Quiz

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Mike Buongiorno nel Rischiatutto, programma televisivo a quiz, in onda dal 5 febbraio 1970 fino al 2 maggio 1974

1. Definizione e origine

Il q. è, letteralmente, una domanda posta ai partecipanti di giochi a premi non solo per sfoggiare cultura o memoria, ma per creare un vero e proprio evento-spettacolo.
Il q. ha origini antiche che si perdono tra le usanze popolari, tra agonismo e azzardo, in fiere, sagre, feste nobili, paesane o folcloristiche. In ambito massmediologico gli immediati precedenti si riscontrano tra gli indovinelli sulle riviste d’enigmistica o tra i q. radiofonici programmati dalle stazioni private americane già negli anni Trenta e diventati famosi in Italia con la trasmissione Botta e risposta condotta da Silvio Gigli. È però con l’avvento della televisione che il q. (appunto per questo ribattezzato telequiz) acquista una precisa identità di genere, diventando, nel caso italiano, uno dei modelli vincenti della programmazione.

2. Il q. ‘classico’

Nel nostro Paese il successo della televisione è legato in larga parte a Lascia o raddoppia? (1955-59) con Mike Bongiorno. Le regole del gioco sono semplicissime: i concorrenti, di varia estrazione socioculturale, devono rispondere a turno a domande sempre più difficili su un argomento da loro prescelto, con la possibilità, di volta in volta, di lasciare o raddoppiare il bottino in gettoni d’oro.
L’immagine del successo del q. è fornita dalle sale cinematografiche ingombre di apparecchi sintonizzati su Lascia o raddoppia? prima della proiezione filmica: tentativo non riuscito di arginare il radicale cambiamento nelle abitudini della gente per l’impiego del tempo libero serale.
Anche quando, nel giro di pochi mesi, in ogni casa sarà disponibile un televisore, il successo dei q. rimarrà inossidabile per una serie di precise ragioni: innanzitutto l’italiano medio scopre uno strumento che funziona da nuovo focolare domestico, invertendo il precedente flusso migratorio da casa ai locali pubblici. Poi lo spettatore è dominato dal fascino (o sogno proibito) delle vincite clamorose da parte di concorrenti con cui potersi facilmente identificare per censo, età, cultura, fisionomia, atteggiamento; e infine è attratto dal carisma esercitato dal presentatore che fa della sua mediocrità una virtù, come spiega Umberto Eco (1963) nel saggio Fenomenologia di Mike Bongiorno.
Per tutti il meccanismo elementare del q. diventa una sorta di spettacolo totale, dove, nell’attenzione casalinga, ciascun membro della famiglia soffre, tifa, incita e quindi si proietta in uno o più partecipanti; e tenta insomma di rispondere alle domande, giocando dal proprio appartamento quasi in anticipo con quanto la neotelevisione concretizzerà mediante una sorta di fittizia interattività fra apparato e utenza.
Anche l’antidivismo dei protagonisti del q. viene ribaltato: il presentatore diventa una star, i concorrenti, magari di gloria effimera, personaggi topici (il professorino, l’eccentrico, il sapientone) e persino i comprimari rappresentano veri e propri caratteri paragonati, da alcuni critici, a quelli della Commedia dell’arte (il notaio inflessibile, la valletta docile o emancipata); persino i supporti tecnici del q. costellano l’immaginario collettivo a guisa di elementi sacrali (busta, cabina, tabellone, cuffia, pulsante).
La storia del q. non si ferma però a Lascia o raddoppia?: già nel 1957 emerge Il musichiere scritto da Garinei e Giovannini (gli autori più prolifici in teatro di riviste e varietà) e presentato dall’attore Mario Riva: è il classico game-show (anch’esso come il precedente d’importazione americana) gara spettacolare in cui si alternano ospiti illustri del mondo del cinema e della canzone.
Dal q. al gioco televisivo il passo è breve e non sempre la distinzione è netta come nelle celebri trasmissioni della storia televisiva italiana tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta: Campanile sera, Telematch, L’amico del giaguaro.

3. Il q. nella ‘neotelevisione’

Un’importante evoluzione del q. è segnata dal ritorno di Bongiorno con Rischiatutto (1970) che mette a diretto confronto i concorrenti in un torneo acceso e vivace. Ma la maggior novità arriva con la neotelevisione: si tratta della chiamata telefonica in diretta del pubblico, dapprima in programmi-contenitore come L’altra domenica con Renzo Arbore (che con Indietro tutta farà, dieci anni dopo, la tagliente parodia del q. televisivo), poi in apposite trasmissioni o in spazi riservati quale Pronto Raffaella?, con Raffaella Carrà, la prima di tante soubrettes a instaurare con i teleconversatori uno pseudodialogo impostato su banali convenevoli, parole rapide e frammentate, quesiti sempre più elementari. È proprio quest’ultima una delle radicali metamorfosi del q. televisivo: per poter partecipare non occorre alcuna competenza intellettuale da parte dei concorrenti, nessun hobby per materie bizzarre e nemmeno quelle doti di carisma o telegenia che servono a fare dell’uomo della strada una fugace celebrità televisiva.
Dagli anni Ottanta, con la crescita dei network privati, il q. invade i palinsesti, essendo l’ideale programma per una antenna commerciale: costa poco, ha un’audience alta, è un ottimo veicolo per la pubblicità, che via via ingloba nel gioco stesso (molti q. oggi sono infatti pure e semplici telepromozioni). In tal senso sia le reti nazionali sia quelle minori hanno prodotto una tipologia vastissima di q. (talvolta triviali o grossolani) dal genere coniugale (Tra moglie e marito) a quello sexy (Colpo grosso), dall’ironico (Il gioco dei nove) al casalingo (OK il prezzo è giusto).
Oggi il q. fa parte del flusso indifferenziato, non è solo un evento da prima serata, serve a riempire i buchi di programmazione e da traino, stando alle strategiche collocazioni di Luna park (RaiUno), La ruota della fortuna (Canale 5), Venti e venti (RaiDue), Passaparola (Canale 5), Quiz Show (RaiUno), ecc.
Nella storia dei q. (e della televisione) occupa un posto rilevante lo scandalo avvenuto negli Stati Uniti del 1958, quando vennero scoperti i trucchi di un programma televisivo di grande successo, Twenty-One: le domande e le risposte dei q. su cui il programma era basato, venivano fornite in anticipo ai concorrenti sulla base di esigenze spettacolari e di ascolto e delle convenienze commerciali dello sponsor. Il caso è stato rievocato nel film Quiz Show, diretto da Robert Redford (1995), tratto dal libro Remembering America: a Voice from the Sixties, di Richard Goodwin, all’epoca dei fatti ispettore al Congresso, che indagò e mise in luce l’imbroglio.
L’accordo previo coi concorrenti sulle risposte da fornire costituisce anche da noi uno degli aspetti più noti della manipolazione televisiva volta a sostenere l’ascolto nell’interesse e con la complicità degli sponsor. Ciò costituisce anche il sintomo di una realtà televisiva sempre più subordinata a una logica di profitto e addirittura di un uso delle trasmissioni a premio per fini di corruzione.

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Come citare questa voce
Michelone Guido , Quiz, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/10/2020).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
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