Editoria

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1. Definizione

L’editore è un imprenditore che coordina l’attività di autori, redattori, revisori, iconografi, grafici e tecnici per ottenere prodotti della comunicazione (libri, periodici, giornali o altri generi, stampati o non stampati) che forniscano la migliore fruibilità per l’utenza al minimo costo. L’esercizio delle attività editoriali è regolato dalle stesse norme che disciplinano in generale la vita dell’impresa (C.C., artt. 2028-2221). In Italia non vi sono particolari modalità di accesso alla professione; l’Associazione Italiana Editori (AIE) e l’Editrice Bibliografica (Milano) pubblicano ogni anno statistiche e analisi di mercato, leggi e regolamenti, dati di vario genere, nonché un elenco completo delle pubblicazioni e degli editori che operano in Italia, per la maggior parte strutturati in piccole case; quelle di livello industriale sono dominate da pochi colossi, che pubblicano in quasi tutti i settori dello scibile con tecniche e con programmazione tipiche della grande industria.
Il mercato editoriale è caratterizzato da incostanza della domanda, che oggi si tenta di correggere con massicce campagne promozionali e con una diffusa distribuzione (anche nei supermercati).
Si può classificare la produzione editoriale in: e. scolastica, e. varia, grandi opere, opere multimediali.
L’e. scolastica comprende i libri didattici per scuole di ogni ‘ordine e grado’, esclusi quelli universitari; l’editoria varia raccoglie saggi, opere letterarie, narrativa, storia e documentazioni, manualistica, ecc.
L’e. di grandi opere concerne la realizzazione di opere in cui si raccolgono nozioni riguardanti tutto lo scibile o parte di esso (enciclopedie generali, specialistiche, per ragazzi, dizionari enciclopedici, ecc.), il lessico di una o più lingue (vocabolari), organizzati in volumi di varia fruizione e funzionalità.
L’e. multimediale veicola contenuti, di norma in abbinamento con stampati, attraverso nuovi supporti, videocassette, dischetti magnetici di vario tipo, CD-Rom, che sempre più si rivelano mezzi ideali per la didattica e la documentazione a ogni livello.

