Percezione

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1. Definizione

Di norma le persone non restano travolte dal flusso delle informazioni che provengono dagli organi di senso, ma riescono, per lo più con successo, a organizzare tale flusso in esperienze di figure, oggetti, avvenimenti, rumori, odori, ecc , cioè ‘cose’. Il processo psichico che consente di strutturare l’incessante attività sensoriale in esperienze dotate di significato è definito ‘percezione’. Considerato da sempre di importanza fondamentale nelle interazioni tra le persone e la realtà che le circonda, questo processo è stato il più analizzato in ambito psicologico e continua a essere terreno di confronto fra studiosi di opposte teorie.
Si potrebbe ritenere che la p., data la relativa naturalezza e rapidità con cui si verifica, funzioni in modo molto semplice, quasi che percepire voglia dire riprodurre la realtà così come essa appare. Al contrario, si tratta di un processo dotato di notevole complessità, che implica un’elaborazione ‘intelligente’ della realtà , anche con la possibilità di aggiungere o eliminare qualche particolare (fenomeno delle illusioni percettive).
Gli studi sulla p. si sono concentrati soprattutto sulla modalità visiva, essendo la visione il senso dominante negli esseri umani; di conseguenza, molto di più si conosce sulla p. in questa modalità che in ogni altra. Tuttavia anche la percezione uditiva è stata oggetto di intensa indagine, a livello sia teorico sia sperimentale.

2. P. visiva

Alcune tendenze organizzative che presiedono alla percezione visiva sono state scoperte all’inizio del secolo da esponenti della scuola tedesca della Gestalt.
Assumendo a fondamento della propria prospettiva il concetto espresso dal filosofo Ehrenfels che "il tutto è più della somma di tutte le parti", gli psicologi della Gestalt (Koffka, 1935; Kohler, 1929) hanno sostenuto l’esistenza di alcune tendenze organizzative a carattere universale e innate, che influenzano la p.: a) tendenza al raggruppamento, b) organizzazione figura-sfondo. La prima riguarda il fatto che gli esseri umani tendono a percepire gli oggetti come insiemi o interi strutturati (gestalten) piuttosto che come combinazioni di sensazioni isolate, sulla base dei principi di ‘vicinanza’, ‘sorveglianza’, ‘chiusura’, ‘continuità’ e ‘simmetria’. La seconda riguarda il fatto, anch’esso spontaneo e naturale, di percepire gli oggetti come figure che appaiono staccarsi da uno sfondo (un esempio famoso di questo fenomeno è il vaso dello psicologo svedese Rubin del 1915 , nel quale due profili umani che si guardano e la sagoma di un vaso possono, alternativamente, fare ora da figura, ora da sfondo).
Molti psicologi contemporanei riconoscono l’importanza dei principi proposti dalla scuola della Gestalt, ma ritengono anche che essi, così come sono stati espressi, hanno uno scarso valore esplicativo e, soprattutto, si presentano come vaghi, imprecisi e difficili da misurare. Le teorie che attualmente si dedicano allo studio della percezione visiva ruotano attorno a una questione molto importante, cioè quanto essa dipenda dai processi botton-up (o guidati dai dati) o dai processi top-down (o guidati dai concetti). Le teorie che condividono il primo punto di vista sono denominate teorie botton-up o della p. diretta; di esse, la più nota è quella di Gibson (1979). Quelle che invece condividono il punto di vista opposto, sono chiamate teorie top-down o della p. indiretta. Gregory (1979) è uno dei più convinti sostenitori di questo gruppo.
La teoria della p. diretta di Gibson sostiene che i sistemi sensoriali umani sono così evoluti da essere in grado di cogliere nel flusso di luce tutta l’informazione necessaria per percepire l’ambiente circostante. Il flusso fornisce informazione non ambigua, invariante sulla disposizione degli oggetti nello spazio sotto tre forme principali: schemi di flusso ottico, gradienti tissurali e usi potenziali degli oggetti. Per Gibson, la p. implica raccogliere direttamente (da qui il nome della teoria) tutta la ricca informazione già disponibile nel flusso di luce, senza che sia richiesto alcun processo di sintesi o interpretazione. "L’informazione non è composta di segnali che devono essere interpretati, ma di invarianti strutturali alle quali ci si deve solo applicare" (Gibson, 1969).
La teoria costruttivista di Gregory invece sostiene che la p. significa andare oltre l’evidenza immediata dei sensi, configurandosi in genere come una ricerca dinamica per conseguire la migliore interpretazione dei dati disponibili. Secondo Gregory, spesso si ha bisogno di integrare l’informazione sensoriale perché quella necessaria non é disponibile. L’integrazione avviene ricorrendo a ipotesi e aspettative interne, a conoscenze acquisite, ma soprattutto a inferenze. È per questo motivo che la sua teoria è definita costruttivista.
Più recentemente, Marr (1982) ha proposto una teoria della p. visiva che, pur considerando la ricchezza dell’informazione sensoriale, riconosce il valore della conoscenza ed esperienza acquisita. Sternberg (1996) afferma: "Marr, anche se può non essere considerato un costruttivista, ha però ravvisato la complessità dei processi cognitivi richiesti per percepire una rappresentazione mentale dell’ ambiente, basata sui dati del flusso sensoriale". La teoria prevede che l’informazione dalla retina può essere organizzata utilizzando le caratteristiche di margini, contorni e ragioni di similarità. I margini formano i confini tra gli oggetti e le parti di oggetti. Le caratteristiche di contorno differenziano un tipo di superficie da un altro. Le ragioni di similarità sono aree largamente indifferenziate l’una dall’altra.
Marr ha sviluppato un modello di p. specificandolo in sufficiente dettaglio per replicare le sue proprietà su una macchina; da qui il nome di teoria computazionale.
L’elaborazione di modelli connessionisti e della teoria del riconoscimento tramite componenti di Biederman (1987) ha sostenuto la ripresa dei modelli top-down sulla p. visiva. Comunque, finora non sembra ancora esistere una teoria che possa fornire una spiegazione ‘migliore’ di un’altra.
Per quanto riguarda la questione indicata all’ inizio, cioé l’influenza esercitata sulla p. dai processi botton-up e top-down, in generale si ritiene che in condizioni normali siano i primi a essere determinanti, mentre in condizioni in cui lo stimolo è presentato per poco tempo o è ambiguo, siano i processi top-down a essere decisivi.

