xilografia

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Autore: Franco Lever
Xilografia del 1547 della Battaglia di Mortgarten di Johannes Stumpf
Come altri termini utilizzati nell’ambito della ‘tecnologia’ della comunicazione (Litografia, Telegrafo, Fotografia, Tipografia, Televisione, ecc.) anche questo è costruito con due parole greche: xylon, legno e graphêin, scrivere.
È il sistema più antico con cui produrre un numero indefinito di copie tra loro identiche da una matrice di legno opportunamente incisa, in modo cioè che le parti in rilievo trattengano l’inchiostro distribuito con un rullo o da un tampone: funziona come un timbro oppure, a rovescio, si sovrappone alla matrice inchiostrata il foglio di carta, premendo poi con un pressore a rullo o a torchio.
I cinesi e i coreani conoscevano la x. fin dall’VIII secolo a C.; essa giunse in Europa solo nel XIII secolo, in contemporanea con la tecnica di produzione della carta, un supporto perfettamente adatto al procedimento di ‘stampa’ xilografica. Per alcuni secoli ha avuto una notevole diffusione, non solo per produrre stampe di carattere popolare (carte da gioco, immagini religiose), ma anche libri veri e propri come le cosiddette biblia pauperum. Per opera di alcuni grandi artisti divenne anche una vera forma d’arte: tra questi artisti eccelse A. Dürer (1471-1528).
Abbandonata per altre forme di incisione su metallo (puntasecca, acquaforte, acquatinta), ritornò in auge nell’Ottocento con l’avvento della fotografia e la diffusione dei giornali. L’interesse per la documentazione degli avvenimenti tramite le immagini era grande, ma – anche dopo la scoperta della fotografia – si continuò a utilizzare il lavoro di disegnatori e xilografi, perché non si era in grado di stampare direttamente le fotografie con processo tipografico. La fotografia, infatti, presenta un gradazione continua dal nero al bianco e questo ‘sfumato’ era un ostacolo insormontabile per la tecnica di allora. Si ricorreva, così, a specialisti xilografi, il quali copiavano le immagini – fotografiche o non – incidendo una tavoletta di legno duro (tagliata ortogonalmente alla direzione di crescita della pianta, in modo che le venature non costituissero un ostacolo alla precisione del lavoro). La x. veniva poi assemblata insieme agli altri blocchi di testo e di titoli per dar forma alla pagina da stampare. Il procedimento di incisione, però, poteva durare settimane. Era ancora molto lontano l’avvento del fotogiornalismo.
Solo attorno al 1880 (per opera di Frederic E. Ives in USA e di Georg Meisenbach in Germania) venne messa a punto la tecnica della ‘lastra a mezzatinta’. Il procedimento era analogo a quello di una stampa fotografica su carta, salvo l’interposizione di un retino: in questo modo lo sfumato della fotografia formava sulla lastra una serie discontinua di punti più o meno grandi riproducenti l’immagine. La lastra, trattata opportunamente, diventava una matrice pronta per la stampa.
Oggi la x. è prevalentemente usata in ambito artistico.

F. L.

Bibliografia

  • BELANGER GRAFTON Carol (ed. by), Great Woodcuts of Albrecht Dürer, Dover Publications, London 2004.
  • COSTANZO Nicola, Le origini della xilografia italiana, Tracce, Pescare 2003.
  • GIOVANNINI Umberto, Colore e libertà, La bella stagione della Xilografia in Romagna, Vaca Edizioni, Roma 2005.
  • MARIANI G., Xilografia. Le tecniche d'incisione a rilievo, De Luca Editori d'Arte, Roma 2004.
  • MILANO Ernesto - BINI M. (a cura di), Elementi per una storia della xilografia. Percorso storico artistico sulla tecnica grafica dal 1400 al 2000, Il Bulino, Modena 2001.
  • PEDRAZZOLI Priamo DAPRÀ Giovanni, Remo Wolf. Xilografia a legno perso, Arca Edizioni, Milano 2010.

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Come citare questa voce
Lever Franco , xilografia, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2020).
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