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1. Una prospettiva

La nozione di o.u. (università aperta) può essere riferita sia a una prospettiva generale di riqualificazione dell’istruzione universitaria sia a una distinta istituzione con questa denominazione, attivata nel 1971 nel Regno Unito.
A partire dagli anni Settanta l’istruzione superiore e quella universitaria sono state investite da una revisione critica molto articolata e insistente, cui hanno fornito argomenti e giustificazioni di notevole peso numerose osservazioni sui cambiamenti culturali e sociali intervenuti a modificare in maniera radicale il loro contesto di riferimento.
La crescita della domanda (accesso di nuovi strati sociali e sviluppo di nuove strutturazioni politiche), la democratizzazione (eguaglianza delle opportunità formative come diritto universale) e la diversificazione (necessità di soddisfare le esigenze di utenze nuove e molto differenziate per età, motivazione soggettiva, dislocazione geografica e preparazione pregressa, nonché di rispondere efficacemente a nuovi compiti e a ulteriori bisogni) costituiscono i temi centrali del mutamento. Si è venuto così a definire, in sostanza, un aggancio organico (sostenuto indubbiamente dall’idealità orientativa rappresentata dai concetti di ‘società autogestita’ e di ‘società educativa’), fra l’università e la formazione permanente, al quale si connette l’esigenza di affrontare l’obsolescenza delle conoscenze e delle competenze, di elaborare nuove strutture educative oltre la scuola e di disporre di nuovi mezzi di comunicazione tali da consentire di indirizzarsi a tutta la popolazione interessata.
È evidente, pertanto, l’intrecciarsi di una motivazione di ordine tecnico, consistente nel riqualificare sistematicamente intere categorie produttive, a una di ordine pedagogico-sociale, mirante a offrire nuove occasioni a chi non ha potuto usufruire pienamente del normale itinerario di istruzione e opportunità di arricchimento culturale permanente per la conquista di una sempre maggiore dignità e libertà personale.
Le tipologie essenziali di questa impostazione sono collocabili in tre fondamentali categorie: in primo luogo, l’università aperta può svolgere compiti compensativi per tutti coloro ai quali non è stato possibile accedere a una università tradizionale; in secondo luogo, essa può presentarsi come un’opportunità alternativa aperta ad accogliere studenti di età altrimenti non accettabili; in terzo luogo, può costituire un sistema globale di istruzione superiore rivolto a soddisfare in maniera flessibile e polivalente le richieste e i bisogni provenienti da diversi settori della vita culturale e dell’attività produttiva. È in questo senso, quindi, che si qualifica sotto diversi e variati aspetti il carattere fondamentale stesso dell’apertura:
– rispetto all’accesso: ammissione indipendente da requisiti formali, rivolta ad accettare bisogni specifici, anche libera da vincoli di certificazione;
– rispetto alle modalità di insegnamento-apprendimento: diversificazione a seconda delle contingenze, allocazione prevalentemente a distanza con servizio di tutorato e brevi periodi in presenza, elaborazione di materiali di istruzione e di strumenti di valutazione specifici, impiego di una vasta gamma di strutture didattiche (corsi, lavori individuali, ecc.), definizione degli obiettivi in base alle esigenze dell’utente e possibilità di scelta in un ampio campionario di proposte;
– rispetto all’età: adeguazione alle strutture di un pubblico in grande misura costituito di adulti;
– rispetto alla distribuzione geografica: impianto mirante a escludere qualsiasi limitazione e restrizione;
– rispetto alla durata: possibilità di rendere disponibili le offerte in una modulazione di periodicità (annuali, semestrali, ecc.) tali da consentire agli utenti di soddisfare le loro esigenze e i loro obiettivi.
Oltre al carattere della flessibilità, poi, vanno segnalati, come tratti di particolare rilievo, il ricorso al sistema dei ‘crediti’ e il deciso orientamento verso l’impiego di sistemi di insegnamento a distanza.
Il primo criterio consente di sganciarsi dalla definizione tradizionale dei prerequisiti per accogliere il principio dell’equivalenza fra titoli formali e itinerari personali di esperienza, così da poter utilizzare o recuperare periodi di vita che, pur non essendo caratterizzati dalla scolarizzazione o dallo studentato, comprendono comunque dei contenuti di esperienza e di apprendimento meritevoli di considerazione. Il secondo, infine, propone l’università aperta – e lo sviluppo di istituzioni universitarie basate sull’adozione di sistemi Internet lo dimostra ampiamente – come una delle più promettenti forme di applicazione umanistica delle tecnologie dell’informazione. Come ha opportunamente ribadito la Commissione delle Comunità Europee, infatti, l’istruzione superiore a distanza consente di ampliare le "possibilità di partecipazione" all’istruzione stessa e, quindi, di sostenere la "parità di opportunità", di ampliare "la portata dell’istruzione e della formazione disponibili negli istituti e direttamente agli individui", di incorporare nei programmi la "competenza esterna di insegnamento ad alto livello", di rafforzare le compartecipazioni e la diffusione dei risultati della ricerca su base transnazionale, di fornire assistenza tecnica alle zone in via di sviluppo e di riqualificare masse consistenti di popolazione attiva (Memorandum sull’istruzione superiore nella Comunità Europea, Bruxelles 1991).