2. Sintesi storica e tecnica

La stampa con caratteri mobili, inventata da Gutenberg intorno alla metà del Quattrocento, si presentò fin dagli inizi come un’industria, soggetta alle stesse leggi di mercato che governano le altre; il suo prodotto, i libri.
Nuova in tutte le sue componenti tecniche, l’industria tipografica (Tipografia) prese subito un aspetto ‘moderno’ e le officine dei tipografi non erano più simili alle botteghe medievali. Ad esempio già nel 1458, J. Fust e P. Schöffer (collaboratori di Gutenberg) gestivano una stamperia organizzata per il lavoro ‘in serie’; vent’anni dopo grandi stamperie con dozzine di lavoranti, specializzati per le varie operazioni, funzionavano in molti Stati europei. Si andava delineando una industria editoriale ben lontana dallo scriptorium, che avrebbe sconvolto la tradizionale diffusione medioevale della cultura.
Ben presto furono portati miglioramenti meccanici al primitivo torchio; inoltre le tecniche d’incisione del legno (Xilografia) e dei metalli (acquaforte, puntasecca, ecc.) consentirono la produzione di edizioni illustrate offrendo così un decisivo contributo allo sviluppo e al diffondersi della stampa.
Nei primi secoli non si distinse completamente la figura dell’editore da quella dello stampatore; di solito chi produceva i volumi era anche editore e libraio, poiché si occupava direttamente anche della vendita.
I problemi finanziari si facevano sentire sempre in modo pesante sulle iniziative editoriali; dal secolo XV al XVIII, per esempio, il prezzo della carta di buona qualità fu superiore al costo della stampa; in periodi di stasi economica gli editori utilizzavano carte scadenti; ciò consentiva loro, insieme alla produzione di libri di piccolo formato (tascabili), già editati da Manuzio all’inizio del Cinquecento, di diminuire i prezzi di vendita.
Solo con la moderna produzione industriale della carta mediante macchine a nastro continuo (fine del secolo XIX) il costo di questa fondamentale materia prima si è abbassato, pur restando sempre elemento di notevole impegno economico.
La vendita di libri in passato si protraeva nel tempo, nonostante le tirature (numero di copie prodotte) fossero limitate a poche centinaia di esemplari. Nel Cinquecento molti stampatori, per sopravvivere, furono costretti a girare di città in città, seguendo le ordinazioni di ecclesiastici, comuni, sovrani, mecenati, ecc.
Quando l’arte tipografica si diffuse, la figura dell’editore-libraio prese a differenziarsi da quella del tipografo-stampatore. I primi assunsero il ruolo di intermediario tra la stamperia e il mercato, preferendo rivolgersi a officine già insediate o anticipare fondi a tipografi di cui conosceva l’abilità, piuttosto che aprire una loro stamperia.
L’esercizio della professione, per la sua importanza culturale e politica, era controllato dalla pubblica autorità, che concedeva privilegi e monopoli alle officine migliori fino a investirle di una certa ‘ufficialità’; peraltro censura e privilegi gravavano sull’operato degli editori: ciò spiega l’insorgere di edizioni ‘pirata’.
I tipografi, pur essendo degli artigiani, di fatto acquisivano una sufficiente conoscenza della scrittura, erano in possesso di strumenti di valutazione razionali ed estetici; perciò erano, per i tempi, degli ‘intellettuali’. Il tipografo colto spesso diventava un abile gestore delle proprie attività editoriali: basta pensare a A. Manuzio (1449-1515), a C. Plantin (1520-1589), a L. Elzevier (1546-1617), i quali costituirono poli culturali di grande interesse intorno alle loro tipografie.
Ben presto la mentalità di librai e stampatori si trasforma; cambiano i rapporti tra autori ed editori; la stampa, che aveva goduto di un periodo di grande prosperità, conosce una crisi che impedisce di smaltire il prodotto, di reperire finanziatori e provoca agitazioni tra i lavoranti (che organizzano i primi scioperi documentati); la professione viene irretita da regolamenti sempre più rigidi, soprattutto nel periodo dell’assolutismo monarchico.
In Inghilterra, nel 1710, nuovi statuti, concessi dalla regina Anna, regolano la questione del diritto d’autore sul piano giuridico; il diritto di copia (copyright) risulta accordato all’autore e non più al libraio che ha acquistato il lavoro originale; l’autore fa iscrivere l’opera a suo nome in un apposito registro, ne resta proprietario (paternità dell’opera inalienabile) e ha diritto a essere compensato (Diritto e comunicazione. B. Diritto d’autore). In precedenza l’autore, se non abbiente (caso raro), era costretto a ricorrere a qualche mecenate che pagasse le pubblicazioni. Sovente gli autori finiscono con il far parte della struttura editoriale come collaboratori, ma anche come redattori e correttori, creando le premesse per uno sviluppo che interesserà, nel secolo seguente, soprattutto i giornali. Si estende nuovamente il commercio librario, la società apprezza le belle edizioni; ciò spinge gli editori a migliorare la presentazione del libro. In tutta Europa gli incisori di caratteri studiano e realizzano nuovi tipi di alfabeti (Baskerville, Bodoni, Didot).
Con il Settecento e il periodo illuminista gli editori e la stampa riprendono l’antica forza e importanza; sono gli anni (1751-1772) in cui nasce l’Encyclopédie di Diderot e in tutta Europa si fondano nuove officine tipografiche che editano non solo libri, ma anche un nuovo genere: i giornali, che di solito si pubblicano con periodicità settimanale.
L’Ottocento è caratterizzato dal declino della tipografia intesa come ‘arte’; in Italia permane tuttavia l’influenza dell’eccezionale contributo di Giambattista Bodoni (1740-1813). Nella seconda metà del secolo aumenta la richiesta di edizioni per la classe emergente, la borghesia, e di prodotti economici per i ceti in emancipazione (e. popolare): ciò conduce al superamento della crisi di mercato connessa alla caduta dell’aristocrazia. L’avvento della litografia (scoperta da Alois Senefelder sul finire del Settecento), che consente di illustrare economicamente i testi, in monocromia e anche a colori, porta a un nuovo, grande interesse per la stampa.
Nel vivo del Risorgimento e dopo l’unità d’Italia il commercio librario assume speditezza e si editano giornali e periodici politici e satirici, oltre a libri e collane popolari, la cui diffusione è merito anche delle prime campagne contro l’analfabetismo. Restano famose le iniziative di e. popolare; si improvvisano pubblicazioni che affascinano il pubblico (romanzi, opere a dispense, ecc.); si tentano esperimenti editoriali eclettici, spesso con risultati poco fruibili: caratteri minuscoli, formati piccolissimi per abbattere i costi, collane e opere a dispense interminabili. Dilaga poi il liberty con un’ampia produzione di manifesti litografici; si creano nuovi caratteri e nuove impaginazioni.
Il Novecento è caratterizzato dal Futurismo, che sconvolge per qualche tempo collaudate strutture editoriali; dall’avvento di una tipografia nazionale favorita dal fascismo; da un rinnovato impulso culturale e da un maggiore interesse per l’opera di poeti e romanzieri. Ciò conduce, grazie alle nuove tecnologie meccaniche (rotativa, 1866; linotype, 1886; monotype, 1887), a incrementare la produzione di libri e di stampati in genere; si creano quelle che diventeranno le grandi aziende editoriali contemporanee e nasce l’e. di massa, che si sviluppa in tutta la sua potenzialità nel secondo dopoguerra, grazie alla massiccia scolarizzazione e al boom economico e tecnologico.
Sul piano internazionale, anche in conseguenza dello sviluppo dell’informatizzazione delle attività redazionali e dell’attuale facilità di comunicazioni e di trasporti, si consolidano editrici di grandi dimensioni che spaziano su tutti i mercati.

