Comico

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Aldo Fabrizi e Totò nel film Guardie e Ladri, film del 1951 diretto da Mario Monicelli e Steno
Il termine ha assunto, col passare dei secoli, un’accezione sempre più diversificata ed eterogenea, in riferimento allo statuto comunicazionale dell’ attore. Nel Medioevo e nel Rinascimento ogni sorta di attore veniva chiamato e designato c., mentre successivamente il ruolo indica in maniera più selettiva il riferimento ai generi drammaturgici: l’attore c. allora è colui che recita la commedia, con una serie di peculiarità estetiche, mimico-gestuali, prossemiche (e addirittura di indicazioni etico-culturali) che lo contraddistinguono dall’interprete tragico e, in seguito, da quello drammatico-borghese. Oggigiorno, col sopravvento del cinema e della televisione, l’identità del c. è di nuovo cambiata, fino a designare come tale, con molta più versatilità rispetto al recente passato, una vasta gamma espressiva, attraverso gli innumerevoli ruoli brillanti, farseschi, buffi, ironici, ecc.: insomma, da Sordi a Totò la distanza è breve e al contempo assai lunga.

G. M.

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Come citare questa voce
Michelone Guido , Comico, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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