Media event

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1. Definizione

I m.e. (eventi mediali), definiti da Dayan e Katz (1987) come "i giorni di festa della comunicazione di massa", sono avvenimenti di portata storica (non necessariamente politici) che la televisione trasmette in diretta concentrandovi l’interesse di una nazione o del mondo intero. Hanno dato forma a un "nuovo genere narrativo che impiega il potenziale dei media elettronici per dirigere universalmente e simultaneamente l’attenzione al racconto di una storia archetipica sull’attualità". Qualcuno parla in proposito anche di "cerimonie dei media", "televisione festiva" o "performance culturali" (Singer, 1984). Si tratta di trasmissioni che hanno in comune la capacità di sollecitare i telespettatori a interrompere la routine quotidiana per un appuntamento irripetibile.
Nella teoria dei generi il m.e. può figurare come programma che, richiedendo e ricevendo un’attenzione superiore, si differenzia notevolmente da quelli abituali "intromettendosi nel flusso della programmazione e della nostra vita". L’evento televisivo coinvolge tre tipi di partner: gli organizzatori, che assemblano gli elementi costitutivi proponendo la sua storicità; i broadcaster, che ristrutturano gli elementi e lo diffondono come ‘spettacolo unico’ alla più vasta audience; i pubblici, che compartecipano sul posto e a casa a un’esperienza di globalizzazione. Gli ‘organizzatori’ annoverano istituzioni pubbliche (Chiesa, Corona, Parlamento, Governo, ecc.), associazioni internazionali di settore (Comitato Olimpico) o altre espressioni di quell’establishment che Shils (1975) qualificava "centro sacro della società".
Dal punto di vista semiologico l’evento mediale, al di là della sua specificità, diffonde ad alta voce un nucleo di significati autoreferenziali: ‘storico’, ‘sacrale’, ‘stabilisce un primato’, ‘segna il passaggio di un’era’, ‘cambia un modo di pensare’, ecc. Tuttavia non può essere descritto soltanto in termini testuali, ma chiama in causa tre categorie linguistiche dal momento che: interrompe il flusso della quotidianità (elemento sintattico), tratta concretamente o metaforicamente aspetti sacri (elemento semantico), implica la risposta di un pubblico devoto (elemento pragmatico).
Per la massmediologia lo studio dei m.e. è rilevante per una serie di ragioni: attirano in diretta le audience più ampie della storia dell’umanità (scomodano a buon diritto il concetto mcluhaniano di ‘villaggio globale’; realizzano la piena potenzialità della tecnologia elettronica; creano reti sociali, atomizzando e contemporaneamente integrando masse differenziate in una comunità ad hoc; conquistano spazio e tempo con il proclamare ‘festività’ di una religione civile; sradicano la realtà trasferendo i luoghi dalla terra all’etere (Meyrowitz, 1985); la riproduzione non solo si dimostra importante quanto l’originale come intendeva W. Benjamin, ma lo supera; infine anticipano il futuro della televisione.

2. Le tipologie

Gli eventi mediali rappresentano forme narrative o script che Dayan e Katz raggruppano in tre tipologie: Competizione, Conquista, Incoronazione. Queste incarnano i tipi di autorità delineati da Weber (1946): rispettivamente la razionalità, il carisma e la tradizione. Qualche evento può non corrispondere esattamente ad alcuna tipologia, altri si collocano a metà strada, mentre la maggior parte aderisce a una forma principale pur presentando echi delle altre. Campi elettivi della Competizione sono lo sport (Olimpiadi, Mondiali) e la politica (Elezioni presidenziali). La Conquista trova esemplificazione nello sbarco dell’uomo sulla Luna e nei viaggi ‘storici’ del Papa (Polonia, Cuba, Israele, ecc.). Per l’Incoronazione citazioni di rilievo sono le nozze di Carlo e Diana, le elezioni dei Pontefici, le beatificazioni (padre Pio), ma anche i funerali di statisti (Kennedy). Le tipologie sovente s’intrecciano: i casi più drammatici vedono in sequenza una Competizione iniziale, poi una Conquista, infine l’Incoronazione come nelle fiabe analizzate da Propp (1928). Differenti sono le ‘dimensioni’ delle tipologie. Ad esempio la Competizione è caratterizzata da periodicità ciclica, regole concordate, scena delimitata (stadio, piazza), degli antagonisti, pari probabilità, sviluppo tendente alla vittoria, ruolo non sostenitore per il giornalista/presentatore egiudicante per il pubblico.
La televisione attribuisce ruoli ai protagonisti, ai presentatori e al pubblico del m.e. Quanto più lo spettatore è distante tanto più lo aiuta a ‘portare significati in casa’: es. rivalità nelle Competizioni, impresa straordinaria e suspence nelle Conquiste, spiegazione simbolica e valorizzazione nelle Incoronazioni. Il medium assurge ad attore principale nella ‘costruzione delle cerimonie pubbliche’ imponendo la fisionomia della propria performance a quella strutturata dagli organizzatori. Compensa i telespettatori del fatto di non partecipare personalmente; non altera ma trasforma qualitativamente la natura dell’evento. L’impegno della televisione verso il m.e. si estrinseca su tre livelli: 1) definitorio (ne riconosce l’identità ed espone gli elementi distintivi); 2) ermeneutico (esplora i contenuti, offre un’interpretazione istantanea e conferisce coerenza narrativa ai medesimi attraverso una story-line); 3) protettivo (ne sottolinea l’assoluta priorità sugli altri fatti e lo difende dalle interferenze).

