Le Bon Gustave

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Gustave Le Bon
Psicologo, etnologo e sociologo francese (Nogent-le-Rotrou 1841 - Parigi 1931), L. si può ritenere il fondatore della psicologia delle masse in quanto espressione della corrente formale che, riallacciandosi al pensiero del Settecento, pone al centro di attenzione l’uomo che agisce in società, considerato non solo come attore ma come unità complessa le cui caratteristiche psichiche si proiettano esternamente nel tessuto delle interazioni sociali. Vale a dire: non è la società che spiega l’individuo, come in Durkheim (1858-1917), ma l’individuo che spiega la società attraverso le leggi della psicologia. L. vive nel periodo rivoluzionario della seconda Comune (1871) che, mentre estende lo ‘spazio pubblico’ integrando la base in politica, vede emergere una nuova problematica: gli sviluppi della stampa, dell’alfabetizzazione, dei mezzi di trasporto e delle prime telecomunicazioni implicano una ‘attività razionale’ nel comunicare di un sistema dominato dalla moltitudine? Le teorie moderne della comunicazione – scrive Reynié (1993) – appaiono in questo contesto storico come ‘teorie della democrazia’ e, a tutto il sec. XIX, sono influenzate dal dibattito tra L. e Tarde. In tal sensopuò dirsi che il concetto leboniano di folla inauguri lo studio delle comunicazioni di massa.
Di L. – che ha portato tra l’altro contributi all’antropologia, alla filosofia della storia e alla pedagogia – si segnalano: Leggi psicologiche della evoluzione dei popoli, Monanni, Milano 1927 (ed. orig. 1894); La psicologia delle folle, TEA, Milano 2004 (ed. orig. 1895); Psicologia del socialismo, M & B Publishing, Milano, 1999 (ed. orig. 1898); Psychologie de l’éducation (1902); La psychologie politique (1911); La Révolution française et la psychologie des révolutions (1912); Aphorismes du temps présent (1913); Bases scientifiques d’une philosophie de l’histoire (1931).
Se nell’evoluzione dei popoli i raggruppamenti di uomini acquisiscono, secondo L., caratteri psicologici stabili come quelli anatomici che ne fanno delle "collettività fisse", a queste si contrappongono le "collettività transitorie" per eccellenza: le folle. In quanto fenomeno saliente e irreversibile della nostra epoca, la folla è trattata da L. in un’opera (1895) che sarà discussa da Freud (Psicologia delle masse e analisi dell’Io, 1921) e riconosciuta da Schumpeter come la prima a mostrare l’importanza che nel comportamento umano assume, specie nell’ambito di gruppi numerosi, l’a-razionalità legata all’influenza reciproca degli individui riuniti. In determinate circostanze (eccitazione, ecc.) un’assemblea o un comitato, con individui vicini fisicamente o anche in condizioni simili, rivelano minor senso di responsabilità e maggiore sensibilità ai fenomeni extra logici rispetto ai singoli considerati separatamente. Nella folla – che Tarde distinguerà dal pubblico – si riduce la coscienza individuale, prevale l’inconscio e l’uomo fa passi indietro nella civiltà tornando allo stadio primitivo (regressione emotiva); l’individuo, "non più se stesso ma automa che la volontà non riesce a governare", si abbandona "dissolvendosi nel numero". Esistono energie inconsce, analizzerà Freud, che vengono liberate dai vincoli sociali soltanto nelle anonime situazioni di massa. Il potere psicologico per cui i sentimenti e le idee orientati nella stessa direzione formano una mente collettiva determina, per alchimia sociale, la metamorfosi dell’uomo isolato nell’uomo della folla. Su questa trasformazione incidono tre cause: 1) sentimento di potenza; 2) contagio mentale; 3) suggestionabilità. La folla, sottoposta a eccitazioni, è il catalizzatore privilegiato dei fenomeni di suggestione o, meglio, di "autosuggestione". È "irritabile", "credula", "impulsiva" e "instabile"; incapace di ragionare in proprio, predilige gli stereotipi, accetta o rifiuta in blocco soltanto idee imposte.
In quanto si sposa con l’intolleranza, la folla richiama l’autoritarismo ponendosi istintivamente sotto l’egida di un capo. A questo punto la sociologia leboniana rivolge una critica serrata all’ opinione pubblica e allo Stato democratico che fonda su di essa il governo degli uomini; la sua analisi sfocia in una "teoria del Potere e della propaganda politica", declinando i punti forti di una vera e propria "tecnica di comunicazione con le masse".

Bibliografia

  • BARROWS Susanna, Distorting mirrors. Visions of the crowd in late nineteenth century: France, Yale University Press, New Haven (CT) 1981.
  • FREUD Sigmund, Psicologie delle masse e analisi dell'io in FREUD Sigmund, Il disagio della civiltà e altri saggi, Boringhieri, Torino 1971 (ed. orig. 1921).
  • MERTON R. K., The ambivalences of Le Bon's The Crowd in Le Bon Gustave, Le Crowd. A study of popular mind, The Viking Press, New York 1960, pp.V-XXXIX.
  • NYE Robert A., The origins of crowd psychologie: Gustave Le Bon and the crisis of mass democracy in the Third Republic, Sage, London 1975.
  • REYNIE Dominique, Tarde et Le Bon in SFEZ L., Dictionnaire critique de la communication, PUF, Paris 1993.
  • ROUVIER Catherine, Les idees politiques de Gustave Le Bon, PUF, Paris 1986.
  • SCHUMPETER Joseph A., Capitalismo, socialismo, democrazia, Etas Libri, Milano 1977 (ed. orig. 1950).
  • THIEC Y. J., Gustave Le Bon, prophète de l'irrationalisme de masse in «Revue française de sociologie», 22 (1981) 3.
  • THIEC Y. J. - TREANTON J. R., La foule comme object de 'science' in «Revue française de sociologie», 24 (1983) 1.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Le Bon Gustave, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/10/2019).
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