Danza

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Manifesto del Tour americano dei Balletti Russi di Diaghilev (Collezione Harvard Theatre, 1916)
La d. rappresenta uno tra i fondamentali e primordiali modi con cui l’essere umano manifesta esternamente i suoi stati d’animo, il suo mondo interiore; nella d. egli si esprime attraverso tutta una serie di movimenti, continuamente ripetuti e accompagnati dal ritmo e/o dalla musica e/o dal canto. Secondo le più recenti teorie sulla nascita e lo sviluppo delle capacità rappresentative umane (Performance;Teatro), la d. appartiene proprio alle origini dello spettacolo di comunicazione, prima religioso, più tardi religioso-culturale, per diventare infine una forma autonoma d’arte.
Delle origini in comune con il teatro, la d. ne ha conservato la caratteristica drammatica e l’ha sviluppata in varie forme, distinte secondo le loro funzioni (estetica, ludico-ricreativa, religiosa) e la loro provenienza (la d. tribale, la d. folk, la d. popolare, la d. di corte). Si distinguono anche le d. basate su schemi di movimento (le figure coreotecniche della d.), su modelli musicali e ritmici (p. es. il valzer, il tango ecc.).
In generale la d. viene accompagnata dalla musica, anche se le forme contemporanee spesso abbandonano la musica, affidando la struttura portante solo al ritmo del movimento. La d. spesso narra una storia e accompagna i vari momenti della vita dell’individuo e della società. Con l’arte teatrale condivide la gestualità, il costume, la scenografia, la coralità e altri sistemi di segni espressivo-comunicativi.

Il balletto. La d., evolvendo nella direzione estetico-artistica, ha dato vita al balletto. Forma originale di spettacolo, esso usa come mezzo principale d’espressione e di comunicazione la d. realizzata da ballerini secondo un progetto-canovaccio (Coreografia) creato dal coreografo, quasi sempre con l’accompagnamento della musica, spesso scritta appositamente. L’ambiente dove viene rappresentato il balletto è il teatro, con il suo spazio, il tempo, la scenografia, ecc.
I balletti vengono divisi in:
1) balletti drammatici (costruiti secondo le regole drammatiche), dove la d. realizza la trama del racconto ed è subordinata all’idea principale dell’opera (p. es. Romeo e Giulietta di P. Tchajkovskij);
2) balletti di tipo divertissement (divertimento); nati storicamente negli intervalli teatrali, nel corso del sec. XIX essi raggiungono una loro autonomia scenica (normalmente viene narrata una breve storia che diventa pretesto per poter sviluppare una d. esteticamente autonoma, p. es. Il lago dei cigni o Lo Schiaccianoci di P. Tchajkovskij);
3) la suite del balletto, che rappresenta una forma tra il balletto di tipo divertissement e il balletto astratto (le diverse forme di d. sono collegate attraverso la musica del compositore o grazie al progetto del coreografo);
4) balletti astratti, per i quali il punto di partenza è la musica stessa, che viene trasformata in d.; il movimento non esprime un’azione drammatica, ma piuttosto i sentimenti e il clima dell’opera musicale.
Il balletto è nato dallo spettacolo rinascimentale della corte, dove la d. conviveva con il canto, la pantomima e la recitazione. La corte regale francese dei secoli XVI e XVII conosce una forma di spettacolo di d. basata su storie mitologiche. Come arte indipendente dal teatro, il balletto appare nel sec. XVIII (grazie a ballerini virtuosi come M. Camargo, G. Vestris). Pur rimanendo collegato con l’opera lirica per un lungo periodo, esso riesce poi a costituirsi come balletto d’azione (il balletto drammatico di J. G. Noverre). All’origine del suo successo in epoca romantica ci sono i riformatori italiani, S. Vigano e C. Blasis. Regnava allora la d. femminile: tutto il sec. XIX è stato dominato dalle creazioni romantiche delle grandi ballerine (per loro sono state scritte alcune tra le più note opere di ballo, come Giselle di A. Adam o Silfide di J. J. Schneitzhöffer).
Dalla fine del sec. XIX, per molto tempo, la patria di quest’arte è stata la Russia. Accanto alla forma drammatica viene creato anche il balletto divertissement, dove lo spettacolo è diviso in singoli numeri-danze (si ricordano le coreografie di M. Petipa e opere come La bella addormentata di P. Tchajkovskij). Gli schemi classici del balletto vengono superati dalle coreografie di Michele Fokin e dalle realizzazioni del Les Ballets Russes (per es. le composizioni musicali di I. Stravinskij Petrushka e L’uccello di fuoco). Invece il modo classico di ballare (i vestiti di velo delle ballerine e i passi sulle punte dei piedi) viene sfidato da Isadora Duncan, con la sua ricerca di un’espressione più naturale. Il modello russo è stato seguito dai più grandi teatri di balletto del sec. XX (The Royal Ballet di Londra, L’Opera di Parigi) e le ballerine e i ballerini russi (per nominare solo alcuni: N. Pavlova, M. Plisiecka, G. Ulanova, V. Nijinskij, M. Baryshnikov, R. Nurejev) non solo hanno conquistato i palcoscenici del mondo, ma hanno ispirato la formazione delle nuove leve.
Il sec. XX ha visto crescere sempre più l’importanza della figura del coreografo, in quanto ideatore dello spettacolo-balletto e suo regista, anche perché attorno ad alcuni di loro si sono formati i gruppi più significativi: ricordiamo gli americani G. Balanchine e M. Graham, il francese M. Béjart, la tedesca P. Bausch, lo svedese B. Cullberg, i russi K. Golejzovskij e O. Vinogradov. La loro costante ricerca sulle possibilità espressive del corpo in relazione alla musica e al ritmo ha dato impulso al recente sviluppo dell’arte del balletto nelle varie direzioni, come il balletto drammatico, il balletto sinfonico e il teatro-danza.

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Lewicki Tadeusz , Danza, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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