Coreografia

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1. Definizione

Il termine era tradizionalmente riferito al balletto e indicava:
l’arte di comporre la struttura dello spettacolo nel suo disegno scenico e nei movimenti che, insieme alla musica, componevano una danza irripetibile e unica;
– ma anche l’effetto finale del lavoro artistico del coreografo, cioè la complessità della danza eseguita dai danzatori-ballerini.
Oggi questa relazione con il balletto è superata e il termine viene usato per indicare l’arte di creare e strutturare i movimenti dei corpi nello spazio spettacolare, comprendendo sia i movimenti che appartengono alla danza, sia movimenti ripresi dalla vita quotidiana, rielaborati e trasformati secondo le esigenze dell’azione artistica. Nello spettacolo contemporaneo la dimensione coreografica è presente in maniera totale: nei sistemi di segni che compongono la dimensione spazio-temporale, nella recitazione dell’attore, in ogni suo movimento.
Questo allargamento del significato del termine ha una doppia motivazione: l’abbandono delle divisioni tradizionali tra le arti sceniche e la ricerca interdisciplinare intrapresa sia dagli artisti ballerini sia dai coreografi. In questa ricerca l’attenzione è rivolta alla corporeità e alla gestualità, al movimento nello spazio e nel tempo, alla loro relazione con la musica e il ritmo, ai significati psicofisici e culturali del movimento umano. Il processo innovativo è iniziato con le sperimentazioni dei ballerini e coreografi russi (Vaclav Nijinskij, Mikhail Fokin, Serghej Diaghilev) e con l’opera del francese Emile Jacques Dalcroze, considerato l’innovatore della danza moderna.

2. Tipologia

Possiamo parlare di c. del balletto, dell’opera lirica e dell’operetta (incluse le sue varie forme tragicomiche), del teatro leggero (varietà, musical); in tutte queste forme essa rimane in stretta relazione con la musica. Invece nella c. cinematografica e televisiva o nella video-c., è l’elemento visivo e cinetico che prevale, fin quasi all’abbandono della musica; perché ciò che organizza la c. è il ritmo e la stilizzazione estetica del movimento. Con il termine c. ci si riferisce perfino a spettacoli come le sfilate di moda o gli esercizi di ginnastica sportiva.
L’epoca della c. classica è stata segnata dai coreografi russi già ricordati; la c. neoclassica, iniziata da George Balanchine, si è dedicata alla ricerca dell’essenziale nel movimento e all’abbandono di tutto ciò che limitava la libertà del corpo umano (la scenografia, il costume); su questa stessa scia si è mosso Robert Wilson. Negli ultimi decenni è nata la forma coreografica del teatro-danza. Gli stimoli per il suo sviluppo sono venuti dalle ricerche di John Cage, di Mercy Cunningham, di Trisha Brown (in particolare i lavori sperimentali della Cunningham hanno introdotto l’aiuto del computer nella creazione delle c.).

3. Il teatro-danza

Il teatro-danza è diventato una forma drammatica complessa, dove confluiscono tutte le conquiste della danza moderna e del teatro contemporaneo. La c. è intesa qui come opera di montaggio: include i movimenti, la gestualità, la musica, la scenografia (generata a volte dal computer), la luce e la parola. Da una parte essa riflette il pensiero del coreografo e dall’altra stimola l’immaginazione e la percezione dello spettatore. L’attore-danzatore ne è il protagonista, il realizzatore; e allo stesso tempo, grazie all’apporto delle sue improvvisazioni, è uno stretto collaboratore del coreografo. Tra i coreografi-registi del teatro-danza si devono ricordare artisti come Moses Pendelton, Mark Morris e Pina Bausch. Le loro c. non sono più al servizio della danza (come nella c. classica), ma la usano, insieme ad altri linguaggi espressivi, per costruire uno spettacolo come se fosse un racconto che vive la sua vita nella percezione dello spettatore.

4. Il coreografo

Il coreografo è oggi considerato il creatore artistico e insieme il regista dello spettacolo di movimento. La sua figura si è sviluppata a partire da quelle del maestro di ballo, del ballerino e del regista del balletto, coinvolto nella ricerca. Il coreografo compone o scrive le sue c. secondo i criteri dell’arte della danza, ma anche secondo una propria filosofia e una propria estetica del movimento del corpo umano, come si può vedere nelle opere dei grandi coreografi contemporanei, che realizzano spettacoli esteticamente autonomi e assai diversi tra loro.

Bibliografia

  • BERNSTEIN David W. HATCH Christopher (eds.), Writings through John Cage's Music, Poetry, and Art, University of Chicago Press, Chicago 2001.
  • FANTI Silvia, Corpo sottile. Uno sguardo sulla nuova coreografia europea, Ubulibri, Milano 2003.
  • FOSTER Susan Leigh (ed.), Corporealities. Dancing knowledge, culture and power, Routledge, London 1995.
  • LEIGH FOSTER Susan, Coreografia e narrazione, Audino, Roma 2003.
  • LIECHTENHAN Rudolf, Breve storia della danza e del balletto, Jaca Book, Milano 1985.
  • MAZZAGLIA Rossella, Trisha Brown, L'Epos, Palermo 2007.
  • RIGOTTI Domenico - TURNBULL Ann V. (edd.), Danza e balletto, Jaca Book, Milano 1993.

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Come citare questa voce
Lewicki Tadeusz , Coreografia, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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