Proiettore

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Autore: Natale Zanni
Al lavoro con un episcopio
È uno strumento che permette di visualizzare su uno schermo più o meno grande delle immagini fisse o in movimento riportate su supporti trasparenti (ma, come vedremo, anche su supporti opachi). È molto diffuso negli ambienti formativi e in quelli dello spettacolo. Attualmente sul mercato esiste una varietà molto ampia di p., con costi e caratteristiche diversificate.
Nella famiglia dei p. si potrebbero anche collocare gli episcopi (o epidiascopi), che pur essendo in parte diversi nella struttura hanno in comune la proiezione dell’immagine più o meno ingrandita su di uno schermo. Essi visualizzano per riflessione l’immagine di supporti opachi: fogli, pagine di libri, immagini o anche oggetti tridimensionali, se non sono molto spessi. Il loro principio di funzionamento consiste nell’illuminare un oggetto con una sorgente di luce posta sopra di esso, riflettere poi l’immagine riprodotta, per mezzo di uno specchio, in un sistema ottico e proiettarla, opportunamente ingrandita, su uno schermo. Il primo episcopio, come noi oggi lo concepiamo, fu realizzato – per quanto si conosce – in Germania da E. J. Krüss nel 1865. Non lo si può definire uno strumento molto versatile: ha un rendimento luminoso piuttosto basso; necessita infatti di una sorgente luminosa potente e di un sistema di raffreddamento efficace, in modo che non vengano danneggiati gli oggetti che si vogliono proiettare; inoltre, per avere una buona visione, l’ambiente deve essere ben oscurato. Gli evidenti limiti lo hanno posto in disuso.
Il termine p. viene oggi riservato ad apparecchi che proiettano su di uno schermo immagini fisse o in movimento, a partire da supporti trasparenti (diapositive, film) oppure, oggi sempre più spesso, dal segnale proveniente da un computer. Il p. di diapositive (o diascopio) è uno di questi apparecchi. A differenza dell’episcopio, esso proietta per trasparenza e non per riflessione, con una conseguente resa visiva molto migliore. Il principio di funzionamento era già conosciuto nell’antichità: allora si parlava di ‘lanterna magica’. Le notizie di un diascopio simile a quelli attualmente in uso risalgono al 1646, anno in cui A. Kircher, un religioso gesuita, docente di materie scientifiche nel Collegio Romano, pubblicò i risultati dei suoi esperimenti nel libro Ars magna lucis et umbrae (La grande arte della luce e dell’ombra).
Naturalmente la sorgente luminosa era legata alle possibilità tecnologiche dell’epoca; tuttavia lo strumento di Kircher può essere considerato il prototipo del p. attuale. In questo caso il fascio luminoso prodotto da una sorgente opportuna viene convogliato, attraverso un sistema a specchi e lenti, sulla superficie trasparente da proiettare che può essere una lastra, un preparato microscopico, una diapositiva, una pellicola filmica, un foglio di acetato..., la cui immagine viene quindi ripresa da un sistema ottico che la dirige sullo schermo opportunamente ingrandita. L’immagine da proiettare si trova tra la sorgente luminosa e il sistema ottico ed è attraversata dal fascio luminoso. Essa quindi non solo deve essere trasparente, ma deve essere colorata con sostanze che lascino passare i raggi luminosi; diversamente la riproduzione dell’immagine risulterà poco brillante e praticamente in bianco e nero, senza neppure le sfumature dei grigi.
I p. si sono perfezionati molto con l’evoluzione tecnologica di questi ultimi cinquant’anni. Essendo strumenti che utilizzano sorgenti luminose e sistemi ottici opportuni, dipendono molto dallo sviluppo in questi settori. Oggi, con l’avvento dei registratori televisivi, tali p. hanno perso in parte la loro importanza. Conservano comunque ancora il loro fascino e la bellezza nella riproduzione su grande schermo di particolari e di colori, sia pure sempre legati alla bontà del supporto trasparente proiettato.
Lo sviluppo di sistemi automatici ha perfezionato molto il p. soprattutto nell’uso integrato con altri strumenti; ad esempio il p. di diapositive collegato al registratore per il commento sonoro forma il diatape; vari p. possono essere collegati con un sistema computerizzato per dare vita alla multivision (una visione contemporanea di più diapositive su uno schermo molto grande, opportunamente sincronizzate, con effetti spesso spettacolari, non ottenibili con altre attrezzature).
Oltre al p. per diapositive vanno ricordati i p. per film, anche se oggi, nell’ambiente educativo e in quello amatoriale, il videoregistratore e il videoproiettore hanno tolto loro gran parte dello spazio. Invece in ambito professionale, in particolare nel cinema, queste macchine continuano – per ora – a lavorare. Sono state molto migliorate, non tanto nel settore dell’immagine, quanto invece nella riproduzione del suono, dove raggiungono livelli di altissima qualità (lo spettacolo ne guadagna moltissimo; purtroppo in Italia a questo riguardo non c’è una grande tradizione). Tuttavia non è difficile immaginare che anche per loro, tra non molti anni, si apriranno le porte di un museo o di un magazzino. Già oggi la qualità dei videoproiettori professionali è tale da rendere praticamente indistinguibile la loro immagine da quella di un p. tradizionale; e i prezzi si abbassano progressivamente.
Non è lontano quindi il giorno in cui le sale cinematografiche, dotate di p. digitali, saranno collegate via cavo o via satellite con le case produttrici o con speciali ‘filmoteche’, presso le quali si potrà fare la programmazione via computer, con una duttilità pari a quella del video on demand.

Bibliografia

  • CAMMARATA Manlio, Gli audiovisivi nell’educazione, SEI, Torino 1988.
  • CISCS, Scuola 2000. Insegnare con l’immagine, EDAV, Roma 1994.
  • LAENG Mauro, Sussidi audiovisivi e scuola, La Nuova Italia, Firenze 1980.
  • MARAGLIANO Roberto (ed.), I media e la formazione, NIS, Roma 1994.
  • UNWIND D., Mezzi e metodi. Guida alle tecnologie educative, La Scuola, Brescia 1972.

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Note

Come citare questa voce
Zanni Natale , Proiettore, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/05/2021).
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