Barthes Roland

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Roland Barthes, saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese.
Nato nel 1915 a Bayonne, si forma a Parigi dove consegue la Licenza in lettere classiche alla Sorbona. Alla fine degli anni Quaranta è lettore prima all’Università di Bucarest poi in quella di Alessandria. Tornato in Francia, svolge attività di sociologia e lessicologia al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Gli anni Cinquanta sono cruciali per la sua produzione polivalente di semiologo, critico strutturalista e saggista. A partire dal 1960 opera in qualità di capo ricerche alla École pratique des hautes études dove, pioniere dell’indirizzo semiologico della rivista Communications, rivitalizza il formalismo russo, traduce Jakobson ed eleva il meglio della mitologia sociale e della letteratura, della retorica e dell’analisi testuale ad altrettanti campi di una scienza della comunicazione modernamente intesa. In questo periodo può contare sull’amicizia e sulla proficua osmosi culturale con Julia Kristeva, Violette Morin e Philippe Sollers. Nel 1977 ottiene la cattedra di semiologia letteraria al Collège de France su proposta di Michel Foucault. Muore nel 1980.
Nella vasta e diversificata opera che affianca, molto spesso in forma aforistica, la vena narrativa e quella saggistica, si distingue il suo approccio interdisciplinare al mondo delle comunicazioni. I titoli più significativi di ambito semiologico sono: Il grado zero della scrittura, Lerici, Milano 1966 (ed. orig. 1953); Miti d’oggi, Lerici, Milano 1962 (ed. orig. 1957); Elementi di semiologia, Einaudi, Torino 1966 (ed. orig. 1964); Réthorique de l’image, in Communications, 4 (1964); Sistema della moda, Einaudi, Torino 1970 (ed. orig. 1967); La communication audiovisuelle, Apostolat des éditions, Paris 1969; Il brusio della lingua, Einaudi, Torino 1988 (ed. orig. 1984); L’avventura semiotica, Einaudi, Torino 1991 (ed. orig. 1984); Scritti. Società, semiotica, comunicazione (antologia di scritti inediti in Italia), Einaudi, Torino 1998.
Culturalmente B. si aggancia all’eredità hegeliana dell’interazione tra reale e razionale, alla certezza che non c’è realtà che non sia intelligibile, dimostrabile, "produttiva di senso in prima e ultima istanza"; il termine "insignificante" non esiste per l’uomo. Il materialismo dialettico è da lui seguito più come metodo di analisi e tensione morale che non come impegno politico. Sotto il profilo epistemologico B. è anzitutto debitore verso alcune discipline che adotta come "chiavi": psicologia sociale, linguistica, retorica, antropologia culturale e un’ampia "sintagmatica dei miti" da lui ipotizzata scienza generale. Postulato "il mito" come "quasi-linguaggio, dotato di una sua sintassi e di strutture latenti", è breve il passo verso quello strutturalismo che, al centro dell’effervescenza intellettuale di quegli anni, lo vede sviluppare il concetto di "struttura profonda" sulla scia del linguista Noam Chomsky. Autodefinitosi, con apparente modestia, "cassa di risonanza" delle più avanzate teorie, egli intreccia reti di competenze e apre vie ermeneutiche alla comunicazione. Storia, cultura, linguaggio e società costituiscono campi di indagine che, affrontati con metodologia forse troppo pervadente (basti pensare al binomio metafora/metonimia), contribuiscono peraltro ad affermare il segno, la connotazione e il senso come i temi trasversali e salienti della sua produzione. (Teorie del cinema)

Bibliografia

  • LAVERS Annette, Roland Barthes. Structuralism and after, Harvard University Press, Cambridge (MA) 1982.
  • MAURIES Patrick, Roland Barthes, Gallimard, Paris 1992.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Barthes Roland, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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