazione già antica dell’aggettivo moy-en, antico mei-en, dal lat. medi-anus, come si è visto sopra per l’ingl. mean. Formazioni parallele sono l’it. popolare mezzano e il dotto mediano (fr. médien).
L’evoluzione del lat. medius verso il valore sostantivato di ‘strumento’ è dunque ricorrente. La sua ricomparsa in più lingue denuncia una tendenza già insita nella lingua comune. La stessa voce italiana mèzzo deriva da medium e fu usata inizialmente per designare un mezzo (di trasporto). In modo non dissimile lo spagnolo medio (port. meio) è giunto a un identico sviluppo semantico.
Melchiorre Gioia in una data anteriore all’anno 1829 usò la locuzione mezzo di comunicazione nel senso di ‘veicolo di trasporto’ e il Mazzini prima del 1872 già parlava di mezzo di comunicazione rapido, universale, in riferimento alla stampa. La locuzione italiana, usata alle volte per rendere la corrispondente inglese, risulta dunque anteriore a essa come creazione e renderebbe superflua l’importazione, se essa non fosse diffusa già anche al di fuori d’Italia, consacrandosi in certo modo come internazionale (Comunicazione sociale).
Il valore attuale di ‘strumento’ è stato raggiunto a poco a poco, passando attraverso sensi traslati, soprattutto quelli di ‘nodo, connessura, causalità intermedia’. Già nel latino viene predisposto il varco verso tale esito, benché lo sviluppo rimanga ancora embrionale. Il Lexicon totius latinitatis del Forcellini (Patavii 1864 s., vol. 3) riporta, tra i valori sostantivati neutri, come ultima appendice, quelli di "ratio, modus, ‘un mezzo’ [ut] Itali nunc vocant ", e li appoggia con la citazione di Aurel. Vict. (Caesar 13): "Simul noscendis ocius, quae ubique e republica gerebantur, admota media publici cursus". Il ponderoso Thesaurus linguae Latinae (Lipsiae 1936 ss., vol. 8) annota che medius sostantivato "significat rem (vel personam) aliquo modo inter duas inaequales positam" e anche "aliquam rem compluribus communem". Siamo dunque molto vicini all’accezione di ‘comunicazione sociale’. L’ultimo valore è illustrato con una frase di sant’Agostino: "quidquid omnibus commune est, in medio est...; quod non est in medio, quasi privatum fit" (In psalm. 75, 17).
Sarebbe impossibile raccogliere tutte le citazioni che nel latino ecclesiastico e giuridico dei secoli tardi usano media nell’accezione di ‘strumenti’. Valga per l’intera serie un solo esempio, colto a caso dal latino di san Carlo Borromeo, relativo al suo ultimo sinodo. Siamo al termine dell’anno 1584. Trattando della preparazione necessaria al raccoglimento della meditazione, il vescovo di Milano domanda a chi si lamenta di essere distratto: "Quo modo se disposuit, quae ad attentionem servandam media sumpsit et adhibuit?" (Acta Eccl. Mediol., Mediolani 1599, p. 1177).

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Note

Come citare questa voce
Bracchi Remo , Mass media (etimologia), in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (07/05/2021).
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