Opinion making

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Autore: Piero Trupia
Una scena da La Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni
Nella società pluralista e democratica l’opinione dei cittadini-elettori e dei cittadini influenzanti gli elettori è una fondamentale energia politica che ogni governante o classe dirigente cerca di catturare e indirizzare ai fini della gestione sociale.
L’opinione dei cittadini lasciata alla sua spontaneità è un’energia politica libera che può essere incanalata ai propri fini da soggetti con aspirazioni di potere ma privi di legittimazione democratica. È questo il caso delle varie forme di accesso diretto al consenso politico come populismo, giustizialismo, qualunquismo.
Una tale preoccupazione viene avanzata per giustificare i tentativi di influire sulla formazione dell’opinione che vanno sotto il nome di o.m. Gli opinion maker sono gli agenti volontari (ma anche involontari pur se spesso volenterosi) dell’o.m. I due grandi ambiti in cui si esplica l’o.m. sono l’economia e la politica. Nell’economia la spinta proviene da quella forma di organizzazione della produzione capitalistica che è il consumismo. L’o.m. è in questo campo un’induzione differenziata al consumo tramite l’affermazione presso il pubblico portatore di una domanda solvibile della bontà, utilità o valore di status di determinati consumi. Le Smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni offrono un utile paradigma al riguardo.
In politica la spinta proviene da una sorta di economia del potere: è meno costoso governare attraverso il consenso che non attraverso l’imposizione. Il consenso, a sua volta, vien fatto nascere sul terreno di convinzioni personali sufficientemente e adeguatamente semplificate, in modo che diventino di massa.
Classico esempio bilaterale: la diffusione della dottrina dei ‘poteri forti’ da parte dei politici per contrastare il potere economico ed evitare che su di esso si addensi un consenso politico. Specularmente la diffusione della dottrina dell’autoreferenzialità della politica. Questa viene diffusa dal potere economico, spesso attraverso i media che controlla, in modo da moderare, attraverso delegittimazione, la volontà della classe politica di controllare il potere economico.
L’o.m. trova il suo ambito di esplicitazione e di applicazione nella società di massa. In essa si profila la possibilità concreta che la libera opinione di cittadini, che nell’età pre-industriale interagiva in circoli e club minoritari, assuma dimensioni totalitarie e caratteristiche di ‘contagio’. Da questo punto di vista se l’opinione nell’età preindustriale nasceva marxianamente sul terreno materiale delle strutture economiche, si forma oggi, nella società di massa e dei media, sul terreno virtuale del broadcasting largamente inteso.
La preoccupazione del potere politico resta ugualmente quella di trasformare la voluntas espressa dalla opinione pubblica in ratio, azione consapevole e mirata di governo, ma oggi con un passaggio in più: il consenso preordinato sulle scelte di governo.
L’opinione formata tramite o.m. presenta il pericolo, per la gestione politica, della vischiosità: una volta consolidatasi può risultare difforme da una nuova, aggiornata strategia politica come accade tipicamente con la pendolarità: liberismo/dirigismo. Ciò è tanto più evidente quando, con la coltivazione sistematica del consenso, si rinuncia in una certa misura alla pratica tradizionale degli arcana imperii, sostituiti dagli arcana officia: riti, miti, cerimonie che cercano di consolidare il consenso raggiunto. In questa chiave sembra che alla formula liberale espressa da Kant "Tutte le azioni relative al diritto degli altri uomini, la cui massima è incompatibile con la pubblicità, sono ingiuste" vada ad affiancarsi (se è consentita la parafrasi) la formula: "Tutte le azioni relative al diritto degli altri uomini la cui massima è non consentita sono da evitare". Se non altro per prudenza e, come detto, per ragioni di economia nell’esercizio del potere. Gli strumenti dell’o.m. sono indiretti e diretti. Sono strumenti indiretti o mediati la tematizzazione e quell’operazione che sia permesso chiamare di knowledge catering: mettere in circolazione e a disposizione delle masse notizie, dati, interpretazioni rilevanti ai fini della formazione di una ‘libera personale’ opinione. Tipico ed estremo caso la disinformazione e/o il depistaggio, forme organizzate dai detentori del potere di indirizzo o di deviazione dell’opinione.
Strumento indiretto è anche il sondaggio, quando i suoi risultati vengano manipolati e strumentalizzati allo stesso fine.
Strumenti diretti o immediati sono la notizia, il servizio giornalistico, l’intrattenimento culturale o talk show. Il loro effetto viene rafforzato con il ricorso alle tecniche mediatiche della personalizzazione, dell’immagine, della testimonianza autorevole che potenziano la funzione di knowledge catering.

P. Trupia

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Come citare questa voce
Trupia Piero , Opinion making, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (07/05/2021).
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