Horkheimer Max

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Max Horkheimer
Nato a Stoccarda (1895), laureato in filosofia, estende presto il campo dei suoi interessi allo studio della società. Nel 1931 fonda, con Felix Weil, l’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte che riunirà in una famosa ‘Scuola’ un gruppo di autorevoli studiosi tra i quali, oltre a H. Adorno, W. Benjamin, L. Lowenthal e H. Marcuse (Scuola di Francoforte). Perseguitato dal nazismo, si rifugia negli Stati Uniti dove chiama intorno a sé parte dei collaboratori dando vita a un analogo Istituto presso la Columbia University di New York. Tornato in Germania dopo la guerra, approfondisce con Adorno la comune ‘teoria critica della società’, raccoglie in volumi la propria pubblicistica e prosegue nell’insegnamento universitario, giudicando negativamente, infine, quel movimento di contestazione studentesca che proprio il pensiero suo e di Adorno aveva contribuito a far nascere. Muore a Norimberga nel 1973.
Tra le sue opere più conosciute figurano: insieme ad Adorno, Lezioni di sociologia (Einaudi, Torino 1966; ed. orig. 1956) e Dialettica dell’Illuminismo (Einaudi, Torino 1966; ed. orig. 1947); Eclissi della ragione (Einaudi, Torino 1969; orig. 1947); Teoria critica (Einaudi, Torino 1972; ed. orig. 1969).
Sebbene fondatore della Scuola di Francoforte, H. non ha mai goduto della popolarità di Adorno o di Marcuse. Nei suoi scritti prevale una vena di pessimismo che approda nello scetticismo pieno verso la possibilità di affrancamento della società di massa. Fin dai primi contributi uno dei punti-chiave è la distinzione fra ‘ragione essenziale’ (che indica le autentiche finalità dell’uomo) e ‘ragione strumentale’ (volta a trovare i mezzi idonei per realizzare dette finalità). L’epoca moderna, soprattutto dall’Illuminismo a oggi, ha visto la funzione strumentale prevaricare largamente la funzione essenziale. La ‘teoria critica’, elaborata con Adorno nell’ambito dell’Istituto di Francoforte, parte da Hegel, Marx, Weber, dallo stesso Freud che aveva cominciato a ‘smascherare’ l’ideologia borghese e, influenzata notevolmente dal concetto lukacsiano di ‘reificazione’, si pone al centro del dibattito contemporaneo non soltanto per la portata filosofica ma anche, e forse più, per le ricadute socio-politiche. Prendendo atto della frattura che esiste tra la realtà e il pensiero che la rappresenta, appare legittima la fondazione di una ideologia intesa come "sforzo di liberazione dal reale", senza cadere nell’irrazionalismo ma, al contrario, allineandosi rigorosamente alla dialettica hegeliana. Dall’esperienza americana H. con Adorno trae spunto per evidenziare i "meccanismi interni del dominio di classe" come pure l’inevitabile processo di ‘mercificazione’ a cui la cultura è sottoposta nelle società tecnologicamente avanzate. I mass media diventano congegni di ‘mistificazione’ dei valori e di asservimento, la cui negatività risale, almeno potenzialmente, agli stessi concetti originari del sapere scientifico.
Secondo Ferrarotti (1969) la posizione espressa da H. nell’Eclissi della ragione rappresenterebbe un rozzo antipositivismo che non poteva essere condiviso da Adorno. A ben vedere, scontata la minore complessità stilistica di H., i due autori sembrano concordare nella critica alle diverse forme di positivismo che "non sanno e non vogliono passare dal giudizio descrittivo a quello valutativo" (Checconi, 1970).
Introducendo per la prima volta il concetto di ‘industria culturale’ Adorno ed H. ne evidenziano le caratteristiche di "strumento organico utilizzato dai detentori del potere per l’inganno delle masse". Ma la critica colpisce tanto la società borghese quanto la società collettivistica: entrambi i sistemi vanno verso la nuova barbarie che è il "mondo amministrato". Il progresso della civiltà moderna, con la meccanizzazione, la tecnologia e la manipolazione dell’individuo attraverso i media, distrugge la libertà. "Io credo che gli uomini, in un siffatto mondo amministrato – scrive H. in una delle sue ultime opere – non potranno sviluppare liberamente le loro capacità ma si adatteranno a regole razionalizzate. Gli uomini del mondo futuro agiranno automaticamente: a un segnale rosso si fermeranno, a un segnale verde proseguiranno. Obbediranno a segnali" (1972).

Bibliografia

  • ADORNO Theodor Wiesengrund - HORKHEIMER M, Dialettica dell’Illuminismo, Einaudi, Torino 1966.
  • BERNHABIB Seyla (ed.), On Max Horkheimer. New prospectives, MIT Press, Cambridge (MA) 1995.
  • BUTTIGLIONE Rocco, Dialettica e nostalgia, Jaca Book, Milano 1978.
  • CHECCONI Sergio (ed.), Teoria critica della società. Antologia di scritti di Adorno, Horkheimer e Marcuse, Calderini, Bologna 1970.
  • FERRAROTTI Franco, Il pensiero sociologico da Auguste Comte a Max Horkheimer, A. Mondadori, Milano 1974.
  • GENINAZZI Luigi, Horkheimer & C.: gli intellettuali disorganici, Jaca Book, Milano 1977.
  • HELD David, Introduction to critical theory: Horkheimer to Habermas, University of California Press, Los Angeles 1980.
  • HORKHEIMER Max, Eclissi della ragione, Einaudi, Torino 1969.
  • HORKHEIMER Max, La nostalgia del totalmente altro, Queriniana, Brescia 1972.
  • HORKHEIMER Max, La società di transizione, Einaudi, Torino 1979.
  • HORKHEIMER Max, Teoria critica, Einaudi, Torino 1972.
  • HORKHEIMER Max - ADORNO Theodor Wiesengrund, Lezioni di sociologia, Einaudi, Torino 1966.
  • WOLIN R., The terms of cultural criticism. Frankfurt School, Existentialism, Poststructuralism, Columbia University Press, New York 1992.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Horkheimer Max, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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