3. Gli effetti

Dal momento in cui gli organizzatori decidono con i broadcaster di dare a una cerimonia il ‘trattamento da evento mediale’ si determina una serie di effetti a catena, alcuni interni e altri esterni all’evento. Tra gli effetti interni, la televisione per esempio legittima, assegna carisma e ruoli mitici ai protagonisti (Lady Diana come Cenerentola quando sposa il Principe, 29/7/1981, e Martire quando muore nell’incidente automobilistico, 31/8/1997, analogamente a Grace Kelly), consente ai leader politici di agire in maniera differente o al di là del previsto, con la ‘diretta’ crea pressione per la riuscita dell’evento e conferisce ai giornalisti/presentatori lo status di ‘donatori’ dell’evento. Per gli spettatori il m.e. interrompe il ritmo della vita quotidiana, li unisce ai protagonisti in una comunione di simboli e valori centrali, eleva lo spazio domestico a un nuovo status, ridefinisce i confini della comunità di appartenenza (locale, nazionale, internazionale) e induce effetti catartici. Quanto agli effetti esterni, l’evento mediale moltiplica la rilevanza delle istituzioni di cui si occupa, alimenta il dibattito nell’opinione pubblica, può determinare cambiamenti di opinioni, far emergere un consenso latente, catalizzare movimenti sociali imprevisti, e influenza comunque l’immagine della società. Per valutare scientificamente gli effetti dei m.e. sembra opportuno collegare l’antropologia cerimoniale (Durkheim, 1912; Lévi-Strauss, 1958) alla massmediologia. In proposito Dayan e Katz (1987) propongono una rivisitazione integrata di quattro modelli: ricerca sulla persuasione (Katz), teoria critica (Adorno; Horkheimer;S. Hall), usi e gratificazioni ( Uses and gratification) e teoria tecnologica (McLuhan; Innis). Da solo, ciascuno di questi modelli di ricerca appare troppo lineare e insufficiente a spiegare il processo dell’evento mediale. Nel loro insieme possono concettualizzarne gli effetti più importanti, ma non consentono ancora una visione sistemica in cui gli effetti su una componente si traducano in stimoli per le altre. Occorre integrare l’approccio ricorrendo, in primis, a una teoria come quella di Turner che considera la ‘dimensione festiva’ e, più in generale, all’antropologia della ‘cerimonia’ che arricchisce la strumentazione interpretativa con la narratività.

Bibliografia

  • BENJAMIN Walter, L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1991.
  • BLUMLER Jay G. - MCQUAIL Denis, Televisione e politica. Usi e influenza, Nuova ERI, Torino 1979.
  • DAYAN Daniel - KATZ Elihu, Le grandi cerimonie dei media. La storia in diretta, Baskerville, Bologna 1993.
  • DURKHEIM Émile, Le forme elementari della vita religiosa, Comunità, Milano 1971.
  • GEZIM Alpion, Mother Teresa: saint or celebrity?, Routledge, London 2007.
  • GREENBERG Bradley S., Communication and terrorism: public and media responses to 9/11, Hampton Press, Cresskill (NJ) 2002.
  • GUIZZARDI Gustavo - PACE Enzo - STELLA Renato (edd.), La narrazione del carisma. I viaggi di Giovanni Paolo in televisione, Nuova ERI, Roma 1986.
  • LÉVI-STRAUSS Claude, Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano 1964.
  • MEYROWITZ Joshua, Oltre il senso del luogo. L'impatto dei media elettronici sul comportamento sociale, Baskerville, Bologna 1995 (2.a ed.).
  • SHILS Edward, Centro e periferia. Elementi di macrosociologia, Morcelliana, Brescia 1984 (ed. orig. 1975).
  • SINGER M., Man's glassy essence: exploration in semiotic anthropology, Indiana University Press, Bloomington (IN) 1984.
  • TURNER Victor, Il processo rituale. Struttura e anti-struttura, Morcelliana, Brescia 1972.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Media event, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/12/2021).
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