3. P. uditiva

Similmente a quanto si verifica nella percezione visiva, anche nella p. uditiva emergono tendenze organizzative a carattere universale e innate. Così la tendenza al raggruppamento dei suoni è una caratteristica ben nota ai musicisti, che la sfruttano nelle loro composizioni. Pure nella percezione uditiva è presente una organizzazione figura-sfondo. Ad esempio, non è difficile – passeggiando per la strada – distinguere la voce delle persone dal rumore delle automobili, o a un concerto ascoltare le note di uno strumento mentre quelle degli altri strumenti dell’orchestra restano sullo sfondo.
Gli studi sulla p. uditiva si sono concentrati in larga misura sulla p. del linguaggio parlato, data l’importanza di questo fenomeno per le persone nella vita di ogni giorno. Le teorie che sono emerse da tali studi si distinguono in due gruppi, a seconda che esse considerino la p. del linguaggio come passiva o attiva.
Le teorie passive (botton-up) sono basate sui meccanismi di filtraggio e di rilevazione di caratteristiche a livello sensoriale e non prevedono un livello di elaborazione cognitiva di ordine superiore. In genere esse descrivono un processo di analisi a due stadi: dapprima i suoni sono analizzati nelle loro componenti (fonemi) e successivamente le componenti sono analizzate per modelli.
Le teorie attive (top-down) sono così denominate perché insistono sul coinvolgimento dell’ascoltatore e prendono in considerazione l’influenza esercitata dal contesto, dalle aspettative, dall’attenzione e dalla memoria. Sono numerose e tutte, come nota Sternberg (1996), richiedono processi di decision-making basate sulla rilevazione iniziale delle caratteristiche.


Bibliografia

  • GIBSON J. J., Outline of a theory of direct visual perception in BENJAFIELD J. G., Cognition, Prentice Hall, Englewood Cliffs (NJ) 1992.
  • GREGORY Richard L., Occhio e cervello. La psicologia del vedere, Il Saggiatore, Milano 1979.
  • GREGORY Richard L., Vedere attraverso le illusioni, Raffaello Cortina Editore, Milano 2010.
  • KOFFKA Kurt, Principi di psicologia della forma, Boringhieri, Torino 1970.
  • KOHLER W., Principi di psicologia della Gestalt, Feltrinelli, Milano 1981 (ed. orig. 1929).
  • STERNBERG R. J., Cognitive psychology, Harcourt Brace College, Fort Worth (TX) 1996.
  • WENDERS Wim - ZOURNAZI Mary, Inventare la pace. Dialogo sulla percezione, Bompiani, Milano 2014.

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Note

Come citare questa voce
Finizio Pasquale , Percezione, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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