Mimo

  • Testo
  • Video2
  • Voci correlate
Il termine deriva da una radice indoeuropea *mi-ma = ‘misurare’; attraverso la versione greca (mîmos) e quella latina (mimus) si è costituito il significato di ‘imitare’, e dunque di ‘imitatore’. ‘Mimo’ ha originariamente indicato una forma di spettacolo di genere farsesco e popolare, di cui si hanno testimonianze già nell’antica Grecia; il primo autore di m. (mimografo) di cui è rimasta traccia è Sofrone di Siracusa (sec. V a. C.), ma le prime testimonianze documentarie di questo genere appartengono a Eroda (o Eronda), vissuto attorno al 250 a.C. Il m. fu importato a Roma dove riscontrò gran favore di pubblico. Con il tempo questo spettacolo si caratterizzò sempre più per la bravura degli interpreti che assommarono in sé tutti gli aspetti della rappresentazione: l’attore, che già da tempo aveva delegato la parola ad altri che ‘cantassero’ per lui, finì con l’eliminare del tutto la parola stessa per rappresentare tutta l’azione con i suoi soli gesti. Il m. diventava così ‘pantomima’ (panto, in greco sta per tutto).
Il senso di una rappresentazione priva di parola è rimasto nell’accezione corrente del termine con il quale si indica, appunto, un attore che non faccia uso di parola, interprete di pantomime.

L. D.

Bibliografia

Non c'è bibliografia per questa voce

Documenti

Non ci sono documenti per questa voce
Come citare questa voce
Mimo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo
811