Notiziabilità

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1. Definizione

È l’idoneità di un fatto a trasformarsi in notizia. Si tratta di un neologismo che proviene dal sostantivo inglese newsworthiness (dignità di notizia, capacità di valere come notizia) ed è frutto della elaborazione teorica dei sociologi della comunicazione americani che, analizzando l’esperienza concreta, hanno coniato l’aggettivo tecnico newsworthy (notiziabile). Nel linguaggio pratico delle redazioni l’espressione non è quasi mai usata. I giornalisti preferiscono dire che qualcosa ‘fa o non fa notizia’. Tuttavia l’elaborazione teorica sulla n. ha portato a individuare dei criteri generali e formali che i giornalisti possono adottare per selezionare i fatti, decidere quali di essi sono notizie, e stabilirne l’importanza. Tali criteri sono tantissimi. Proviamo a catalogarli distinguendo tra criteri fondamentali e criteri secondari. I primi sembrano essere imprescindibili e di indubbia rilevanza. I secondi sono meno importanti, vengono usati con minore frequenza e spesso sono soltanto complementari ai primi.

2. Criteri fondamentali di n.

Si possono considerare come tali i seguenti.
1) Il tempo o l’attualità del fatto. Più un fatto è attuale e più è notiziabile. Tale criterio riguarda l’immediatezza nel tempo di un fatto o la novità dell’accadimento. È tuttavia un principio il cui limite è dovuto alla relatività del medium adoperato e alla sua periodicità: per un telegiornale o un giornale radio, la notizia data al mattino può essere già vecchia alla sera (si tratta delle cosiddette spot-news destinate a esaurirsi in un unico lancio). Per i giornali vale la distinzione tra i quotidiani e i periodici (settimanali, mensili, ecc.). La notizia di un omicidio può non essere attuale per un settimanale che invece la riprenderà se è legata a un ipotetico serial-killer (sono le cosiddette running news, notizie in corso, che non perdono di attualità). C’è poi il caso delle notizie che richiedono un certo tempo per svilupparsi (developing news: ad esempio un processo), la cui attualità è costituita da vari episodi della notizia stessa (ad esempio le varie udienze in un’aula processuale): esse verranno riprese, con taglio diverso, da radio, Tv, quotidiani e periodici. Gli americani distinguono anche le cosiddette continuing news. Sono quelle legate a sviluppi frammentari e imprevedibili di una notizia già data. Se dico "Hitler è morto" dò una notizia vecchia. Se dico: "Ritrovati i diari di Hitler", dò una notizia di grande attualità.
2) Il pubblico interesse. Più è esteso il numero di persone interessate a un fatto, più quel fatto avrà n. Ciò può accadere sia da un punto di vista pratico e quantitativo ("Aumenta da domani il prezzo della benzina"), sia dal punto di vista umano ed emotivo ("Attentato al Papa"). Il pubblico interesse porta con sé una forte componente psicologica. Una delle riflessioni che evoca la notizia è infatti il cosiddetto ‘moto di umanità’: la compassione, la solidarietà e il pensiero "poteva capitare anche a me".
3) La vicinanza fisica. Ha più n. un fatto avvenuto in un posto geograficamente vicino che non in una landa sperduta e lontana. Una regola cinica del giornalismo prevede che faccia più notizia un ferito a Roma che non una epidemia in Africa. Anche i concetti di vicinanza e lontananza sono relativi (un fatto è vicino per le pagine di un quotidiano locale, ma potrebbe essere lontanissimo per un telegiornale nazionale) e hanno comunque una forte componente psicologica: un aereo caduto in Australia avrà piena n. se tra le vittime c’è anche un solo italiano.
4) L’importanza dei protagonisti. Riguarda la rilevanza e la visibilità dei soggetti interessati da un fatto, il loro appartenere alle cosiddette élites sociali, il loro essere ai vertici delle gerarchie istituzionali. Questo criterio è importante perché le azioni delle élite sono ritenute più cariche di conseguenze per tutti. Inoltre i loro stati d’animo e le loro esperienze di vita (amori, tradimenti, matrimoni, lutti, ecc.) possono produrre sulla gente comune effetti di identificazione: questo spiegherebbe, ad esempio, l’interesse che evocano le vicissitudini delle famiglie reali nei confronti della gente comune. La constatazione che si accompagna a questo criterio è amara e deve far riflettere: ha più n. il tradimento coniugale di un erede al trono nel Regno Unito che la morte per fame di milioni di bambini africani.
5) L’inusualità. La singolarità di un evento, la sua originalità e il suo essere insolito suscitano l’interesse dei lettori. È la classica regola dell’uomo che morde un cane e riguarda prevalentemente la cronaca o il costume. Essa porta con sé un rischio assai forte: se il giornalista informa solo dello straordinario, rischia di dare una percezione distorta della realtà. Non è soltanto il caso della notizia: "Nevicata di Ferragosto in Sicilia!". È il caso invece di una informazione che non fa emergere i fatti contro i quali si stagli l’elemento di rottura: qualche tempo fa la notizia dei suicidi in caserma rischiò di screditare l’intero esercito senza che vi fosse una visione d’insieme della notizia stessa, dei suoi risvolti particolari, umani e sociali. Senza contare che l’atto inconsueto può provocare fenomeni emulativi: è già successo con i sassi dal cavalcavia dopo le prime tragiche bravate.

