Morin Edgar

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Edgar Morin
Sociologo francese, teorico delle comunicazioni e critico dell’industria culturale, nato a Parigi nel 1921. Militante comunista, agisce nella resistenza ma viene espulso dal partito in seguito alla pubblicazione di un articolo considerato eterodosso. Nel volume autobiografico Autocritique (1959) descriverà gli sviluppi del suo impegno politico. Co-fondatore del comitato di intellettuali contro la guerra del Nord Africa, collabora a France-Observateur e nel 1957 fonda la rivista Arguments. Membro del Centro nazionale per la ricerca scientifica e del Centro di ricerche ed elaborazioni sociali e politiche, è stato direttore del Centro studi transdisciplinari all’école des hautes études en sciences sociales, nel cui ambito ha partecipato alla fondazione e alla direzione della rivista Communications. Oltre a condurre un’analisi approfondita dei fenomeni culturali legati alla diffusione dei media (M. è considerato l’ispiratore della ‘teoria culturologica’), figura tra i pionieri nella sperimentazione del cinema-verità avendo realizzato in collaborazione con Jean Rouch Cronaca di un’estate (1961).
Tra le opere di E. M. dedicate alla comunicazione e, più in generale, all’epistemologia delle scienze umane si segnalano: Il cinema o dell’immaginario, Silva Editore, Milano 1962 (ed. orig. 1956); I divi, Garzanti, Milano 1957 (ed. orig. Les stars, 1957); L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa, il Mulino, Bologna 1963 (ed. orig. L’esprit du temps, 1962); Essais sur les mass media et la culture, Unesco, Paris 1971; Medioevo moderno a Orléans, Eri, Torino 1979 (ed. orig. La rumeur d’Orléans, 1969); Il paradigma perduto. Che cos’è la natura umana, Feltrinelli, Milano 1994 (ed. orig. 1973); Il metodo, 3 voll., Milano 1983-1987 (ed. orig. 1977); Sociologie, Fayard, Paris 1984.
Gli studi sociologici – osserva M. – hanno affrontato in modo insufficiente, fino allo scadere degli anni Cinquanta, i fenomeni culturali di massa. Soltanto la semiologia tentava di definire nuovi campi d’indagine. Nel proporre un approccio interdisciplinare egli individua nella cultura di massa un "corpo complesso di simboli, miti e immagini che penetrano l’individuo nella sua intimità, ne strutturano gli istinti e ne orientano le emozioni". Questa penetrazione avviene secondo gli scambi mentali di proiezione e di identificazione che si polarizzano su di essi come pure sui personaggi (mitici o reali) che li incarnano. Non è un caso, osserva M., che il linguaggio della psicologia e quello del cinema coincidano spesso: il film si è costruito a immagine del nostro psichismo (Le cinéma ou l’homme imaginaire è il titolo di un suo celebre saggio). I presupposti dell’ industria culturale, originata negli Stati Uniti (anni Trenta) dalla diffusione della stampa, della radio e del cinema, sono da ascrivere alla trasformazione tecnologica che ha sostituito per gran parte il lavoro delle macchine al lavoro dell’uomo, assicurando tempo libero e condizioni di vita migliori anche alle classi popolari. Nel cercare di rispondere alle nuove esigenze dei più ampi strati di popolazione la cultura dei media presenta una "doppia faccia": 1) da un lato, sulla scia della cultura popolare, assolve una "funzione evasiva" consentendo di vivere per procura una realtà immaginaria (meccanismo di proiezione); 2) dall’altro, proponendo modelli di comportamento, assolve una "funzione integrativa" della vita reale (meccanismo di identificazione). Aspetto caratteristico della cultura di massa, rispetto alla cultura popolare, è per M. la tendenza a offrire sempre nuovi temi e personaggi di tipo identificativo piuttosto che proiettivo. Il processo catartico della tradizione drammatica, secondo cui la situazione di conflitto si risolve con la morte dell’eroe o con una lunga prova di espiazione, è rifiutato dalla cultura di massa che predilige invece il "lieto fine"; una conferma deriverebbe dalla crescente prevalenza, nella fiction, dei temi e dei valori femminili.
Nel complesso la cultura di massa appare a M. come un embrione di "religione della salvezza terrena". Egli nota infatti una profonda differenza tra l’edonismo classico e l’ideologia della felicità diffusa dai media: mentre il primo era orientato al solo godimento dell’istante, la seconda coinvolge nel presente globale del mondo. Grazie ai mezzi di comunicazione di massa l’individuo sente di condividere un’esperienza che non è più soltanto sua: egli partecipa dello spirito del tempo. (Teorie del cinema)

Bibliografia

  • FAGES Jean Baptiste, Comprendre Edgar Morin, Privat, Toulouse 1980.
  • KOFMAN Myron, Edgar Morin (Modern European thinkers), Pluto Press, London 1996.
  • NYOMBAYIRE Faustin, Topiques de la culture comtemporaine. Edgar Morin, par-delà les scories de la modernité, Urbaniana University Press, Roma 1996.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Morin Edgar, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
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