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Giorgio de Chirico, Natura morta, Torino a primavera, 1914, Francia, Collezione privata

1. Antefatti

Le prime manifestazioni grafiche del pensiero si classificano come grafemi, pittogrammi, ideogrammi. Con l’invenzione delle lingue fonetiche, codificate in alfabeti, il pensiero ebbe una più precisa traduzione scritta. Anche i supporti ebbero una lunga evoluzione: dai testi dipinti o scritti su legno o su rotoli di papiro (dal sec. XXX a.C. al II d.C.) si passò infatti ai tessuti (lino, seta, ecc.), a quelli riportati su pergamena, ottenuta da pelli di capra e pecora opportunamente lavorate (dal sec. III a.C. al Rinascimento) infine alle scritture su carta (in Occidente dalla fine del sec. XII).
La comunicazione scritta organizzata in testi, e dunque non sporadica, si divide convenzionalmente in due grandi periodi: prima dell’invenzione dei caratteri mobili, e dopo l’invenzione dei medesimi da parte di Johan Gutenberg (circa 1450).
La stampa, intesa come trasferimento iterativo (con un ciclo di operazioni) di segni alfabetici inchiostrati da una matrice (detta forma) a un supporto (di qualunque genere) va distinta dalla tipografia, inventata, o forse solo perfezionata in Occidente, da Gutenberg. In realtà egli ideò e costruì i caratteri tipografici (Carattere da stampa) o tipi, in lega metallica, mettendo a punto un sistema di fusione meccanicamente rapido, con il quale la produzione di singoli caratteri e la seguente composizione (assemblamento dei medesimi in righe e di righe in pagine) dei testi era assai più economica. In precedenza, le matrici o forme da stampa erano incise in legno (Xilografia) o in altri materiali con paziente lavoro, essendo ogni lettera singolarmente riprodotta su un unico supporto, fino a ultimare la pagina. Tali matrici in blocchi incisi sono un’invenzione orientale; già nel sec. XI i Cinesi svilupparono tipi ideografici individuali e mobili. Un esperimento documentato intorno al 1040-1050, dovuto a tal Pi Sheng, impiegò argilla per costruire i tipi. Forme per fondere caratteri furono realizzate in Corea fin dagli inizi del sec. XV.
A Gutenberg si devono certamente il procedimento di fusione dei singoli caratteri in lega di piombo, stagno, antimonio e la messa a punto di un inchiostro oleoso che ben aderisse ai caratteri metallici.
La nuova arte si diffuse rapidamente in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Inghilterra e nel 1539 raggiunse il Nuovo Mondo, a Città del Messico.