3. Altri criteri

Sono i cosiddetti ‘criteri secondari di n.’ Si tratta di parametri che spesso si ispirano ai primi, ne costituiscono un approfondimento, un complemento, un dettaglio e sono comunque in posizione subordinata rispetto a essi. Sono i seguenti.
1) La chiarezza. Più un fatto è facilmente interpretabile e più è notiziabile. La complessità è infatti vista come un elemento di ambiguità. Ciò spiega, ad esempio, la difficoltà nel presentare sui giornali informazioni molto tecniche come quelle di tipo scientifico o di tipo economico. È una regola che vale soprattutto nel giornalismo radio-televisivo dove sono essenziali la sintesi e la semplicità del linguaggio.
2) La personalizzazione. È un criterio di n. assai simile al precedente. Preferisce attribuire il fatto a una persona rappresentativa piuttosto che a una struttura complessa (è più facile parlare della relazione di Agnelli, piuttosto che dell’intero dibattito assembleare sui problemi e sulle strategie della FIAT). Esso rende anche più facile l’accesso alle fonti (intervistare due leader in polemica all’interno di un partito può essere più semplice che condurre una inchiesta su come la pensi la base dei tesserati).
3) La provenienza. Si riferisce a un fatto che origina da una fonte riconosciuta come attendibile e propagatrice di notizie, sia per la sua autorevolezza oggettiva, sia per le sue tradizioni (ad esempio tutti sanno che il messaggio presidenziale pronunciato al Quirinale alla fine di ogni anno sarà una notizia, sia per la autorità di chi lo pronuncia, sia perché è sempre stato così).
4) La ripetitività. È simile al criterio precedente solo che riguarda il fatto in sé, piuttosto che la sua fonte soggettiva. È sintetizzabile così: un fatto già selezionato in passato come notizia è più probabile che lo diventi ancora (ad esempio il vertice annuale del G8).
5) La conflittualità. La tensione e la polemica fra persone e istituzioni fa notizia. È il principio che anima tutto il chiacchiericcio che si trova spesso sui giornali sportivi e su quelli popolari. Altrettanto spesso anima il dibattito politico.
6) L’emotività. Si riferisce a tutti quei fatti capaci di scatenare solidarietà, amore, generosità e buoni sentimenti. Si pensi alla testimonianza di un malato terminale di Aids. Ma l’emotività riguarda anche sentimenti negativi come la rabbia e la vendetta (sempre nel giornalismo di testimonianza, si pensi ad esempio alle confessioni di un pedofilo).
7) La drammaticità. È la capacità di un fatto di evocare suspence o angosciosa attesa. Come accade per gli omicidi senza movente e senza esecutori. Sono i cosiddetti ‘gialli’, casi di difficile soluzione che animano spesso i quotidiani in estate.
8) La sessualità. Tutto ciò che desta scandalo sessuale e curiosità morbosa diventa subito notizia. Se questo criterio si abbina a uno dei cinque criteri fondamentali, esso diventa ancora più forte come dimostra la vicenda del coinvolgimento del presidente degli Stati Uniti d’America Clinton in una storia di sesso con una giovane stagista americana (il cosiddetto Sexgate).
9) Il progresso. Riguarda tutto ciò che implica mutamenti importanti per l’umanità dal punto di vista scientifico. Si pensi alla grande eco che ebbe per l’informazione mondiale la conquista della luna e la risonanza che hanno ancora le notizie relative a scoperte nel campo medico come i trapianti.
10) Il servizio. È un criterio di n. che attribuisce dignità di n. a tutti quei fatti e a quelle informazioni la cui conoscenza è utile alla vita quotidiana del lettore. Si va dall’elenco delle farmacie di turno, alla programmazione cinematografica e televisiva, fino ai consigli per l’organizzazione del tempo libero.

