Flessografia

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È uno dei processi di stampa facenti parte del procedimento rilievografico, ossia del gruppo di processi che utilizzano una forma di stampa nella quale i grafismi (le parti stampanti) sono in rilievo e i contrografismi sono incavati. La f. è diventata il processo più importante in questo gruppo, soppiantando di gran lunga la tipografia. Fino a una ventina d’anni fa il rapporto era l’opposto. La tipografia usa forme di stampa in materiale rigido, normalmente metallico; la f. usa forme in materiale elastico: gomma o fotopolimeri.
Le forme di stampa flessografiche possono essere di tipo originale, ossia generate con processo fotografico (fotopolimeriche) o ottenute per duplicazione (in gomma sintetica). In entrambi i casi esse sono fissate al cilindro porta-forma per mezzo di un nastro biadesivo. Gli inchiostri usati sono del tipo liquido, a base di solventi volatili o a base di acqua.
Il processo flessografico presenta caratteristiche sia della rilievografia, per quanto attiene alla forma di stampa, sia della rotocalco, per la semplicità del sistema di inchiostrazione e per la rapida essiccazione dell’inchiostro.
Per le sue caratteristiche il processo flessografico è particolarmente adatto alla stampa su laminati plastici e laminati metallici: polietilene (PET), poliestere (PE), alluminio e simili.
La crescita molto grande della f. negli ultimi trent’anni è stata parallela all’espansione dell’industria dell’imballaggio flessibile, a sua volta legata all’espansione della grande distribuzione e alla vendita nei supermercati.
La f. è – in concorrenza con la rotocalco – il maggior processo di stampa per quanto riguarda i contenitori del latte, delle bibite, delle borse per la spesa, della carta da regalo e della carta da parati. I suoi punti di forza sono: il costo relativamente basso della forma di stampa, la possibilità di fare il montaggio della forma fuori della macchina di stampa, la facilità e rapidità di cambio lavoro, la possibilità di stampare su supporti molto diversi come spessore e finitura superficiale (cioè anche su supporti ruvidi), l’economicità e semplicità della macchina da stampa, l’uso di inchiostri economici e a rapida essiccazione.
Parallelamente alla sua grandissima espansione la f. è anche cresciuta molto dal punto di vista qualitativo, soprattutto a motivo dei progressi dovuti alle nuove forme fotopolimeriche, all’introduzione di un particolare rullo per il controllo dell’inchiostrazione (denominato rullo anilox), all’utilizzazione della ceramica per la ricopertura del rullo anilox, che ha consentito l’uso della cosiddetta racla ad inclinazione inversa. Questi sviluppi tecnologici le hanno permesso, oltre alla grande crescita nel settore dell’imballaggio, anche di conquistare nuovi mercati nel campo dei giornali quotidiani e della stampa transfer (l’immagine prefabbricata viene pressata a caldo sull’oggetto).
Una particolare applicazione della stampa flessografica merita un cenno a parte. Si tratta del sistema di stampa Cameron®, per la stampa di volumi di qualità medio-bassa. Questo metodo consente di stampare a elevata velocità e in unico giro macchina un intero volume, con collegamento diretto alle linee di confezione. Ciò è possibile in quanto tutte le pagine del volume sono montate su due lunghi nastri flessibili (uno per le pagine della bianca e uno per quelle della volta). Il sistema si presenta molto veloce ed economico, anche per le eventuali ristampe. È una variante del sistema flessografico, in quanto, pur utilizzando una forma flessografica (le pagine sono in fotopolimero), usa un inchiostro grasso, tipo quello tipografico od offset. È un metodo di stampa ideale per l’editoria del tascabile o comunque del libro di medio-bassa qualità con tiratura ragionevolmente elevata.
Le macchine da stampa flessografiche sono sempre di tipo rotativo, ossia alimentate da bobina. Possono essere:
– a elementi stampa indipendenti;
– a tamburo centrale o ‘a satellite’.
Le macchine a elementi separati hanno come vantaggi fondamentali di essere più economiche, più versatili per quanto si riferisce alla stampa in bianca e volta, più agili per il cambio lavoro.
Quelle a tamburo centrale – normalmente a sei colori, contrapposti tre a tre – rappresentano la soluzione migliore per ottenere stampati di qualità, non solo per quanto si riferisce al registro, ma anche alla qualità in genere, perché la forma di stampa ha una striscia di contatto maggiore con il cilindro di pressione (data la grande circonferenza di quest’ultimo) e la tangenza complessiva del nastro è più lunga; tutto ciò consente di mantenere una pressione di stampa più regolare e di ridurre l’ingrossamento e la deformazione dei grafismi. Hanno però un costo maggiore (Stampa. A. tecniche di stampa).

Bibliografia

  • Grafica: scienza, tecnologia e arte della stampa, Antonio Ghiorzo, Milano 1991.
  • Tecnologia grafica, Scuola Grafica San Zeno, Verona 1996.
  • BRUNO Michael H., Pocket pal: a graphic arts production handbook, International Paper, Memphis 1995.
  • PAGE CROUCH J, Flexography primer, Graphic Arts Technical Foundation, Pittsburgh (PA) 1998.
  • ROMANO Frank J., The GATF Encyclopedia of graphic communications, Graphic Arts Technical Foundation, Pittsburgh (PA) 1998.

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Come citare questa voce
Molinari Mario , Flessografia, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2020).
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