2. Un’istituzione

Nel 1971 – come già detto – ha avuto inizio l’attività della O.U. inglese, rivolta a "creare per la popolazione adulta una opportunità formativa equivalente a quella delle università tradizionali, sia sotto il profilo culturale che nel campo della formazione professionale" (R. De Antoniis). Il modello della o.u. ha costituito il riferimento fondamentale per le non poche realizzazioni che l’hanno rapidamente seguita, fra le quali va ricordata, per la sua particolare estensione e consistenza, la UNED (Universidad Nacionál de Educación a Distancia) di Madrid.
Il carattere essenziale della o.u. è di consentire agli iscritti di ottenere, attraverso una didattica a distanza, attuata in grande misura mediante l’invio di materiali scritti e la relativa correzione-verifica di elaborati, cui si aggiungono delle trasmissioni radio-televisive e degli stage in presenza, i medesimi titoli conseguibili attraverso la frequenza di una qualsiasi altra università. Lo staff comprende docenti (che operano sia nella sede centrale che nei centri regionali collegati e il cui compito consiste essenzialmente nella elaborazione dei materiali di istruzione) e tecnici esperti nella preparazione di materiali didattici e nell’impiego delle tecnologie di istruzione. I corsi sono mirati sia a fornire la preparazione di base a coloro che non hanno potuto usufruire di precedenti opportunità sia a fornire la preparazione per titoli avanzati a chi ha interesse a conseguirli. A ogni corso corrisponde un certo numero di crediti, che vengono via via a comporre la progressione dello studente.
"Si può immaginare – scriveva nel 1980 A. Touraine – che tutti coloro che fanno o devono far parte della popolazione attiva ricevano al termine della scolarità obbligatoria un certo numero di crediti corrispondenti ad anni di studio, che possano essere sia utilizzati immediatamente sia conservati e utilizzati con degli interessi, vale a dire disponendo di più tempo per studiare a spese della collettività se si comincia a svolgere dei compiti attivi". Questa prospettiva appare compiutamente avverata nel senso che – come indica T. Husèn – "in larga misura, le università nei Paesi industriali avanzati hanno aumentato la proporzione di studenti a tempo parziale che svolgono corsi attentamente selezionati per qualificarsi per compiti più elevati nella loro vita professionale ed essere promossi".
Non meno significativa, nell’attività della o.u., infine, è l’attenzione dedicata alla funzione di educazione permanente in senso culturale, cioè non rivolta al perseguimento di obiettivi immediatamente professionali, che si è esplicata soprattutto attraverso la collaborazione con la British Broadcasting Corporation (BBC) e con alcune case editrici di grande diffusione, che ha condotto a produrre materiali di valido rilievo nel campo della divulgazione scientifica e delle scienze dell’educazione. In questo senso, la o.u. ha saputo collocarsi con notevole tempestività fra le agenzie più efficaci per l’elevazione della cultura popolare in senso lato.

Bibliografia

  • CARRIER Hervè, L'éducation permanente démocratisera-t-elle l'université? in «Perspectives», 9 (1979) 1, pp.95-108.
  • DE ANTONIIS R., L'"università aperta" come possibile strategia per il rinnovamento delle strutture di istruzione superiore in «Annali della Pubblica Istruzione», 21 (1975) 3, pp.311-326.
  • HUSEN T., The idea of the University. Changing roles, current crisis and future challenges in «Perspectives», 21 (1991) 2, pp.171-188.
  • NAJMAN Dragoljub, L’enseignement superieur, pour quoi faire, Fayard, Paris 1974.
  • PALOMBA Donatella, Open University, La Nuova Italia, Firenze 1975.

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Note

Come citare questa voce
Scurati Cesare , Open University, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (05/12/2021).
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