4. Il criterio della ‘negatività’

Gli eventi cattivi sono ritenuti più importanti e interessanti di quelli buoni. I fatti tragici, scabrosi, negativi tengono banco sulle prime pagine dei giornali molto di più delle notizie edificanti e positive. Per gli americani è un problema di ‘pesantezza delle notizie’: ci sono le soft-news (le meno drammatiche, di costume, moda, colore, sport, spettacolo, curiosità, ecc.) che guadagnano di solito il taglio basso dei giornali, salvo poche eccezioni. In questa logica prevale il principio secondo il quale le notizie drammatiche (o hard news) sono più facilmente raccontabili delle notizie leggere, di costume, frivole ed esemplarmente positive (soft-news). In poche parole: le notizie negative interessano di più delle positive e fanno cinicamente vendere di più i giornali. Per De Martino-Bonifacci (1990) la prevalenza di notizie negative è spiegabile in diverso modo. Ci sarebbe innanzitutto una motivazione psicologica: i giornali prediligerebbero le notizie negative per preparare al peggio i lettori e attivare in loro l’attitudine alla lotta e alla fuga; c’è poi la spiegazione catartica: conoscere i guai altrui aiuta i lettori a superare i propri. In ogni caso questo criterio di n. porta con sé un rischio già visto nel criterio di inusualità: quello della rappresentazione unilaterale e distorta della realtà. Se citiamo Palermo solo ogni volta che vi avviene un delitto di mafia proietteremo probabilmente sulla Sicilia e sul suo capoluogo una immagine esclusivamente negativa che non le appartiene. Una soluzione può essere quella dell’approfondimento: occorre ridurre il numero delle spot-news e contestualizzare ogni avvenimento in scenari che non siano esclusivamente negativi. Oppure si possono creare nuove strade al di là di quelle fin qui percorse per mera pigrizia o abitudine: significativo a questo riguardo è il lavoro pubblicato da L. Accattoli Cerco fatti di Vangelo, in cui il giornalista individua avvenimenti mai saliti alla ribalta dei media nazionali e che tuttavia assumono una forte dignità di notizia per la loro esemplarità e positività.

5. Criteri di n. ‘in progress’

I criteri di n. sono stati individuati dai sociologi della comunicazione sulla base dell’esperienza concreta: tanto basta per farci affermare che essi non possono costituire un catalogo chiuso e immutabile nel tempo. Spetta sempre al giornalista la responsabilità di tener conto di tutte le variabili importanti: il tipo di testata (giornale, radio, Tv), la periodicità, la diffusione, il genere dell’informazione, la linea editoriale, l’ora in cui la notizia giunge in redazione, la quantità di notizie del giorno e la sua rilevanza, il target di riferimento e altro ancora. È il giornalista – lo ripetiamo – l’unico che possa modificare la griglia della n. e uscire da quella che, oltre a essere una comoda chiave di interpretazione della realtà, può diventare spesso una gabbia assai stretta e deviante. (Stampa. B. Stampa e comunicazione)

Bibliografia

  • ACCATTOLI Luigi, Cerco fatti di Vangelo, SEI, Torino 1995.
  • BROOKS Brian S., News reporting and writing, St. Martin's Press, New York 1992.
  • CAVALLARI Alberto, La fabbrica del presente. Lezioni di informazione pubblica, Feltrinelli, Milano 1990.
  • CESAREO Giovanni, Fa notizia, Ed. Riuniti, Roma 1981.
  • CHIARENZA Franco - CORASANITI Giuseppe - MANCINI Paolo, Il giornalismo e le sue regole. Un'etica da trovare, Etas Libri, Milano 1992.
  • DE MARTINO Carlo - BONIFACCI Fabio, Dizionario pratico di giornalismo, Mursia, Milano 1990.
  • FRACASSI Claudio, Sotto la notizia niente. Saggio sull’informazione planetaria, Editori Riuniti, Roma 2007.
  • LEPRI Sergio, Professione giornalista, Etas Libri, Milano 2005 (3.a ed. ampliata).
  • MARTINES ALBERTOS J. L., Giornalismo in BENITO A. (ed.), Dizionario di scienze e tecniche della Comunicazione, Edizioni San Paolo, Torino 1994.
  • MURIALDI Paolo, Il giornale, Il Mulino, Bologna 1998.
  • PAPUZZI Alberto, Professione giornalista. Le tecniche, i media, le regole, Donzelli, Roma 2010 (5.a ed) Disponibile come e-book.
  • SEGHETTI Roberto, La bussola dell’informazione. Giornali, agenzie, radio, televisione, internet, banche dati... Come non perdersi nelle notizie, Franco Angeli, Milano 1998.
  • SORRENTINO Carlo, Tutto fa notizia. Leggere il giornale e capire il giornalismo, Carocci, Roma 2007.
  • STEPHENS Mitchell, A history of news. From the drum to the satellite, Viking, London 1988.

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Come citare questa voce
Preziosi Antonio , Notiziabilità, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (27/09/2020).
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