2. Definizione e storia

I primi l. (il greco biblos e il latino liber significano entrambi corteccia, scorza d’albero, forse per il fatto che questo fu un materiale scrittorio primordiale) ebbero la forma di volumen, ossia di rotoli (di papiro o di pergamena) avvolti su un’asta (detta umbilicus). La forma attuale del l., il codex, sin dalle origini – che coincidono con la diffusione del Cristianesimo in Europa – era costituito da più fogli piegati nel mezzo, riuniti in quaderni (quattro a quattro) o quinterni (a gruppi di cinque) e quindi cuciti tra loro per ottenere un blocco di fogli ben assemblati. La sostituzione del volumen con il codex fu dovuta probabilmente alla miglior fruibilità dell’ultimo, che occupa meno spazio, si consulta più facilmente e risulta globalmente più robusto. Un’altra ragione va cercata nel diverso tipo di lettura della Bibbia adottata dai Cristiani: per gli Ebrei la Bibbia va letta in forma continua, dall’inizio alla fine (il rotolo ne è lo strumento ‘coerente’); per il Cristiano questa linearità di lettura non è vincolante; al contrario, la sua è una lettura ‘a parte’, che passa liberamente da un libro all’altro del Nuovo e del Vecchio Testamento (solo il codex consente una lettura simile).
I volumi prodotti a stampa in Occidente prima dell’anno 1500 vengono detti incunaboli, ossia ‘l. nella cuna’ o nella culla, appena nati. Nei suoi esordi il l. a stampa non poteva che tentare di riprodurre con mezzi meccanici il manoscritto, a cui succedeva. Il desiderio dei primi tipografi di rispettare la struttura del manoscritto è ben rappresentato dai primi caratteri usati, che imitano nell’aspetto le scritture in uso presso i copisti dell’epoca, poiché i ricchi committenti di l. erano abituati a prodotti di altissima qualità, illustrati con miniature. Il decoro pittorico a mano resterà ancora frequente, nei l. di gran pregio, almeno per cinquant’anni. Fu in Italia che l’incisione xilografica (poi quella calcografica) si sviluppò in modo mirabile alla fine del Quattrocento, con la possibilità di creare edizioni efficacemente illustrate a prezzi assai contenuti rispetto alle precedenti, illustrate a mano.
Nella seconda metà del Quattrocento i maestri tipografi, calati o chiamati dalla Germania, trovarono in Italia un ottimo humus per lo sviluppo della loro arte. Sul finire del secolo le officine tipografiche italiane erano le più numerose e attive, per la quantità di opere stampate, nonché per la qualità delle medesime.
Rapidamente il livre de forme (l. in forme), cioè a stampa, si affermò dappertutto con il favore delle università e degli studenti; infatti offriva indubbi vantaggi, non solo di tipo economico.
L’impatto culturale e sociale del nuovo mezzo di comunicazione fu enorme; si creò un più efficace e rapido modo di organizzare nozioni e notizie; le lingue nazionali, la letteratura, le scienze ne ebbero gran giovamento: basta pensare all’importanza che la stampa ebbe per la diffusione delle Tesi di Martin Lutero e delle teorie copernicane. Naturalmente la pubblicazione di conoscenze si sviluppò insieme alla diffusione di errori, costante assillo di uomini di scienza, di ecclesiastici e di politici di ogni tempo. Dotti umanisti, ecclesiastici e laici, uomini di legge e di scuola commissionarono opere religiose, profane, scolastiche; la stampa rapida ed economica di l. permetteva una propagazione più ampia della cultura e dell’alfabetizzazione. Gli umanisti in particolare diventarono autori, ispiratori e coordinatori di edizioni, correttori di composizioni a stampa, normalmente pubblicate a spese di potenti mecenati.
Il periodo rinascimentale diede al l. vesti sontuose e canoni di classica bellezza, che non mancano anche nelle edizioni di piccolo formato pubblicate, al fine di ridurre i prezzi, da Manuzio (1449-1515) a Venezia e in seguito da Plantin (1520-1589) ad Anversa.
Nel Cinquecento la cultura si diffonde dunque in modo prodigioso, investendo anche le classi meno agiate; la velocità della comunicazione risulta grandemente aumentata.
Nel Seicento l’arte barocca, nel suo desiderio di novità e nell’eccessivo amore per la forma, si è espressa in manifestazioní alquanto decadenti di ampollosità formale anche nei l., prestando però poca cura agli elementi che fanno del l. un’opera d’arte: caratteri, impaginazione, carta, inchiostri, stampa.
Dall’inizio del Settecento il panorama tipografico muta. Una più intima fusione fra elemento illustrativo ed elemento tipografico dà al l. un’armonia di composizione che si avvale delle tecniche illustrative dell’acquaforte e della calcografia più raffinate. Il l. torna a eccellere per l’eleganza della veste; maggior cura si pone nella scelta delle carte, i formati sono ampi, con larghi margini, più rotondi e spaziati i caratteri. La ricerca di eleganza per la pagina stampata porta l’incisione a far parte integrante della sua architettura: cornici, fregi, capilettera, testate e finalini assumono una finezza e un’eleganza caratteristica, disegnati e spesso incisi da artisti famosi con impegno pari a quello posto per le vignette e le grandi tavole. Tipografi ed editori assecondano il gusto del pubblico stampando sontuosi frontespizi.
Con il periodo illuminista la stampa riprende l’antica forza e importanza; sono gli anni (1751-1772) in cui si redige e si pubblica l’Encyclopédie di Diderot e in tutta Europa si fondano nuove officine tipografiche che editano non solo l., ma anche un nuovo genere: i giornali, che di solito si pubblicano con periodicità settimanale.
Si estende nuovamente il commercio librario, la società apprezza le belle edizioni; ciò spinge gli editori a migliorare la presentazione del l. In tutta Europa gli incisori di caratteri studiano e realizzano nuovi tipi e alfabeti (Baskerville, Bodoni, Didot). Creazione del neoclassico G. Bodoni è il puro frontespizio tipografico con soli caratteri di grande eleganza, da cui trae effetti di raffinata armonia entro nitide figure geometriche. Continua l’uso di inserire in antiporta un’illustrazione o un ritratto.
Solo alla fine del sec. XIX con la moderna produzione industriale della carta mediante macchine che ne fornivano un nastro continuo (la bobina), il costo della carta diminuì (diminuì però anche la qualità rispetto a quella fatta a mano) con conseguente riduzione dei prezzi dei volumi.
L’Ottocento è caratterizzato dal declino della tipografia intesa come ‘arte’ destinata a una élite; nella seconda metà del secolo infatti aumenta la richiesta di edizioni per la classe emergente, la borghesia, e di l. economici per i ceti in emancipazione (editoria popolare). Ciò conduce al superamento della crisi di mercato connessa alla caduta dell’aristocrazia; l’avvento della litografia (scoperta da Alois Senefelder sul finire del Settecento), che consente di illustrare economicamente i l., in monocromia e anche a colori, porta a un nuovo, grande interesse per la stampa. Famosi molti volumi di editoria popolare e didattica; si realizzano pubblicazioni di grande tiratura che affascinano il pubblico (romanzi, fiabe illustrate, opere a dispense, ecc.); si tentano esperimenti editoriali eclettici, spesso con risultati poco fruibili: caratteri minuscoli, formati piccolissimi, per abbattere i costi, collane e opere interminabili a dispense. Dilaga poi il liberty con la grandiosa produzione libraria in litografia a colori; si creano nuovi caratteri e nuove impaginazioni.
Nel Novecento il Futurismo sconvolge – per qualche tempo – collaudate strutture editoriali, con la sperimentazione di composizioni assai ardite, impaginazioni e legature fantasiose e talora industrialmente improponibili. L’avvento di una tipografia nazionale (favorita dal fascismo, non priva di originali e validi interpreti, soprattutto nell’iconografia libraria), la scuola dell’obbligo e la conseguente alfabetizzazione di massa, un certo impulso culturale fanno crescere la richiesta di volumi, soprattutto delle opere di poeti e romanzieri. Ciò conduce, insieme alle tecnologie meccaniche ormai largamente impiegate (linotype, monotype: stampa rotativa da bobina), a un incremento della produzione di l. e di stampati in genere; nasce l’editoria di massa, che si sviluppa in tutta la sua potenzialità nel secondo dopoguerra grazie al boom economico e tecnologico.

