Soggetto

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1. Il s. come argomento e racconto

Il termine s. deriva dal latino tardo subiectum, neutro sostantivato del participio pass. di subicere, ‘assoggettare’, a sua volta composto di sub "sotto" e iacere ‘gettare’.
Sia in campo cinematografico che nel linguaggio teatrale con il termine s. si deve intendere innanzitutto l’ordine degli argomenti e la serie di fatti narrati in un testo preso in considerazione, ciò che si chiama anche la materia dell’opera, oppure in modo più specifico l’intreccio e la vicenda in questione. Ci si riferisce normalmente a un argomento che abbia assunto il suo aspetto definitivo.

1.1. Il s. cinematografico.
Sul piano tecnico la stesura del s. cinematografico è la prima tappa della lavorazione di un film e corrisponde alla redazione di un progetto embrionale, in cui siano esposti l’argomento e la trama del futuro film. In questo testo preparatorio, per quanto abbozzato, devono essere già chiari l’arco narrativo, lo stile narrativo, cioè il linguaggio, e il carattere dei protagonisti. Il s. prenderà preferibilmente la forma di un racconto di 15-20 cartelle, sarà scritto al presente e servirà ad avviare la macchina produttiva; è questa la parte del progetto cinematografico che verrà sottoposta alla valutazione dei produttori. Si chiama s. originale quello appositamente scritto per la realizzazione cinematografica, s. derivato quello tratto, attraverso un processo di adattamento cinematografico, da opere preesistenti, letterarie o teatrali, oppure desunto da fatti di cronaca o episodi storici, o ancora da suggestioni scientifiche, sociologiche, musicali o figurative. Una volta approvato dal produttore, il s. viene ulteriormente sviluppato. Le tappe di lavorazione che si susseguono a partire dal s. sono: la scaletta, il trattamento e infine la sceneggiatura.

1.2. Il s. teatrale.
Storicamente con il termine s. si intendeva, almeno fino al Seicento nell’ambiente teatrale legato alla Commedia dell’Arte, ciò che oggi si chiama scenario, l’argomento dell’opera ripartito in scene. La definizione classica viene fissata nel 1699 da Andrea Perrucci nel trattato Dell’arte rappresentativa: esso è "una tessitura delle scene sopra un argomento formato", ciò che qualche anno dopo Ludovico Antonio Muratori chiamerà l’ossatura della commedia (Della perfetta poesia italiana, Modena 1706). Normalmente il s., cioè lo scenario, si componeva, per la Commedia dell’Arte, di una breve esposizione dell’argomento, dell’indicazione dei personaggi e dei luoghi e di una suddivisione dell’azione scenica in atti e scene con indicati a margine i personaggi con le loro entrate e uscite. La commedia a s., come venne anche definita, lasciava agli attori lo sviluppo dei dialoghi, che si svolgevano a partire dal repertorio ormai consolidato del singolo attore-autore in modo più o meno improvvisato.
Sempre in teatro e come derivazione tecnica del significato tradizionale, si parla in gergo scenico di s. per le entrate: si tratta di un foglio che reca le scene numerate e le entrate e le uscite dei personaggi, con – rispettivamente – le ultime battute (battute di s.) dell’attore uscente e le prime di colui che entra. Tale foglietto viene affisso a una quinta e serve ad avvertire gli artisti.

2. Il s. come improvvisazione

2.1. La commedia a s.
veniva composta a partire da un s. originale, cioè tratto da qualche commedia classica o di repertorio, adattato alle esigenze recitative della Commedia all’italiana, basata, secondo la tradizione, sull’improvvisazione del dialogo. Essa era cioè fondamentalmente ridotta a un canovaccio, un’impronta che fissasse i momenti d’intervento, del resto premeditati, degli attori. A partire da quest’uso il termine s. si è modificato nel suo valore semantico legandosi all’idea dell’improvvisazione, in modo tale che la locuzione recitare a s. (soggettare) è giunta fino a noi con il significato appunto di improvvisare su di un tema dato. Oggi nella pratica teatrale l’andare a s. sopravvive per lo più come esercitazione scolastica.

2.2. Frase o battuta a s.
In modo analogo, ma in questa accezione il termine è piuttosto raro, anche all’interno di una pratica scenica radicata in un testo scritto, è previsto il s. come frase o battuta non scritta sul copione. Si tratta di un intervento spontaneo dell’attore sul testo, un’interpolazione inserita o per dimenticanza del testo o come deliberato intervento su di esso. Normalmente questa variazione drammaturgica viene discussa con il regista e può essere inserita nel testo definitivo dello spettacolo.

3. Il s. come individuo

3.1. In linguistica, logica e grammatica.
In questi ambiti per s. si intende quell’unità sintattica che indica la persona o la cosa che compie o subisce l’azione espressa dal predicato. Secondo la logica di Aristotele s. è ciò che permane alla base di ogni possibile predicazione. L’uso grammaticale del termine risale al sec. II d.C., quando Apuleio già nomina subjectiva ciò che gli antichi chiamavano nomi.

3.2. Nel linguaggio filosofico classico.
Vi si trova il medesimo significato: qui la nozione di s. ha innanzi tutto il valore di ciò cui ineriscono qualità e determinazioni. Si tratta del s. ontologico della tradizione filosofica identificato con la sostanza, l’oggetto esterno. Esiste tuttavia anche una tradizione più recente, culminata in Kant, che, a partire dalla contrapposizione tra s. e oggetto, tende a identificare con il primo termine l’Io, la coscienza, l’attività senziente e pensante. La riflessione contemporanea, tuttavia, rifiuta per lo più la nozione di s. come coscienza unitaria; è questo il punto di arrivo comune della critica marxista della coscienza, dell’indagine dell’inconscio di Freud, della linguistica strutturalista e dell’antropologia strutturale, nonché dell’indagine di Nietzsche, della scuola fenomenologica e di Heidegger.

Bibliografia

  • TAVIANI Ferdinando - SCHINO Mirella, Il segreto della commedia dell’arte, La Casa Usher, Firenze 1992.
  • TRITAPEPE Rodolfo, Linguaggio e tecnica cinematografica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1989.
  • WHITELEY Sheila, Women and Popular Music. Sexuality, Identity and Subjectivity, Routledge, London 2000.

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Come citare questa voce
Scandone Erika , Soggetto, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/12/2021).
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