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Derrick de Kerckhove (Wanze, 30 maggio 1944), sociologo belga, lavorò per oltre dieci anni con Marshall McLuhan

1. Definizione

Per s., in sintonia con la definizione di oralità, si intende un sistema di comunicazione che utilizza il canale motorio-visivo e che è costituito da segni arbitrari, di natura grafica, sintatticamente interconnessi.

2. Genesi della s.

Se, come hanno dimostrato le ricerche degli antropologi, la capacità umana di fabbricare utensili concreti e simboli è dovuta a uno stesso e unico processo, perché entrambe queste due forme di espressione del pensiero fanno ricorso, nel cervello dell’uomo, alla stessa attrezzatura di base, sarà possibile rintracciare nella storia dell’umanità momenti e scenari di confronto tra queste due tecniche, definibili anche come linguaggi, come forme di comunicazione (Storia della comunicazione).
Così, in un primo periodo di simbolismo sonoro, i due poli funzionali di mano e faccia intervengono rispettivamente nella fabbricazione e nel linguaggio; l’emergere in un secondo tempo del simbolismo grafico presuppone l’instaurarsi di nuovi rapporti tra questi poli operativi: la visione occupa il posto predominante nei binomi faccia-lettura e mano-grafia.
Le prime forme di grafia iniziano non nella rappresentazione ingenua e primitiva della realtà bensì nell’astratto, con segni che sembrano aver espresso prima di tutto ritmi e non forme. Già il primo grafismo è trasposizione simbolica e non calco della realtà, è direttamente collegato al linguaggio verbale, è una forma di s. nel senso tecnico della parola e non un’arte. Anche per il grafismo si può parlare di processo evolutivo: le serie ritmiche di asticciole o di punti; le prime figure stereotipate (mitogrammi) in cui solo alcuni particolari convenzionali permettono l’identificazione del significato; le rappresentazioni realistiche tendenti da un lato all’ideogramma e dall’altro all’arte figurativa; l’ideogramma; il pittogramma; la s. lineare.
Il simbolismo grafico gode, rispetto al linguaggio fonetico, di una certa indipendenza: il suo contenuto esprime nelle tre dimensioni dello spazio quello che il linguaggio fonetico esprime nell’unica dimensione della temporalità. Il legame che unisce il linguaggio all’espressione grafica è coordinativo e non subordinativo, come invece succede con la s. lineare, in cui l’espressione grafica è completamente subordinata all’espressione fonetica. L’immagine possiede così una libertà dimensionale che mancherà sempre alla s.: può dare il via al processo verbale che arriva alla narrazione di un mito, non vi è legata e il suo contesto sparisce con il narratore. Questo spiega l’abbondanza e la diffusione dei simboli nei sistemi al di qua della s. lineare; inoltre un tale modo di rappresentazione resiste alla comparsa della s., su cui ha anche esercitato una notevole influenza, nelle civiltà in cui l’ideografia ha prevalso sulla notazione fonetica. L’espressione grafica restituisce al linguaggio la dimensione dell’evento in simboli visivi immediatamente accessibili: ciò che distingue la registrazione mitografica è la struttura bidimensionale che l’allontana dal linguaggio parlato in cui l’emissione è lineare.
Quando appare il linguaggio verbale, i due poli funzionali di mano e faccia sembrano divaricarsi e porsi in concorrenza per cercare un nuovo equilibrio: la prima per mezzo dell’utensile e la gestualità, l’altra per mezzo della fonazione. Quando appare la figurazione grafica, si ristabilisce il parallelismo, la mano ha il suo linguaggio, la cui espressione è in rapporto con la visione; la faccia ha il suo linguaggio che è legato all’udizione e così il gesto interpreta la parola, la parola commenta il grafismo.
Nella fase del grafismo lineare, che caratterizza la s., il rapporto tra i due settori subisce una nuova evoluzione: il linguaggio scritto, fonetizzato e lineare nello spazio, si subordina in modo totale al linguaggio verbale, fonetico e lineare nella temporalità. Scompare il dualismo verbale-grafico e l’uomo dispone di un apparato linguistico unico, strumento di espressione e di conservazione di un pensiero a sua volta sempre più incanalato nel ragionamento.
L’oralità e la s. utilizzano codici differenti. L’analisi delle loro reciproche e specifiche caratteristiche ha avuto, di recente, un nuovo impulso in direzione etno-comparativa e con oggetto l’uomo attuale, grazie, tra gli altri, agli studi di Walter Ong e Jack Goody. Pur riconoscendo entrambi l’importanza della s. nella formalizzazione del ragionamento, necolare forma del sillogismo, questi studiosi insistono su aspetti e implicazioni diverse rispetto ai presupposti sociali e agli effetti cognitivi dell’uso dei due codici.
Ong vede il sistema di s. non come transcodifica di un linguaggio in un altro, ma come forma di comunicazione che modifica i processi di pensiero al punto che una cultura scritta si divarica dalla sua precedente fase orale, costituendo processi e acquisendo forme cognitive totalmente altre e dominanti sulla cultura a oralità primaria. Riguardo alla s., Ong afferma che "non si tratta di una semplice appendice del discorso orale, poiché trasportando il discorso dal mondo orale-aurale a una nuova dimensione del sensorio, quella della vista, la s. trasforma al tempo stesso discorso e pensiero".
Goody, invece, concepisce la s. come tecnologia dell’intelletto, cioè come abilità cognitiva connessa alla traduzione tra codici paralleli, senza determinanti cognitive rispetto alle capacità stesse del pensiero" (... nel senso che) la s. non solo favorisce, nei confronti di un testo letto, un tipo di attenzione critica che sarebbe impossibile applicare a un’enunciazione udita, ma consente altresì di accumulare conoscenza ‘scettica’, come fa con le procedure logiche".