3. Tipologie

Il l. è un importante strumento di cultura e di informazione; la sua diffusione non si è mai arrestata, sia per il continuo rinnovarsi dei contenuti, sia per la versatilità, la maneggevolezza, la durata nel tempo dei volumi, sia per il costo relativamente basso. Il l. concede al suo utente una fruizione creativa e libera, lascia infatti ampi margini alla riflessione, all’approfondimento pacato, alla fantasia.
Componente intrinseco del l. è il messaggio proposto, il contenuto, la comunicazione effettuata suo tramite. Componente estrinseco è invece l’aspetto oggettivo, tipico, caratteristico e ripetibile dello stampato, che si materializza attraverso la progettazione grafica, attività di carattere estetico-tecnico con la quale i vari componenti del l. vengono coordinati al fine di realizzarlo. (Composizione grafica; Impaginazione)
Si è soliti classificare i l. in base a una valutazione empirica delle loro finalità più immediate e appariscenti. Si definiscono così funzionali i l. la cui lettura o consultazione ha uno scopo preciso; sono invece detti di editoria varia, per esclusione, i l. per i quali la lettura è, almeno in parte, fine a se stessa.
In particolare sono l. funzionali le edizioni di consultazione (enciclopedie, dizionari, vocabolari, guide e simili); le edizioni didattiche (l. scolastici per ogni ordine e classe); le edizioni scientifiche e tecniche (l. di approfondimento, la manualistica). Sono l. non funzionali l’editoria varia d’intrattenimento (narrativa, saggistica, teatro, poesia, storia, documentaria in genere); le edizioni d’arte, i l.-oggetto, i volumi, cioé, che si distinguono per l’accuratezza della realizzazione e la scelta dei materiali.
Per ciascun livello di costo e di prodotti si è ormai consolidata una specifica veste editoriale, che va dal volume di formato medio-grande, ben legato, tipico di enciclopedie e di l. di pregio, al tascabile in brossura incollata, destinato a rapido logorio.
È cambiato il consumo librario, con i mutamenti economico-sociali, le sollecitazioni del mondo del lavoro e delle professioni, che hanno spostato l’asse dell’intervento editoriale dall’area letteraria in genere alla manualistica e alla saggistica. È cambiato il pubblico, nel senso che sono diminuiti i lettori forti e sono aumentati i lettori occasionali; in generale la narrativa perde quote di mercato a vantaggio della saggistica e della manualistica. A un aumento dei titoli corrisponde una diminuzione costante delle tirature per titolo. Nel gigantesco ‘ingorgo’ della comunicazione del mondo contemporaneo, informazioni e documenti sono disseminati in mille rivoli; la loro facile reperibilità, non è però garanzia di un’idonea, intelligente, seria utilizzazione.

