Spettacolo

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È una rappresentazione – un’azione fatta prima di tutto ‘per essere vista’ – preparata da un gruppo attraverso delle prove e resa pubblica di fronte a un altro gruppo di persone, che si sono radunate appositamente per assistervi, divenendo in tal modo spettatori.
Lo s., in senso più strettamente teatrale, è la realizzazione del lavoro che gli attori hanno preparato durante le prove sotto la guida del regista, in un luogo deputato (ad esempio, il palcoscenico del teatro – edificio), in presenza di un pubblico radunato per l’occasione, in un determinato tempo (lo s. serale, la matinée, lo s. pomeridiano). Gli elementi che costruiscono lo s. sono il testo drammatico (il dramma), la recitazione verbale degli attori, il loro movimento scenico (incluse la 373 danza e la coreografia), la scenografia con le luci, la musica e gli elementi sonori. È il regista che conferisce unità a questi elementi e pertanto viene considerato come autore, in quanto ‘creatore’ della novità e compiutezza della rappresentazione (Regia).
In senso più ampio, per s. si intendono anche tutte quelle occasioni in cui qualcuno presenta ad altri una sua azione che implica delle doti ‘artistiche’: l’esecuzione di brani musicali cantati e/o suonati, la danza, le diverse attività – dall’atleta, al domatore, al clown – presentate dal circo, la pantomima, i fuochi d’artificio, le rappresentazioni ‘suoni e luci’, un film, ecc. Il nome s. viene assegnato anche a manifestazioni sportive di tipo agonistico (il calcio, l’atletica leggera ecc.) o propriamente spettacolare (come per es. nel wrestling, un tipo di lotta libera dove la violenza è più appariscente che reale).
Nel mondo della rappresentazione oggi è spesso utilizzato – come sinonimo di s. – un termine inglese: performance. Esso però non copre soltanto il significato del termine s.; spesso è usato con un’estensione maggiore, sia in riferimento alle produzioni artistiche che agli studi teorici nel campo sociologico e culturale.
Nell’ambito dei loro studi usano questo termine il sociologo Erving Goffman e l’antropologo Victor Turner. Essi si sono interessati alle molte forme rituali che l’interazione sociale utilizza nella vita quotidiana (Goffman) e ai riti veri e propri, visti come momenti specifici di un dramma sociale più vasto (Turner), presenti in tutte le società in quanto modo di rispecchiare il conflitto sociale, di riflettere sulla sua natura, così da giungere al suo superamento(Rito). A questo proposito Turner riprende il concetto di ‘meta-commento’ – un’espressione di Clifford Geertz – per indicare che ogni società possiede performance a valenza culturale, dove il gruppo racconta se stesso e a se stesso; caratterizzandosi per la sua duplicità: l’acting (della recitazione) che diventa forma di riflessione. Molti degli s. televisivi attuali (ad es. le soap opera) devono essere considerati vere e proprie forme di "meta-commento", in quanto svolgono nella vita sociale la stessa funzione compensativa realizzata in altre culture dai riti tribali. Il teatro, per sua natura, è tra le performance la forma più vitale e duratura.
In ambito teatrale, un grande apporto alla comprensione dello s. e della performance è offerto da alcuni studiosi, in particolare da Richard Schechner negli USA e da Eugenio Barba in Europa (attraverso l’International School of Theatre Anthropology). Essi sottolineano la necessità di distinguere tra:
– il dramma (il testo scritto, indipendente dalla persona che lo realizza, dunque di pieno dominio dell’autore);
– lo script (ciò che – a proposito del testo scritto – viene trasmesso da una persona all’altra: è il dominio dell’istruttore, dell’insegnante-guru);
– il teatro (l’evento interpretato da un particolare gruppo di attori: è una riposta e/o manifestazione del dramma e/o dello script per un pubblico di spettatori; è il dominio degli attori);
– la performance, che include la varietà di eventi che accadono qui, ora, come tali irripetibili, tra gli attori e il pubblico.
La performance, dunque, appartiene sia al performer che allo spettatore e solo dall’interazione tra loro nasce quel particolare evento che chiamiamo s.
Marvin Carlson propone questa ulteriore analisi della performance: a) essa non si basa sui caratteri creati precedentemente da altri autori-artisti, ma sulla corporeità dell’artista-performer; b) spesso le sue radici affondano nella storia, nella biografia degli artisti (in altre parole, la performance è una spettacolarizzazione del proprio vissuto, in piena coscienza dell’artista); c) ciò che viene rappresentato va oltre la persona dell’artista, dà visibilità a specifiche esperienze che appartengono alla cultura e all’ambiente; d) il processo di spettacolarizzazione-visualizzazione viene realizzato con la presenza attiva del pubblico. Al centro della performance rimane il performer con la sua corporeità attraverso la quale egli comunica con e allo spettatore.
La performance, nonostante la sua teorizzazione fortemente radicata nelle teorie del teatro, abbraccia oggi tutto un panorama di manifestazioni artistiche che vanno oltre le tradizionali classificazioni dello spettacolo teatrale.

Bibliografia

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Lewicki Tadeusz , Spettacolo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (20/10/2019).
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