3. Organizzazione editoriale

Le editrici possiedono le caratteristiche di ogni altra impresa, con i rischi tipici relativi: condizionamenti rispetto ai costi, necessità di produzioni remunerative, tendenza a massimizzare i profitti, ecc. L’identità di un’editrice ‘ideale’ si fonda non tanto sulla produttività, quanto sulla qualità dei prodotti e sullo ‘stile’ che dovrebbe permeare l’intera produzione. Esso emerge dai contenuti, dalla presentazione tecnico-estetica dei prodotti e dal tipo di comunicazione che l’editore attiva con il pubblico.
La struttura di un’editrice si differenzia a seconda delle sue dimensioni e dei programmi editoriali che di conseguenza si impostano. Case piccole e medie, nonostante la struttura quasi artigianale, possono realizzare produzioni di alto livello, affrontando temi specialistici e culturalmente impegnativi, in particolare se animate da persone abili e preparate. Case di maggiori dimensioni, a volte vere multinazionali, estendono le loro attenzioni all’e. di tutti i generi (libri, grandi opere, periodici, giornali, e. multimediale), alla diffusione televisiva di programmi di loro produzione, nonché alla relativa distribuzione commerciale.
Esiste una struttura di base della quale ogni editore deve disporre: un settore editoriale-redazionale, che cura i rapporti con gli autori, segue la disciplina dei diritti e la gestione redazionale; un settore tecnico, che si occupa degli aspetti grafici e della stampa; un settore commerciale, incaricato della promozione e della distribuzione; un settore amministrativo, per la gestione economica. Di norma l’editore fornisce lavoro a un’azienda tipografica che provvede alla stampa e legatura delle opere.
Gli uffici redazionali si possono suddividere in: ufficio iconografico, ufficio revisori, ufficio indici, ufficio programmazione, segreteria editoriale.
L’ufficio iconografico è responsabile della ricerca, ordinazione (ad agenzie specializzate), controllo degli originali fotografici; della perfetta esecuzione di disegni, ecc.; degli adempimenti che derivano dall’impiego di tale materiale, dell’archivio illustrazioni.
L’ufficio revisori effettua il controllo qualitativo dei testi (ortografia, traslitterazioni, traduzioni) con il coordinamento di uffici e persone interessate alle correzioni, nonché il lavoro redazionale. Si può affermare che le redazioni ‘creano’ il libro, nel senso che mettono a punto tutti gli apparati tecnico-editoriali che ne consentono la realizzazione. Il ruolo del redattore assume un rilievo sempre maggiore; è il tramite tra le proposte culturali degli autori e la serie di operazioni che conduce alla produzione dei volumi.
L’ufficio indici produce le varie forme di indicizzazione; è compito di redattori specializzati (operazione sovente non breve, oggi facilitata dal computer).
La segreteria editoriale si occupa di tutti i tipi di corrispondenza, in particolare della richiesta di originali e delle opzioni di titoli pubblicati all’estero, del controllo dell’iter dei libri in esame e in lavorazione.
Altri importanti compiti sono svolti dall’ufficio stampa che ha l’incarico di curare i rapporti con i media, in particolare, con periodici e con rubriche radiotelevisive specializzate.
Oggi molte attività editoriali sono affidate a organizzazioni esterne (service) che in genere operano con elevati livelli qualitativi.