4. L. funzionali

I l. scolastici, l. funzionali per antonomasia, hanno una operatività precisa e si caratterizzano per l’elaborazione didattica del loro contenuto. Sono molto articolati nella struttura, curati nella fruibilità, ricchi di materiali, schede e artifici didattici, spesso ben illustrati, essendo ormai chiaro il ruolo educativo dell’immagine. È un dato accertato che per molti i testi scolastici costituiscono l’unica occasione di contatto ‘significativo’ con il l.
In espansione, in questi ultimi anni, è il settore della para-scolastica che raggruppa volumi che, sotto forma di exercise-book, presentano strumenti di completamento e approfondimento didattici. Sono volumi ricchi di iconografia e hanno un percorso di progettazione e di produzione piuttosto complesso.
Grande spazio fra i l. funzionali hanno i volumi di consultazione, che costituiscono vere sintesi della conoscenza; ne fanno parte enciclopedie, dizionari, vocabolari, manuali, repertori e codici giuridici, guide di ogni genere. Accanto alle enciclopedie generali trovano spazio le enciclopedie monografiche, impostate sui contenuti di una precisa disciplina. Fra i l. di consultazione troviamo anche i codici giuridici, i manuali di specializzazione professionale, le Sacre Scritture, gli atlanti di ogni genere e le guide turistiche.
Sempre d’attualità il vocabolario, insieme dei termini o lemmi che costituiscono una lingua; i dizionari, che esplicitano i contenuti dei vocabolari, talora organizzandoli in modo autonomo (per es. dizionario dei sinonimi e contrari; dizionario analogico che costruisce corrispondenze attraverso parole-guida), talora con apparati specialistici (dizionario di botanica, di chimica, ecc.).
Funzionali sono tutti i volumi scientifici e tecnici impiegati in università, per scopi di documentazione e di studio; nella pratica professionale, nell’aggiornamento tecnico, nella ricerca scientifica.
Riscoprire il gusto del far da sé, è alla base dello straordinario successo della manualistica. Le relative edizioni si pongono come una sorta di divulgazione monografica più del fare che del sapere; esse infatti si limitano a descrivere le attività che insegnano e le illustrano affinché il lettoresi faccia protagonista.

5. Editoria varia

Appartengono a questo genere tutti i l. non funzionali la cui lettura è, almeno in parte, fine a se stessa; vengono anche infelicemente detti l. d’intrattenimento. Si va dalla narrativa alla poesia, dalla filosofia ai viaggi; vi si possono trovare volumi di scienze e storia (saggi) e l. di documentazione che trattano di arti varie e di architettura. Tale settore occupa oggi circa il 70% della produzione italiana.

5.1. Saggistica.
Le edizioni di saggistica, sebbene siano sovente funzionali per motivi di studio e approfondimento, sono considerate editoria varia. La produzione editoriale di saggistica e di letteratura si può dividere in:
classici della poesia, della letteratura, del teatro, della scienza: si pubblicano con continuità, non si vendono in modo rapido, ma sono una sicura fonte di reddito, specie se il prodotto si presenta graficamente ben strutturato. Per il suo contenuto questo tipo di l. viene venduto stabilmente anche nel tempo (per questo è detto l. di fondo). Le vendite possono presentare un’impennata iniziale a cui fa seguito un calo delle vendite che però non vede mai esaurirsi la domanda che tende a stabilizzarsi. Il l. si trasforma da ‘l. d’effetto’ a best seller e poi in ‘classico’ o stady seller editato senza interruzioni.
Attualmente pochissimi l. hanno vita lunga; per la narrativa si può affermare che su cento volumi pubblicati, solo 10 destano ancora interesse a un solo anno dalla data di pubblicazione, mentre a dieci anni di distanza il loro numero si riduce a uno solo.
opere varie d’intrattenimento: romanzi, generi polizieschi, fanta e para- scientifici, rosa. La letteratura d’evasione si avvale della capillare distribuzione in edicole e supermercati, si avvantaggia di costi bassissimi e può contare su un pubblico assai sensibile alle lusinghe della moda e all’interazione tra l. e televisione, non ultima fonte di interesse per il settore cui tale editoria si rivolge. Tali l., detti d’effetto, presentano assai raramente necessità di ristampa, perché esauriscono in breve tempo la loro funzione. Trattano argomenti di attualità che interessano per breve periodo oppure possono essere scritti da personaggi ‘alla moda’ o che appaiono in televisione.
Fanno parte di questo gruppo il cosiddetto instant book, l. di effimera durata e il fast book, di banale consumo, da divorare e gettare. Tali edizioni presentano contenuti d’evasione o di curiosità.