3. Psicodinamica della s. e pensiero letterario

Le ricerche di Ong hanno prodotto un nuovo tipo di attenzione nei confronti della s. alfabetica, interessata a studiarne le reciproche implicazioni con i processi psico-cognitivi dell’uomo: si pensi, in particolare agli studi di Derrick de Kerckhove, successore di McLuhan all’Università di Toronto.
Due sono gli effetti che la fisiologia dell’apparato visivo produce sulla s. alfabetica. Anzitutto ne produce l’orizzontalizzazione. Il nostro occhio predilige una disposizione verticale degli oggetti se è chiamato a fornirne una visione d’insieme, orizzontale se deve, invece, dedicare a essi uno sguardo analitico. Per questa ragione le s. ideografiche (come quella cino-giapponese) si dispongono sempre dall’alto verso il basso, mentre quelle alfabetiche in senso orizzontale. Oltre che in senso orizzontale, poi, le s. alfabetiche tendono anche a disporsi da sinistra verso destra. La ragione di questo fatto va cercata nella specializzazione anatomica e funzionale dei due emicampi visivi dei nostri occhi, di cui quello destro è deputato alla ricomposizione sintetica degli elementi visivi. Ora, visto che l’atto di leggere una s. alfabetica consiste nel riconoscere analiticamente i singoli grafemi per poi ricomporli a costituire parole e frasi, è naturale che per facilitare questo tipo di compito la s. si orienti da sinistra verso destra.
Il rapporto tra analisi e sintesi sta alla base anche degli effetti che la s. alfabetica produce sulle possibilità cognitive del soggetto. Tali effetti sono essenzialmente tre:
1) anzitutto il fatto che la capacità alfabetica (il sapere leggere e scrivere) richiede al soggetto alfabetizzato di scomporre le parole nei loro elementi costitutivi per poi ricostituirne il senso a partire da essi;
2) oltre a questo, la s. alfabetica induce nel pensiero umano un processo di temporizzazione facendo della relazione prima-dopo una delle strutture di comprensione dei fenomeni più importanti (ogni lettera viene dopo la precedente e prima della successiva). Questa è una delle ragioni per cui mentre la comunicazione orale è sostanzialmente paratattica, quella scritta è ipotattica;
3) infine, la s. alfabetica emancipa il pensiero dal rapporto con gli oggetti. Essa è caratterizzata, infatti, da uno statuto di doppia articolazione, cioè la parola scritta, a differenza di un geroglifico, non rinvia direttamente a un oggetto della nostra esperienza sensoriale, ma a un concetto (primo livello di articolazione), che a sua volta rinvia a un oggetto (secondo livello di articolazione). Con l’andar del tempo l’uomo alfabetizzato si abitua a fermarsi al primo livello di articolazione, cioè ai concetti.
Questi tre effetti corrispondono ad altrettante caratteristiche di un nuovo stile cognitivo indicato come pensiero letterario (o alfabetico): si tratta di un pensiero argomentativo, che procede per analisi e sintesi; causale, che procede per cause ed effetti; astratto, che lavora non su oggetti concreti ma su concetti. È facile riconoscere in queste caratteristiche i tratti distintivi del pensiero filosofico che, non a caso, nasce in Grecia nel sec. VIII. a C. proprio in corrispondenza con il passaggio dall’oralità primaria alla s. alfabetica. La razionalità occidentale, così come si è sviluppata nel corso dei secoli, mostra dunque di avere con la s. un forte legame come è facile dimostrare studiando alcuni momenti fondamentali della sua vicenda storica, dall’introduzione della stampa (Storia della comunicazione) alla prospettiva (Immagine).

Bibliografia

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Come citare questa voce
Rivoltella Pier Cesare , Squillacciotti Massimo , Scrittura, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/12/2021).
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