Innis Harold

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Harold Innis
Economista politico e geografo canadese, nato nel 1894, studia all’Università di Chicago seguendo con interesse l’economista e sociologo Thorstein Veblen. Dopo aver dedicato l’attività scientifica all’industria e al commercio del proprio Paese, in seguito affronta – quale estensione degli studi – le diverse forme di comunicazione. All’Università di Toronto influenza con le sue idee, per ammissione dello stesso interessato, Marshall McLuhan: questi, mentre ne ammira l’approccio per "esplorazioni" nel rivelare i rapporti tra i fenomeni, ne approfondirà la tesi secondo cui i media elettronici aboliscono il "tempo" e lo "spazio". I. muore nel 1952.
Centri d’attenzione di I. sono il potere e il suo esercizio attraverso il controllo nello spazio e nel tempo. La "tecnologia delle comunicazioni" è la chiave del processo economico e politico, in quanto determina le coordinate spazio-temporali della società: le forme di organizzazione, la distribuzione del potere tra i gruppi, i tipi di conoscenza accumulata dal popolo. Egli respinge l’ipotesi frontiera: la credenza che la fonte di ispirazione e azione della cultura occidentale non sia al suo centro ma alla periferia. Ogni frontiera è infatti controllata – fa notare – da una "struttura di fondo" che, dopo averne esaurito i prodotti, trova nei propri interessi economici la spinta all’espansione geografica. La prima "struttura" di questo tipo per il Nord America è stata l’Europa, talché lo sviluppo dell’economia e delle sue comunicazioni può dirsi parte del tragitto storico del Vecchio Continente. Con il graduale declino dell’influenza europea, la "struttura di fondo" si è spostata ai centri metropolitani degli Stati Uniti, in particolare Washington e New York.
Gli studi sul ruolo che le risorse lignee del Canada hanno svolto nella crescita dei giornali nordamericani, l’accertamento della facilità con cui questi sono penetrati nella vita dei canadesi, il confronto tra la "cultura orale" degli indiani americani e la "tradizione letteraria" d’Europa costituiscono le basi da cui I. parte per analizzare il progresso dalla civiltà orale a quella scritta e poi a quella elettronica. A suo giudizio i modi in cui i sistemi di comunicazione influenzano i rapporti spazio-temporali sono fondamento delle istituzioni. Comunicazione e controllo sociale presentano due tipologie: quelle ottenute attraverso "media legati allo spazio" e quelle ottenute attraverso "media legati al tempo". In quanto di facile trasporto, i primi, come la stampa e i media elettronici, sono connessi con l’espansione e il controllo del territorio, favorendo il commercio nonché il dominio (empire). In quanto più difficili da trasportare, i secondi, come il linguaggio e i manoscritti, alimentano la cultura della memoria, il senso storico, le piccole comunità e le forme tradizionali di autorità. Tragica per la cultura moderna è, secondo I., la tendenza del giornalismo e dei media elettronici a ridurre tutto alla dimensione espansionistico-mercantile, con una tecnologia che comprime la "segnalazione del tempo", il gap tra l’invio e la ricezione del messaggio.
Bisogna tuttavia distinguere: mentre la stampa ha risolto i problemi di un’efficiente produzione ma non può contare su un sistema di distribuzione proprio (dipendendo dal trasporto ferroviario, navale e aereo), le comunicazioni elettroniche, dal telegrafo alla radio e alla televisione (oggi aggiungiamo il computer, n.d.r.), hanno risolto simultaneamente i problemi di una rapida produzione e distribuzione. La tecnologia elettronica non solo abolisce lo spazio ma trasforma il tempo, cancellando la memoria e comprimendo la durata del messaggio a ore, minuti, secondi e microsecondi. C’è un prezzo da pagare: questi media estendono l’area della diffusione ma restringono la gamma di risposta. I messaggi sono ricevuti da vaste audience che non sono però in grado di rispondere direttamente o di partecipare a una discussione. Si sottolinea anche qui come l’autore non consideri il computer e l’interattività, che si diffonderanno in seguito. La sua ricetta è comunque utile anche oggi: limitare il controllo da parte della tecnologia, recuperare la tradizione orale, coltivare le radici della memoria, aprire nuove vie di confronto e partecipazione.
Delle opere di I. sono fondamentali nel campo mediale: Empire and communications, University of Toronto Press, Toronto 1950 (edizione riveduta da Mary Q. Innis con prefazione di Marshall McLuhan: Toronto 1972) e Le tendenze della comunicazione, SugarCo, Milano 1982 (ed. orig.1951).

Bibliografia

  • CREIGHTON Donald G., Harold Adams Innis. Portrait of a scholar, University of Toronto Press, Toronto 1957.
  • HEYER Paul, Harold Innis, Rowman and Littlefield, Lanham (MD) 2003.
  • MELODY William H. - SALTER Liora - HEYER Paul (eds.), Culture, communication and dependency. The tradition of H.A. Innis, Ablex Publishing Corporation, Norwood (NJ) 1981.
  • WATSON Alexander John, Marginal man. The dark vision of Harold Innis, University of Toronto Press, Toronto/Buffalo/London 2007.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Innis Harold, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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