5.2. L.-oggetto.
Appartiene a questa categoria il l. che ben figura per formato, legatura, scelta della carta, impaginazione, stampa. Tali edizioni pur non rispondendo a un consumo di massa sono di corrente commercio.
La specie più nota è rappresentata dai cosiddetti l. d’arte che trattano argomenti di belle arti, arti minori e collezionismo. Molta importanza acquista la scelta dell’iconografica dell’opera; le illustrazioni sono realizzate con ottime tecniche di stampa, su supporti cartacei di qualità. Le edizioni d’arte sono strutturate in modo da rendere al meglio la documentazione iconografica presente nel volume. Così le illustrazioni, nelle edizioni di pregio, possono essere realizzate separatamente e singolarmente, ai fini di un’assoluta garanzia di fedeltà riproduttiva.
I l. di pregio rappresentano opere di grande valore tecnico-artistico. Nelle edizioni di questo tipo si tende a valorizzare al massimo la qualità dei materiali impiegati; il contenuto del l. vincola il formato del l., la legatura; in molti casi vengono numerati e rilegati a mano. La stampa avviene con tecniche artigianali e artistiche, su carta a mano di pura cellulosa, per evitare l’ingiallimento delle pagine.
Un genere a parte è rappresentato dai cosiddetti reprint, ossia ristampe anastatiche o facsimili di originali di cui esistono poche copie. Tali l. sono realizzati talora con grande precisione, per imitare in tutto gli originali; in alcuni casi sono molto costosi a causa dei materiali impiegati e delle legature che imitano alla perfezione celebri volumi.

5.3. L. per bambini, ragazzi, giovani.
Un’importante categoria di l., funzionali nel momento della fruizione, ma altrimenti non attribuibili che all’editoria varia, è rappresentata dai cosiddetti l. per ragazzi. Si parte dai l.-giocattolo destinati all’infanzia e dai l. di lettura amena per differenziare le età dei fruitori e gli scopi della produzione. Troviamo l.-gioco per l’infanzia, l. di prelettura e di prima lettura per ragazzi.
Addirittura per i primi anni d’età sono stati realizzati dei giocattoli a forma di l., poche pagine che il bambino può mordicchiare e ‘sfogliare’. In seguito egli troverà oggetti che sempre di più si avvicinano al l.; si tratta di volumi fustellati che permettono di giocare stimolando la fantasia alla ricerca di nuove storie; poco il testo, grande l’apparato iconografico-grafico; i piccoli lettori sono affascinati da l.-gioco tridimensionali, l. ‘animati’ (pop-up book) con castelli, boschi, grattacieli, animali che, come per magia, nascono dalle pagine, davanti ai loro occhi. Spesso i volumetti sono corredati da cassette musicali, circuiteria elettronica che genera musichette mentre si sfogliano le pagine, videocassette e CD-Rom.
I l. di avviamento alla lettura sono caratterizzati da una formula pedagogico-educativa che suggerisce futuri approfondimenti di interesse; per i ragazzi oltre i dieci anni troviamo pubblicazioni a carattere scientifico-divulgativo.
Il mercato per ragazzi è sostanzialmente dominato dalla narrativa (fiabe, racconti, romanzi e opere di fiction) cui si aggiungono l. sulla natura, la scienza, la storia e i giochi. Tale ricchezza di titoli non comporta però maggiori acquisti, perché i videogiochi hanno ora conquistato il mercato.
Il ‘fumetto’, editato in forma di l., è uno dei prodotti per ragazzi che ha più successo, grazie all’interazione tra testo e immagine, che facilita la comprensione; sono rappresentate vicende divertenti, il linguaggio è semplice e allegro, grazie alle numerose forme onomatopeiche utilizzate e alla correlazione di disegni sempre molto espressivi.
Si notano infine tre generi di l., destinati ai giovani, che si affiancano ai testi scolastici: la letteratura giovanile d’evasione; la saggistica scientifica e storica; la letteratura ‘impegnata’. La letteratura giovanile d’evasione comprende, oltre al fumetto, romanzi di fantasia, racconti di fantascienza. Nella saggistica scientifica e storica vengono proposti testi a carattere didascalico-divulgativo; si trattano fenomeni naturali, figure e avvenimenti di tutti i tempi e di tutti i popoli. Nella letteratura impegnata si presentano argomenti di attualità storico-politico-filosofica.

