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Espressione usata nel gergo giornalistico con un duplice significato:
1) collocazione di titoli e articoli in una pagina. Quelli situati sotto l’apertura, cioè a centropagina, e la spalla del giornale, si dicono sistemati in t. alto. Man mano che si scende nella pagina, si parla anche di t. medio e t. basso. Più in generale si usa parlare di primo, secondo e terzo t.;
2) eliminazione di frasi o parole da un articolo per ridurlo alle dimensioni richieste dall’impaginazione. Per il Contratto Nazionale di Lavoro dei giornalisti, ogni t. deve essere preventivamente comunicato all’autore del pezzo. Se per qualsiasi ragione ciò non può avvenire, il pezzo va pubblicato privo della sua firma.
L’espressione è usata spesso anche nel linguaggio del giornalismo radiotelevisivo, quando si elimina parte del testo e delle immagini di un servizio per ridurne la durata. I t. richiedono perizia e attenzione, per non stravolgere o rendere inintelligibile il testo. Particolare cura richiede il t. delle interviste.
In ambito letterario il termine t. definisce l’impostazione stilistica di un testo (ad es.: t. filosofico, t. teorico, t. analitico, ecc.).

A. P.

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Come citare questa voce
Preziosi Antonio , Taglio, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/01/2021).
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