Ridondanza

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Secondo la teoria dell’informazione è la caratteristica di un messaggio composto da un numero di segnali superiore a quello teoricamente necessario, calcolato sulla base della complessità della fonte e della capacità del canale. Questo eccesso può essere introdotto intenzionalmente per dare al ricevitore una serie di ‘chiavi’ utili alla correzione di eventuali errori di trasmissione.
Il concetto ha acquistato una più ampia validità nel contesto di qualsiasi forma di comunicazione umana. La r., come tale, rappresenta sempre un ‘costo’ aggiuntivo che tuttavia può risultare utile – se non indispensabile – quando si voglia garantire il successo della comunicazione (ad es. in un telegramma sono ridondanti, e quindi eliminabili per ridurne il costo, certe preposizioni normalmente non indispensabili; ma ci può essere un telegramma in cui le stesse preposizioni si devono inserire per evitare il rischio di gravi incomprensioni).
La r. può essere interna al messaggio: in questo caso è la stessa struttura a fornire la chiave di correzione di eventuali errori; o può essere esterna quando è costruita dalla sua ripetizione. Tipica forma di ridondanza esterna, ad esempio, è la riproposizione continua dei messaggi pubblicitari tesa a garantire la copertura del target, cioè a ottenere che tutti i suoi componenti siano raggiunti, nonché la frequenza, vale a dire un determinato numero di contatti con tali individui capace di produrre comprensione, accettazione, memorizzazione dei messaggi.

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Ridondanza, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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