6. Il l. programmato

La programmazione consiste in un insieme di decisioni aziendali che intendono far aderire il programma editoriale alla realtà di mercato, individuata con ricerche appropriate. Tutti i l. si prestano a essere programmati, tuttavia la programmazione migliore si verifica con i l. scolastici e con le pubblicazioni a dispense, perché i volumi sono diffusi in ambienti di cui si conoscono bene le esigenze.
Chi pubblica un l. non può prevedere con certezza quale accoglienza esso avrà; si ricorre perciò a inchieste e sondaggi per capire le attese del pubblico, e ad attività di promozione, per sostenere le vendite. In questo modo però, si rischia di preparare un certo mercato per altri che inseriscono loro prodotti nella favorevole situazione creatasi. Altro esempio di edizione programmata può essere quella che avviene tramite una ‘prenotazione di vendita’ che permette di stabilire esattamente la consistenza del mercato. Tuttavia ciò accade per rare edizioni che si collocano nel campo dell’editoria d’arte.
Vi è poi una specie di programmazione che produce per il magazzino, basata su stock librari venduti al miglior offerente. Tale situazione interessa alcune editrici, che collocano volumi prodotti in Paesi in cui il costo del lavoro è più basso del mercato europeo, inserendoli in collane di ‘book club’ o nel circuito dei recuperi (remainders’ book).
La collana è, per definizione, una serie programmata di volumi, pubblicati nella stessa veste, il cui contenuto è costituito da opere scelte secondo precisi criteri. Il filo che unisce tutte le ‘perle’ della collana è rappresentato dall’uniformità della veste grafica, ossia dall’omogeneità degli elementi che compongono testi, pagine, illustrazioni e copertine. Un ruolo molto importante è rappresentato dalla progettazione grafica della copertina che, attraverso l’uso di simboli e immagini, deve attrarre il lettore stimolandone l’interesse e, nel contempo, connotare una specifica iniziativa editoriale.
In passato le collane si riferivano ad argomenti ben precisi dello scibile; oggi non è raro trovare accorpati argomenti diversi. I generi più trattati sono: narrativa, saggistica, poesia, viaggi e manualistica.
Le collane presentano notevoli vantaggi sia per l’editore che per il fruitore; quest’ultimo si trova già pronto il frutto di una ricerca bibliografica volta a selezionare per affinità i volumi. L’editore ha facilità di gestione e di produzione, avendo un unico progetto grafico e le stesse variabili editoriali per tutta una serie di volumi.

7. Struttura estrinseca del l.

La descrizione dei componenti estrinsechi del l. si limita agli aspetti più significativi.

7.1. Formati, supporti.
Il formato è dato dalle dimensioni, dall’ingombro visivo del l.; la scelta di un determinato formato condiziona il modo di essere di altri elementi strutturali (caratteri, immagini, ecc.), l’impegno economico dell’editore e soprattutto la fruizione dei volumi. Già dalla classicità si sono ricercate leggi matematiche per definire rapporti dimensionali (base e altezza) adatti alle esigenze estetiche e di fruizione.
Supporto è qualsiasi materiale atto a ricevere la stampa: carta, cartone, tela, plastiche, legno, metallo, pelli, ecc.; determina la durata nel tempo dei volumi. La carta rappresenta il supporto per eccellenza e il più usato per i l.; le varietà e i tipi dipendono dal sistema di fabbricazione, dalle materie prime usate, dalla levigatezza (patinatura), dallo spessore e dal peso. L’offerta è molto diversificata, ciò permette di operare scelte mirate a ottenere il massimo risultato qualitativo nella stampa e nella fruibilità finale.

