Cavo

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Autore: Franco Lever
Fascio di cavi
Per c. s’intende, nella tecologia della comunicazione, un elemento filiforme, molto vario quanto a spessore, composizione e lunghezza, che consente alla corrente elettrica di passare da un punto all’altro di un circuito. Le due estremità sono attestate in modo stabile a punti specifici del circuito, oppure possono essere collegate a connettori liberi, per renderne possibile l’inserimento in determinate prese.
Il passaggio del segnale elettrico avviene fondamentalmente per due scopi: per trasferire energia o per portare informazione. Nel primo caso la quantità di corrente – in termini di Volt e di Ampère – è sempre elevata; quando invece l’elettricità è utilizzata come supporto all’informazione, la sua energia può essere debole, se non addirittura debolissima.
Un buon c. deve offrire la minima resistenza all’energia che lo percorre, impedire che essa si disperda o che possa nuocere all’operatore che lo manipola e proteggere le caratteristiche della corrente da eventuali disturbi esterni.
Quando il c. è destinato al trasporto di energia elettrica, è costituito dal conduttore vero e proprio (si impiegano metalli ad alta conduttività, come il rame o l’alluminio; per renderlo flessibile lo si costruisce utilizzando tanti fili sottili), da una guaina isolante che avvolge il conduttore (tanto più spessa ed efficiente, quanto più alto è il voltaggio previsto), e poi, eventualmente, da ulteriori protezioni e rinforzi, secondo l’ambiente in cui il c. sarà impiegato. La qualità del conduttore e il modo in cui è costruito garantiscono la conduttività, la guaina isolante riduce la dispersione e i rischi; non è previsto uno schermo contro disturbi provenienti dall’esterno, perché questi ultimi, in rapporto alla corrente utilizzata, non sono tali da modificarla significativamente.
Lo speciale schermo protettivo diventa invece decisivo per il c. destinato al trasporto d’informazione, perché in questo caso la tensione e l’intensità della corrente sono molto basse e possono essere facilmente modificate dai campi elettromagnetici attraversati (per questo è buona norma non fare mai correre vicini c. che portano energia e c. destinati a trasportare segnali). Dal punto di vista costruttivo questo tipo di c. prevede un conduttore a bassissima resistenza, coperto dalla solita guaina; quindi ambedue sono avvolti da uno schermo continuo (un sottile foglio metallico oppure una stretta maglia di fili di rame); infine c’è un’altra guaina esterna protettiva. Secondo le esigenze, un’unica guaina esterna può contenere più c. schermati.
Si utilizza un c. speciale, detto c. coassiale, quando la frequenza delle correnti utilizzate è molto elevata (il segnale televisivo, ad esempio, proveniente da una telecamera o da un’antenna): gli elementi costruttivi sono gli stessi di prima, ma il conduttore (sempre uno solo per c.), la guaina isolante interna e lo schermo devono avere caratteristiche ben definite, sono uno concentrico all’altro e l’insieme garantisce precisi livelli d’impedenza.
Nel caso della rete telefonica tradizionale, si usano coppie di c. non schermati (il cosiddetto ‘doppino’). Lo schermo non è necessario, perché la corrente elettrica usata dal telefono è già abbastanza elevata, tanto da rendere poco significativi i normali disturbi esterni.
L’introduzione della tecnologia digitale ha portato grandi novità non solo per quanto riguarda le macchine, ma anche a livello di distribuzione dei segnali via c. Ora si riescono a sfruttare molto meglio le reti esistenti codificando in modo opportuno il segnale e ottenendo così una resa assai più elevata: là dove passava un solo segnale telefonico ora ne transitano molti, a velocità assai più elevata (ISDN; ADSL); ma con il codice digitale si possono utilizzare conduttori completamente nuovi, come la fibra ottica, un c. di vetro, attraverso il quale già nel 1985 si era in grado di far passare 300.000 telefonate simultanee oppure 200 segnali televisivi ad alta risoluzione.
Dalla metà del secolo scorso i c. utilizzati per trasmettere informazioni sono andati formando una rete sempre più fitta. Sono indicative alcune date: il primo c. sottomarino per il collegamento telegrafico tra Londra e Parigi cominciò a funzionare nel 1851, mentre il primo c. transatlantico, dopo vari tentativi falliti, venne posato sul fondo dell’Oceano Atlantico – tra l’Irlanda e gli USA – nel 1866; nel 1902 venne stabilito il collegamento telegrafico tra Vancouver (Canada) e Brisbane (Australia). Il primo c. telefonico sottomarino attraverso la Manica venne posato nel 1891; soltanto nel 1956, invece, fu realizzato il collegamento tra l’Europa e l’America (data la distanza, oltre al cavo bisognò approntare una serie di speciali amplificatori che lungo la linea mantenessero alto il livello del segnale): disponeva di 24 canali in grado di funzionare contemporaneamente (prima si usavano ponti radio: il cavo garantiva una comunicazione meno disturbata di quanto non fossero i collegamenti radiofonici e più rispettosa della privacy). Sul finire degli anni Ottanta il collegamento sottomarino tra Europa, USA e Giappone è stato realizzato in fibra ottica, con la possibilità di 40.000 conversazioni simultanee.
Molti Stati hanno già in funzione nuovi tipi di collegamenti, organizzati con c. a fibra ottica e segnali digitali; e altri miglioramenti si annunciano, potenti e sicuri, perché sfruttano le possibilità offerte dall’integrazione del sistema satellitare, delle reti via c. tradizionali e a fibre ottiche e dei ponti a microonde, con forme di codificazione del segnale sempre più efficaci.

F. Lever

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Note

Come citare questa voce
Lever Franco , Cavo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (21/10/2020).
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