4. E. multimediale

Con l’avvento della tecnologia digitale molte case editrici pubblicano prodotti multimediali; tali case producono, spesso in joint-venture con aziende specialistiche, ‘servizi di informazione’, banche dati, programmi televisivi e per computer, audiovisivi e packages multimediali. Si è sviluppata, così, l’e. ‘elettronica’, che realizza opere su un supporto ottico o magnetico fruibili attraverso computer o lettori specifici.
Tale e. si basa su caratteristiche innovative: la multimedialità, intesa come utilizzazione contemporanea di più linguaggi tra loro integrati, l’ interattività come possibilità dell’utente di interagire sul sistema informativo per determinare un percorso di fruizione ‘personalizzato’, la possibilità di una rapida connessione video/audio con Internet.
Le tecnologie adottate si possono classificare online e on disc. La tecnologia online è nata alla fine degli anni Settanta; è caratterizzata da grande disponibilità di informazioni in tempo reale, ottenute da imponenti banche dati che oggi possono essere consultate via Internet mediante adatti programmi di ricerca ( Browser). I prodotti on disc fanno parte della tecnologia delle memorie ottiche che consentono l’archiviazione, in formato digitale, di dati e immagini su dischi della famiglia CD.
La multimedialità è pertanto un mercato editoriale nuovo, che ha istituito nuove forme di comunicazione; esistono editrici specializzate per la realizzazione di ‘e. avanzata’; si sono diffusi rapidamente prodotti software per l’uso didattico, documentario, di studio, domestico.
Negli ultimi anni è cambiata enormemente anche la figura dell’autore, diventato a volte ‘editore di se stesso’; egli è infatti in grado di produrre a basso costo documenti ben impaginati, illustrati e stampati, seppur in numero limitato di copie, con un semplice computer, un programma di impaginazione, una stampante e uno scanner per l’acquisizione di immagini.
L’insieme di queste componenti si definisce come ‘sistema editoriale da tavolo’ (DTP desktop publishing). Esso ha indubbiamente migliorato la produttività individuale dell’utente esperto e ha avuto gran successo presso giornalisti, scrittori, professionisti e autori in genere.
Per i libri in piccola tiratura l’e. elettronica consente una consistente riduzione di costi, giungendo alla produzione mirata on demand (perché facilmente ristampabile in piccole tirature a richiesta) e non per il magazzino, assai più costosa. I piccoli editori non sarebbero sopravvissuti senza tali nuove possibilità consentite dalla digitalizzazione di testi e immagini (Print on demand).
È così avvenuto un rimescolamento dei ruoli dell’autore, del redattore, dell’illustratore-grafico, che consente a molti editori di curare in proprio redazione, composizione e iconografia (almeno dei lavori più semplici).
In conclusione, l’editore si configura oggi come un ‘imprenditore globale’, inserito in un mercato dove l’informazione è trattata in modo digitale e la tecnologia mette a disposizione una gamma di supporti quanto mai varia, dal libro all’ e-book, dalla carta al DVD.

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Gusmano Alessandro , Editoria, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2020).
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