Arnheim Rudolf

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Rudolf Arnheim
Filosofo, psicologo, studioso di comunicazione estetica, massimo esponente della psicologia dell’arte di matrice ‘gestaltica’. Nato nel 1904 a Berlino, qui studia filosofia e psicologia laureandosi in psicologia sperimentale. Tra i suoi maestri figurano Köhler e Wertheimer, fondatori della scuola della Gestalt (psicologia della forma). Nel 1932, chiamato a Roma dall’Istituto nazionale per la cinematografia educativa, contribuisce all’attività per un’Enciclopedia del cinema. Per motivi razziali, all’inizio della guerra emigra a Londra e poi negli Stati Uniti, dove, a partire dal 1943, tiene la cattedra di psicologia dell’arte al Sarah Lawrence College di Bronxville, alla Graduate Faculty della New School di New York e, dopo il 1968, all’Harvard University. È stato presidente dell’American Society for Aesthetics e della Divisione Estetica nell’American Psychological Association.
E’ morto a quasi 103 anni, il 9 giugno 2007 ad Ann Harbor, Michigan (USA).
Opere principali di A.: Film come arte, Il Saggiatore, Milano 1960 (ed. orig. 1932); La radio: l’arte dell’ascolto, Editori Riuniti, Roma 1987 (ed. orig. 1936); Arte e percezione visiva, Feltrinelli, Milano 1971 (ed. orig. 1954); Verso una psicologia dell’arte, Einaudi, Torino 1969 (ed. orig. 1966); Il pensiero visivo, Einaudi, Torino 1974 (ed. orig. 1969); Entropia e arte, Einaudi, Torino 1974 (ed. orig. 1971); La dinamica della forma architettonica, Feltrinelli, Milano 1981 (ed. orig. 1977); Il potere del centro. Psicologia della composizione nelle arti visive, Einaudi, Torino 1984 (ed. orig. 1982); Intuizione e intelletto. Nuovi saggi di psicologia dell’arte, Feltrinelli, Milano 1987 (ed. orig. 1986); Thoughts on art education, Getty Center for Education, Los Angeles 1990; The split and the structure, University of California Press, Berkeley 1996; Film essays and criticism, University of Wisconsin Press, Madison 1997.
Secondo A. la mente, per confrontarsi con il mondo, deve adempiere a due funzioni: raccogliere informazioni (percezione) ed elaborarle (pensiero). In teoria esse sono distinte, mentre nell’atto della cognizione c’è un’integrazione pratica che sarebbe incomprensibile se fossero separate. È solo in quanto il percepire coglie le tipologie delle cose, i concetti, che il materiale sensoriale si rende utilizzabile al pensiero; e, per converso, ove detto materiale non restasse presente, la mente non avrebbe "nulla mediante cui pensare". Eppure autorevoli sono, nella tradizione filosofica, le posizioni di quanti hanno insistito sulla distinzione, diciamo, "di rango" tra le due funzioni. Per i sensisti "nulla è nell’intelletto che prima non sia stato nei sensi": tuttavia anch’essi – rileva A. – consideravano la raccolta dei dati indispensabile ma primitiva, "inferiore" rispetto alla creazione di concetti, alla connessione, distinzione e inferenza, riservate alla funzione "superiore" della mente che poteva operare soltanto discostandosi dai particolari percepiti. Dai filosofi medievali (come Duns Scoto) i razionalisti del XVII e del XVIII secolo trassero la lezione che i messaggi dei sensi sono confusi e indistinti e per chiarirli occorre la ragione. Venendo al campo della comunicazione per A., un colpo decisivo era stato inferto dall’esclusione tradizionale delle "figurative" (definite Arti Meccaniche, perché basate su lavoro e capacità artigianali) dalle Arti Liberali, le uniche degne degli ‘uomini liberi’, espressioni del linguaggio (grammatica, dialettica, retorica) e della matematica (aritmetica, geometria, astronomia e musica). Eppure i filosofi greci, pur concependo la dicotomia tra percezione e pensiero, non l’avevano radicalizzata come sarebbe avvenuto nei tempi moderni: affinarono le tecniche del ragionamento, ma ritennero pure, con Aristotele, che "l’anima non pensa mai senza un’immagine".
Lungo questo percorso A. costruisce la propria intelligenza della percezione che, saldando conoscenza e immaginazione, rivaluta nelle espressioni odierne le arti audiovisive. Per quanto riguarda i media, si concentra anzitutto sul loro "carattere riproduttivo" per esorcizzarlo, in quanto imperfetto, e purificare il contenuto. Da notare che tale concezione è coetanea di L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936) di W. Benjamin. Nel cinema – scrive A. – l’immagine è carente, non idonea a riprodurre in assoluto, compiutamente, il reale; ed è proprio questa riproduzione parziale che, lasciando libero spazio alle scelte creative, rende possibile il film come arte. La radio, per certi versi più "difettosa" del cinema, in quanto esclude la sfera visiva (la più ricca), riesce a trarre potenzialità di perfezione nel "realizzare l’essenza della sfera sensoria (acustica) di sua competenza"; paradigmatico rimane il saggio Elogio della cecità. Trent’anni dopo, McLuhan qualificherà sia il cinema sia la radio come "media caldi", in quanto estendono un unico senso fino ad "alta definizione". Passando alla comunicazione/ricezione dei messaggi A. dimostra – scienza alla mano – che "tutto" il pensiero, non solo quello relativo all’esperienza visiva, ha natura percettiva e che i processi primari della percezione coinvolgono meccanismi tipici del ragionamento. Da rilevare infine il "compito" che per qualsiasi educatore deriva dalla pratica del pensiero visivo, "parte indispensabile della preparazione professionale".

Bibliografia

  • ARNHEIM Rudolf, Verso una psicologia dell'arte, Einaudi, Torino 1969 (ed. orig. 1966).
  • ARNHEIM Rudolf, Il pensiero visivo, Einaudi, Torino 1974 (ed. orig. 1969).
  • ARNHEIM Rudolf, Entropia e arte, Einaudi, Torino 1974 (ed. orig. 1971).
  • ARNHEIM Rudolf, La dinamica della forma architettonica, Feltrinelli, Milano 1981 (ed. orig. 1977).
  • ARNHEIM Rudolf, Il potere del centro. Psicologia della composizione nelle arti visive, Einaudi, Torino 1984 (ed. orig. 1982).
  • ARNHEIM Rudolf, Intuizione e intelletto. Nuovi saggi di psicologia dell'arte, Feltrinelli, Milano 1987 (ed. orig. 1986).
  • ARNHEIM Rudolf, Thoughts on art education, Getty Center for Education, Los Angeles 1990.
  • ARNHEIM Rudolf, The split and the structure, University of California Press, Berkeley (CA) 1996.
  • ARNHEIM Rudolf, Film essays and criticism, University of Wisconsin Press, Madison (WI) 1997.
  • ARNHEIM Rudolf, Arte e percezione visiva, Feltrinelli, Milano 1962.
  • ARNHEIM Rudolf, Film come arte, Feltrinelli, Milano 1983.
  • ARNHEIM Rudolf, La radio: l'arte dell'ascolto, Ed. Riuniti, Roma 1993.
  • GARAU Augusto (ed.), Pensiero e visione in Rudolf Arnheim, Franco Angeli, Milano 1989.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Arnheim Rudolf, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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