7.2. Caratteri tipografici.
Il carattere da stampa rappresenta l’entità compositiva più funzionale alla fruizione e anche all’armonia grafica con i contenuti e il periodo artistico di un’edizione. Nasce dal disegno imitativo di lettere manoscritte, segue un lento assestamento formale, assume quindi forme più aderenti all’arte e alle necessità funzionali per cui è impiegato.
Mezzo secolo dopo la morte di Gutenberg si affermano due tendenze: caratteri gotici e latini. Il carattere latino si impose sul gotico per varie ragioni, prima fra tutte la coerenza con i princìpi dell’Umanesimo, che vedevano nel carattere latino (detto anche littera antiqua o romana) il mezzo ideale per la trasmissione dei testi antichi.
La scelta del carattere tiene conto della preparazione e dell’età del lettore; in particolare il corpo del carattere deve garantire una buona leggibilità. Allo scopo di favorirne la leggibilità, i caratteri sono spesso aggraziati e ornati, la ‘giustezza’ (lunghezza) delle righe di composizione è ridotta, l’avvicinamento tra i caratteri e l’interlinea sono abbondanti.

7.3. Impaginazione.
Altra importante variabile delle pubblicazioni è l’impaginazione, che rappresenta la principale struttura grafica dello stampato e, in particolare, la sistemazione formale del contenuto. Attraverso un lento ma continuo approfondimento, la collocazione degli elementi grafici nella pagina ha assunto forme ben caratterizzate alle quali studiosi e grafici apportano un contributo di ricerca e di opere.

7.4. Iconografia libraria.
Tra testo propriamente detto e iconografia esiste una gamma di grafismi che hanno una loro autonomia come, per esempio, il complesso degli elementi grafici che costituiscono la paraiconografia (fregi, simboli grafici, tratteggi). In contrapposizione al messaggio verbale o scritto, il linguaggio iconografico è prevalentemente simultaneo, istantaneo. La comunicazione con il linguaggio iconografico, spesso assai complessa, richiede tempi minimi per la lettura.
Parallelamente all’evoluzione della stampa si sono sviluppate nel corso del tempo tecniche illustratorie della più varia provenienza: fin dal Quattrocento la xilografia, dal Cinquecento la calcografia in varie maniere, dall’Ottocento la litografia. Dalla fine del secolo scorso la fotografia, tramite le tecniche di retinatura (fotoincisione, fotolitografia, retinatura laser) domina largamente l’iconografia editoriale (Retino; Fotocomposizione; Fotogiornalismo).

7.5. Legatura.
L’ultima operazione necessaria per rendere il l. fruibile è la legatura. La sua storia è ricca di esempi e di tecniche volte a fare del l. un oggetto estetico e funzionale a un tempo. La legatura nasce verso il V secolo, con i codici in pergamena racchiusi fra due assicelle rivestite con stoffe o pelli pregiate, legate da nastri, rinforzate con borchie di metallo; nel tardo Medioevo, con la diffusione della carta, le tavolette di legno sono sostituite da fogli di cartone rivestito di pelle.
La legatura classica si dice incartonata in quanto le corde della cucitura del blocco-l. sono inserite nei cartoni che formano i due quadranti della coperta, che può essere interamente rivestita in pelle, in pergamena, più recentemente in tela o altri tessuti. Attualmente essa viene adottata per l. da biblioteca, per opere destinate a uso liturgico e per edizioni da bibliofili, dato il costo della lavorazione.
Nell’Ottocento alla legatura artistica si sostituisce quella industriale, più economica, come la brossura o l’incassatura. La legatura in brossura permette di produrre l. economici, essendo la copertina costituita da un semplice foglio di cartoncino incollato direttamente sul dorso del volume. La legatura a incassatura viene allestita in due parti distinte: il blocco-l. (cucito a parte) e la copertina. Quando il corpo del l. è ultimato e la coperta completata (anche nella sua decorazione), si effettua l’assemblaggio del l., mediante l’incollatura di due cartoncini o sguardie alle pareti interne della coperta stessa e al blocco-l., il cui dorso resta indipendente dalla cucitura.

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Gusmano Alessandro , Libro, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2020).
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