Telecamera

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Betacam SP Sony BVV-5
Dispositivo analogo a una cinepresa, salvo che al posto della pellicola ha un componente elettronico il quale, grazie a una complessa circuitazione, è capace di trasformare l’immagine in una successione di segnali elettrici. La t. è dunque costituita da un gruppo ottico (oggi è sempre zoom, con i controlli – manuali e/o automatici – del diaframma e della messa a fuoco), dal sistema di trasduzione dell’energia luminosa in segnale elettrico, dai circuiti di sincronizzazione, di amplificazione e di controllo, dal mirino (un vero e proprio mini-monitor) e dai vari punti di collegamento alle altre macchine e alla sorgente di energia elettrica (batterie o alimentatore).
Il cuore della telecamera è ovviamente il traduttore immagine/segnale elettrico. In parole povere è un minuscolo schermo (target) su cui viene proiettata l’immagine, che è fatta di zone più o meno luminose; questo schermo viene esplorato punto per punto – secondo lo stesso ordine e lo stesso ritmo del pennello di elettroni che agisce all’interno di ogni televisore – in modo tale che là dove trova un punto molto luminoso viene generato un impulso elettrico proporzionalmente forte e là dove c’è un punto nero un segnale debole (tra i due estremi tutti i passaggi intermedi). In questo modo, dell’immagine si è ottenuto un equivalente in segnali elettrici – registrabili, elaborabili, tali da essere trasmessi ovunque – a sua volta riconvertibili in immagine.
Nei primi quarant’anni della televisione questi traduttori luce/elettricità sono stati dei tubi a raggi catodici, sempre piuttosto ingombranti e delicati; da quasi un ventennio sono invece dei circuiti integrati, molto stabili e sicuri oltre che tanto piccoli da consentire una vera e propria miniaturizzazione delle telecamere. Per le riprese in bianco e nero si usa un solo tubo o circuito integrato; nel caso di una telecamera professionale a colori ci sono sempre tre di questi dispositivi, ciascuno destinato a trattare uno dei tre colori con cui la televisione genera tutti gli altri: il rosso, il verde e il blu.
Il segnale televisivo, così prodotto, è inviato al viewfinder (il mirino elettronico), al videoregistratore, ai vari monitor, al mixer video... secondo la situazione in cui si opera. La novità del sistema – continuando il confronto con la cinepresa – è che si ha un controllo in diretta della qualità del risultato della ripresa: vi interviene anzitutto e sempre il cameraman, ma anche il regista e gli addetti al controllo immagine, quando si lavora in uno studio.
La qualità delle telecamere ha avuto un miglioramento progressivo continuo, soprattutto in questi ultimi anni. Per darne un’idea, si consideri che l’immagine di una telecamera amatoriale oggi è più precisa di quella che forniva una telecamera professionale solo dieci o addirittura cinque anni fa, a un costo di gran lunga inferiore. La cinepresa – grazie alla sensibilità e alla definizione della pellicola – continua a dare una qualità di immagine migliore di quella elettronica, ma è utilizzata ormai quasi soltanto per la produzione di film o di documentari particolari: spesso non da sola, ma in abbinamento alla telecamera, proprio per il grande vantaggio che essa offre, il controllo diretto dell’immagine prodotta.

G. F.

Bibliografia

  • COASSIN Gabriele, Tecniche di video intervista e inchiesta con la telecamera, Lupetti, Milano 2010.
  • COASSIN Gabriele, Video digitale. La ripresa, Apogeo, Milano 2007.
  • MAZZOLENI Francesca, Filmare con il telefonino e la telecamera digitale, Dino Audino, Milano 2006.
  • VITIELLO Spartaco, Fare audiovisivo nelle scuole. Un manuale pratico per fare comunicazione scolastica con la telecamera digitale, Dino Audino, Roma 2005.

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Note

Come citare questa voce
Fortunato Giuseppe , Telecamera, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (04/12/2021).
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