Teleforum

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Attività di animazione e sensibilizzazione culturale modellata sulla pratica del cineforum, diffusa soprattutto nell’ambito dell’associazionismo cattolico e messa in atto immediatamente dopo l’avvento e la massiccia diffusione del mezzo televisivo. Erano gli anni Sessanta e la Chiesa si dimostrava particolarmente attenta e sensibile a tutti quei fenomeni interessati e caratteristici dell’universo della comunicazioni sociali, cercando di individuare una via pastorale e pedagogica che portasse a un corretto uso e a una cosciente fruizione dei vari media. Sempre in linea con questa attenzione pastorale e pedagogica, si erano anche diffuse altre pratiche analoghe che interessavano attivamente i mezzi di comunicazione più diversi, come quella del discoforum, ad esempio. C’è da dire, tuttavia, che il t. non ha avuto una vita molto lunga, né ha lasciato un segno di particolare rilievo culturale, come al contrario è accaduto invece per un’esperienza come il cineforum. Probabilmente, la confidenza quotidiana che il pubblico sperimenta con il mezzo televisivo e l’illusione di riuscirlo a gestire senza subire particolari condizionamenti o influenze ha finito per scoraggiare il proseguimento di tale pratica culturale. C’è poi da aggiungere che, negli anni in cui ha visto la luce il t., vigeva il regime di monopolio televisivo e l’offerta di programmi era molto più limitata di oggi, con dei rischi per lo spettatore, in un certo senso, più contenuti, anche se pur sempre presenti. Il successivo – e ancora attuale – regime di concorrenza ha cambiato radicalmente l’assetto quantitativo e, soprattutto, qualitativo dei programmi televisivi. La rincorsa, in molti casi ostinatamente dissennata, alla conquista e al mantenimento dell’audience ha, di fatto, scatenato un gioco al ribasso per la qualità dei programmi e certamente i rischi per uno spettatore meno preparato sono divenuti maggiori. Negli anni Novanta si è tornati, quindi, a parlare di t., anche grazie a un intervento del cardinale Martini che nel suo libro Il lembo del mantello ha detto: "Penso che sarebbe opportuno rilanciare luoghi di discussione e di approfondimento, realizzando accanto al cineforum iniziative che potremmo chiamare teleclub o teleforum. La crescita e magari un domani la manifestazione di un’opinione pubblica, oggi sommersa e senza voce, risulterebbe più efficace sulla gente che non la formulazione di giudizi morali da parte di un’autorità".
Riproporre oggi una tale pratica culturale ha senza dubbio una sua validità e una sua importanza, in particolare se inserita in un progetto organico di formazione della coscienza critica dello spettatore e, soprattutto, se destinata alle generazioni più giovani, che, come sappiamo, vengono ‘educate’ dalla televisione prima ancora di entrare nel mondo della scuola. Particolarmente adatto a piccoli gruppi omogenei – come, ad esempio, potrebbero esserlo una classe, o un’associazione giovanile – il t. certamente ha la possibilità di svolgere una positiva opera pedagogica, abituando i giovani al dibattito, al confronto culturale, all’analisi critica di quanto quotidianamente viene trasmesso attraverso il mezzo televisivo e con la finalità primaria di rendere lo spettatore libero e consapevole nelle sue scelte, in modo particolare di quelle operate in rapporto a uno strumento di comunicazione così potente e condizionante.

Bibliografia

  • BRANDUARDI Katia - MORO Walter, Apprendere con la televisione. Un curricolo per leggere e capire il telegiornale, il telefilm, il talk show, il cartone animato, lo spot, La Nuova Italia, Scandicci (FI) 1997.
  • MICHELONE Guido - VIGANÒ Dario E., Il teleforum. Domande e risposte sul piccolo schermo, Edizioni Paoline, Milano 1994.
  • MICHELONE Guido - VIGANÒ Dario E., La televisione in famiglia. Trasmissioni a confronto, Edizioni Paoline, Milano 1995.

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Note

Come citare questa voce
Tagliabue Carlo , Teleforum, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/12/2021).
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