MiniDisc

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Autore: Franco Lever
Sistema di registrazione audio su disco magneto-ottico, proposto dalla Sony nel gennaio 1992.
La tecnologia, che a partire dagli anni Ottanta ha creato la grande famiglia dei CD, viene applicata alla registrazione del suono, con lo scopo di offrire un prodotto capace di sostituire – a un livello di maggiore qualità – la classica cassetta ( Registratore audio).
Il disco utilizzato, per molti aspetti, è analogo al CD, ma è più piccolo (6,4 cm contro 12), è custodito in un ‘guscio’ simile a quello che protegge i floppy disk, offre fino a 74 minuti di ascolto stereo al massimo della qualità. Il relativo ‘giradischi’ esiste in due versioni: il modello portatile, il più diffuso, è molto piccolo, funziona a batterie, legge dischi già pre-registrati, registra lui stesso su dischi appositi, sopporta egregiamente sobbalzi e vibrazioni. Il modello da tavolo ha caratteristiche più adatte all’uso domestico o professionale.
Le specifiche tecniche dello standard m. dipendono dai protocolli del CD audio (Red Book), del CD-ROM (Yellow Book) e dei CD-MO (Orange Book): non è per caso quindi che esse siano raccolte nel Rainbow Book, il libro arcobaleno.
A parte la qualità audio, tre sono le novità maggiori del m.: non legge soltanto, ma registra; pur essendo grande quanto un quarto di CD, assicura la stessa durata; è insensibile alle vibrazioni e ai colpi. Per quanto riguarda la sua capacità di registrare, si tratta di una semplice acquisizione della tecnologia magneto-ottica propria dei CD-MO. La durata di 74 minuti di hi-fi, nonostante la miniaturizzazione, è frutto di un approfondito studio psico-acustico dell’udito umano. In concreto, alla qualità audio del normale CD sono state sottratte tutte e soltanto le informazioni che servono a codificare suoni che poi l’orecchio umano non è in grado di distinguere: non tenendone conto, si risparmiano tre dati su quattro, senza perdere qualità. L’insensibilità ai colpi è invece ottenuta grazie a due scelte: è stata mantenuta la stessa velocità di lettura del CD (cinque volte più elevata di quanto sarebbe necessario) ed è stata aumentata la capacità di memoria del buffer (la memoria di lavoro). Il laser legge i dati sul dischetto e li invia alla memoria; questa li conserva e li fornisce al convertitore digitale/analogico per generare il suono. La lettura è cinque volte più veloce della conversione ed è quindi sufficiente che il laser funzioni a intermittenza, per mantenere piena la memoria di lavoro. Poichè passano alcuni secondi prima che la memoria si svuoti completamente, se il laser, a causa di urti o di vibrazioni, perde la traccia, dispone comunque del tempo necessario per riprendere a leggere, senza che la musica cessi di suonare.
Il m., pensato per il mercato amatoriale, non ha raggiunto immediatamente il successo sperato. Piace però al professionista e guadagna sempre più attenzione nel campo della registrazione dati (ad esempio, viene proposto come scelta alternativa rispetto agli hard disk rimovibili). La tecnologia è in pieno sviluppo e imminente sembra ormai il giorno dell’impiego di questo disco – portato allo standard DVD ( CD) – nella videoregistrazione amatoriale e professionale.

Bibliografia

  • BAERT Luc, Digital audio and compact disc technology, Focal Press, Oxford 1995.
  • MAES Jan, The minidisc, Focal Press, Oxford 1996.

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Note

Come citare questa voce
Lever Franco , MiniDisc, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (05/12/2021).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
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